RICHIESTA: Chronicle

chronicleCHRONICLE di Josh Trank. Con Dane DeHaan, Alex Russell, Michael B. Jordan, Ashley Hinshaw. USA, GB, 2012. Fantastico.

Film d’esordio di Josh Trank, Chronicle ha vinto un Golden Schmoes e un Golden Trailer, ed ha ricevuto altre sei nomination, una delle quali ai Saturn Award. Andrew Detmer, un ragazzo estremamente introverso, suo cugino Matt Garretty e Steve Montgomery, il ragazzo più popolare della scuola, trovano in una caverna sotterranea una strana formazione rocciosa fosforescente. Il contatto con la pietra sconosciuta darà ai tre straordinari poteri, che inizialmente useranno per gioco. Via via che i tre ragazzi diventano più forti, però, si rende necessario per loro darsi delle regole, così da non ferire nessuno. Andrew, che non si è mai sentito così forte e importante, non è dello stesso avviso…

La storia delle origini del supereroe è, fin dagli anni Sessanta, un topos narrativo ricorrente nei fumetti, prima, e nei film di genere, poi: un ragazzo normale, spesso un outsider, ottiene per destino o per caso poteri straordinari, che utilizzerà poi per il bene comune. Difficile trovare un punto di vista nuovo su una storia raccontata così tante volte nel corso degli anni, ma il cinema indipendente, ancora una volta, riserva qualche sorpresa in questo senso. Josh Trank e Max Landis (figlio d’arte di John Landis) approcciano il tema calandolo nell’attualità di un adolescente degli anni Duemila, tra un microcosmo scolastico in cui la popolarità è l’unico garante di esistenza, famiglie allo sbando sempre più disfunzionali, drammi emotivi più o meno repressi, e soprattutto l’eterno filtro del reale che viene ad essere lo schermo, solitamente un telefonino, qui una videocamera decisamente più vintage ma analoga in funzioni e significato. Chronicle segue la vita dei tre adolescenti protagonisti in maniera maniacale, attraverso l’insormontabile barriera che l’obiettivo della telecamera pone tra la psiche fragile del protagonista (un bravissimo Dane DeHaan) ed il resto del mondo, primo segnale di un’evoluzione che non potrà certo finire bene. Figlio del documentarista Richard Trank, Josh sfrutta l’esperienza paterna e gira l’intero film in prima persona, rimbalzando tra la camera di Andrew, quella della blogger Casey e le numerose videocamere di sorveglianza, osservando sempre in terza persona pur dal punto di vista dei protagonisti. Tra l’Akira di Katsuhiro Otomo e la Carrie di Stephen King, Josh Trank esplora il mondo emozionale dei propri protagonisti, nuovamente utilizzando i superpoteri come simbolo di una irriducibile diversità che caratterizza gli adolescenti di ogni epoca, ma che in quella contemporanea diventa se possibile ancora più alienante, vissuta totalmente attraverso gli occhi del giudizio altrui. Senza fare sfoggio di effetti speciali straordinari (anche perché il budget di “appena” dodici milioni di dollari non permette scene à la Michael Bay), Trank porta i propri personaggi ad una crescente consapevolezza del proprio potere, ma non proprio ad una corrispondente responsabilità, mantenendo per loro la natura di ragazzini per i quali tutto è, in fin dei conti, un gioco, almeno finché le inevitabili conseguenze non vengono a bussare alla loro porta. Se i personaggi di Alex Russell e Michael B. Jordan hanno una “forza sociale” tale da permettere loro di assumersi onori e oneri, quello di DeHaan è in una straziante condizione di debolezza, e passo passo scivola in un inevitabile “lato oscuro” mai risolto in modo manicheo, ma perfettamente coerente con un’evoluzione psicologica ben tratteggiata e credibile. Anche se lo stile in prima persona alla lunga è stancante, e per essere mantenuto finisce con l’adottare soluzioni decisamente poco naturali, Chronicle appassiona e intrattiene, facendo affezionare a personaggi tratteggiati bene anche se ricalcati su stereotipi di genere. Con più idee che mezzi, un tipo di cinema capace di surclassare, sul livello qualitativo, molti blockbuster multimiliardari.

TITOLO ORIGINALE: Chronicle

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