AL CINEMA: 007: Spectre

007 Spectre007: SPECTRE di Sam Mendes. Con Daniel Craig, Léa Seydoux, Christoph Waltz, Ralph Fiennes. GB, USA, 2015. Azione.

Sequel di 007: Skyfall di Mendes, 007: Spectre è il ventiquattresimo film della saga di 007. James Bond, l’agente dell’MI6 007, segue per proprio conto una missione lasciatagli da completare dalla defunta M. Il nuovo M, invece, tenta di mantenere vivo il reparto 00, contro i tentativi di un nuovo responsabile dei servizi segreti che vuole chiuderlo: ovviamente, le azioni ingiustificate di Bond non lo aiutano. 007, però, ha finalmente trovato una pista capace di collegare fra sé tutte le minacce da lui affrontate: Le Chiffre, White e Silva, infatti, rispondevano tutti ad una macro-organizzazione criminale che, dall’ombra, ha esteso il proprio controllo a livello economico, politico e militare. Questa organizzazione, la misteriosa Spectre, sembra anche avere inaspettate connessioni col passato dello stesso Bond…

Era difficile, dopo aver firmato il miglior Bond degli ultimi anni con Skyfall, bissare un successo globale simile mantenendo al contempo alto il livello qualitativo, ma Sam Mendes accetta la sfida, e firma nuovamente con la MGM per chiudere il proprio ciclo bondiano. Il nuovo 007: Spectre vuole essere proprio questo, la chiusura di un arco narrativo, con la commistione tra la nuova linfa introdotta da Martin Campbell in Casino Royale e gli elementi classici reinseriti quasi “di prepotenza” in Skyfall (per la gioia dei fan di lunga data). Torna, finalmente, la Spectre, la segretissima e cattivissima organizzazione segreta che tormenta l’MI6 dai tempi di Sean Connery, sindacato criminale che ha capillarmente conquistato potere e influenza in ogni campo: attraverso la Spectre, Mendes mette in campo fobie ed ansie targate nuovo millennio, con una sicurezza capillare che si trasforma in controllo onnipresente, governi paranoici assediati da hacker e terroristi che si evolvono in mostruose macchine orwelliane che attraversano ogni confine personale dei propri cittadini in nome della loro stessa protezione. Di fronte all’esercito ed ai servizi segreti che delegano il “lavoro sporco” a computer e droni, però, la “vecchia scuola” rappresentata dal Bond di un granitico Daniel Craig e dall’M del carismatico Ralph Fiennes rivendica l’importanza dell’elemento umano, della libera scelta e dell’istinto che permettono di decidere quando “premere o non premere un grilletto”, visione umanista che si oppone con fermezza alla perfezione tecnicista annunciata dal “profeta” C, un funzionalmente antipatico Andrew Scott. Solo due, stavolta, le Bond Girl: la prima, Monica Bellucci, è fortunatamente presente per una singola sequenza, limite che permette al pubblico di risparmiarsi l’ennesima performance semplicemente inascoltabile dell’attrice umbra, che evidentemente ha ancora non poche difficoltà in sala di doppiaggio; va decisamente meglio con Léa Seydoux, che nella migliore tradizione moderna è coprotagonista femminile più che all’altezza della controparte maschile. Figlia del Mr. White di Jesper Christensen, villain ricorrente fin da Casino Royale, la sua Madeleine Swann diventa l’altro lato di Bond, tormentata da un passato simile al suo ma capace di una risposta del tutto diversa. Il tema del doppio torna anche nella persona del villain di turno, un beffardo e carismatico Christoph Waltz, che reinventa il più classico degli avversari di 007 aggiornandolo ad un mondo post-11 settembre, post-crisi economica e post-wikileaks, ma mantenendone intatti alcuni degli elementi più distintivi, primi tra tutti quelli iconografici (il mefistofelico gatto persiano, ma anche la cicatrice di Donald Pleasance); Waltz stesso diventa l’altra faccia del Bond di Craig, elemento richiamato non solo da una reinventata origine comune, ma anche da insistite inquadrature che pongono eroe e nemesi uno di fronte all’altro continuamente, come un singolo volto riflesso allo specchio, insistendo ancora una volta sulla doppia faccia del sistema spionistico, sull’inevitabile lato oscuro che la corsa ai sistemi di sicurezza porta con sé. Spectre è puro 007, con inseguimenti mozzafiato (splendido quello sul Lungotevere), scenari da favola, improbabili gadget, complotti internazionali e colpi di scena più o meno prevedibili; il tutto ovviamente condito dagli ingredienti classici reintrodotti da Mendes, come le brillanti invenzioni di Q (ancora il sarcastico Ben Whishaw), gli inossidabili e pittoreschi scagnozzi (il colossale Dave Bautista con unghie metalliche), i siparietti con il burbero M e la segretaria Moneypenny (sempre Naomie Harris). Mendes non sbaglia un colpo, e pur non raggiungendo le vette di Skyfall, anche solo per una pura questione di ripetitività della formula, riesce a confezionare un ottimo Bond, fedele all’originale ma aperto alle suggestioni del nuovo contesto storico. La spia più famosa della storia del cinema ha trovato il linguaggio giusto per il nuovo pubblico, e sembra sia tornata per restare.

TITOLO ORIGINALE: 007: Spectre

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