RAIMOVIE, 06.30: I figli del deserto

I figli del desertoI FIGLI DEL DESERTO di William A. Seiter. Con Stan Laurel, Oliver Hardy, Mae Busch, Dorothy Christy. USA, 1933. Commedia.

Quinto lungometraggio della coppia Laurel & Hardy, I figli del deserto è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso USA. Stanlio e Ollio sono membri dei Figli del Deserto, una loggia in declino che, nel tentativo di riottenere consensi, invita caldamente tutti i propri affiliati a partecipare al raduno nazionale a Chicago. Lottie e Betty, mogli dei due, hanno però altri progetti, e proibiscono ai due di andare al raduno: con uno stratagemma, Stanlio e Ollio fingono di andare a Honolulu per curare il secondo da una improvvisa “malattia”, mentre si recano in realtà a Chicago. La nave su cui i due in teoria starebbero viaggiando, però, affonda, e Lottie e Betty danno i gaudenti mariti per morti…

Quasi contemporaneamente a Fra Diavolo, il brillante duo Stan “Stanlio” Laurel e Oliver “Ollio” Hardy girò un altro lungometraggio, diventato poi giustamente uno dei più amati e conosciuti della coppia. Il regista William A. Seiter e lo sceneggiatore Byron Morgan (aiutato, quest’ultimo, dal solito Laurel non accreditato, oltre che da Frank Craven e Glen Tyron) pescano dal cappello due precedenti cortometraggi della coppia, Noi sbagliamo di Leo McCarey e La bugia di James W. Horne, e li rielaborano per mettere insieme uno dei lungometraggi più riusciti della lunga serie girata dai due commedianti, una macchina comica inarrestabile che inanella una gag dietro l’altra senza lasciare il minimo respiro. Laurel & Hardy sono al proprio meglio, e portano sullo schermo le versioni più famose e celebri dei rispettivi personaggi, con uno Stanlio al massimo del suo candore infantile e un Ollio che, pur ritenendosi incredibilmente furbo, non supera certo in intelligenza il compagno. Il valore aggiunto è rappresentato qui dalle rispettive mogli, Dorothy Christy per Stanlio e Mae Busch per Ollio, due protagoniste femminili che rappresentano degli antagonisti d’eccezione per i due impacciati e sfortunatissimi consorti. Fra tonnellate di piatti in testa e “brillanti” piani d’evasione, lo scontro fra i sessi si fa da subito il fulcro della vis comica del film, con le due “dispotiche” mogli/madri intente a smascherare le bugie e gli stratagemmi di due mariti che sono più che altro veri e propri bambinoni, una feroce satira dell’infantilismo maschile che non risparmia qualche affettuosa stoccata anche al (poco) gentil sesso. L’origine della disavventura (stavolta ambientata in epoca contemporanea, dopo la precedente commedia in costume) dell’inossidabile duo è stavolta una buffa loggia pseudo-massonica, una sorta di parodia di certe sette non proprio segrete che andavano di moda tra le due guerre mondiali negli States, un gruppo di goliardici buontemponi vestiti come turisti a Casablanca; un raduno nazionale irraggiungibile causa vacanze con la consorte, un medico pagato per una falsa diagnosi (purtroppo è un veterinario, e la pasticca che Hardy deve ingoiare è da cavallo) ed un viaggio a Chicago mascherato da degenza a Honolulu fanno il resto, in una successione irresistibile di gag surreali ed esilaranti, scene dai tempi comici pressoché perfetti, con classici dello slapstick (il povero tassista ripetutamente sbattuto a terra) uniti a dialoghi scoppiettanti e semplicemente brillanti. Scherzi telefonici e tempeste dalla mira infallibile, lezioni di pronuncia ed autostop nautici, questo e molto altro rende I figli del deserto una delle commedie più divertenti e folli di una coppia che pure non ha mai deluso in quanto a comicità, uno dei pilastri della filmografia del duo, e della commedia americana in assoluto.

TITOLO ORIGINALE: Sons of the Desert

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