TV2000, 21.05: Vincitori e vinti

vincitori-e-vintiVINCITORI E VINTI di Stanley Kramer. Con Spencer Tracy, Burt Lancaster, Marlene Dietrich, Richard Widmark. USA, 1961. Storico.

Ispirato ai fatti del terzo Processo di Norimberga, Vincitori e vinti ha vinto quindici premi internazionali, tra cui due Oscar (Migliore Attore Non Protagonista a Maximilian Schell, Migliore Sceneggiatura Non Originale), e ha ricevuto altre venticinque nomination, nove delle quali sempre agli Oscar (Miglior Film, Miglior Regia, Migliore Attore Protagonista a Tracy, Migliore Attore Non Protagonista a Montgomery Clift, Migliore Attrice Non Protagonista a Judy Garland, Migliore Fotografia, Migliore Scenografia, Migliori Costumi, Miglior Montaggio). 1948: l’anziano giudice Dan Haywood viene chiamato a presiedere un tribunale militare durante il processo a quattro colleghi tedeschi, accusati di crimini contro l’umanità per aver applicato e fatto rispettare leggi chiaramente inique sotto il Terzo Reich. Ognuno dei quattro imputati imbastisce una difesa diversa, e Haywood affronterà il caso più difficile della sua vita.

I processi di Norimberga sono uno dei tasti più dolenti e complessi dell’immediato Secondo Dopoguerra: tribunali internazionali speciali, chiamati in Germania per giudicare criminali di guerra, si trovarono di fronte anche semplici impiegati e funzionari che, dalla loro prospettiva, non avevano fatto altro che applicare le leggi vigenti sotto il Terzo Reich, non commettendo quindi alcun crimine, in senso stretto. Dei dodici processi imbastiti a Norimberga, il terzo è passato alla storia come il “Processo ai Giudici”, un procedimento lungo un anno che nel 1947 mise alla sbarra sedici famosi giudici della corte tedesca; proprio da questo prende le mosse Vincitori e vinti, probabilmente il miglior film di Stanley Kramer, un dramma processuale tesissimo, ricco e intelligente che si pone l’arduo compito di trovare una soluzione all’annoso problema della responsabilità umana e personale nell’applicare una legge ingiusta e mostruosa. Abby Mann, sceneggiatore di origini ebraiche che già aveva adattato la storia nel 1959 per la serie antologica Playhouse 90, romanza i fatti del processo, cambiando nomi di luoghi e persone, ma mantenendo inalterata nell’essenza e nello spirito una storia che non può essere dimenticata, posta a monito per le generazioni presenti e future in una pellicola indubbiamente didattica, ma mai retorica o didascalica. Kramer, da parte sua, adatta brillantemente il copione di Mann, dirigendo un cast in stato di grazia e regalando emozioni intensissime, mantenendo peraltro un impianto di stampo squisitamente teatrale: girato perlopiù in interni, Vincitori e vinti crea tensione attraverso i serratissimi dialoghi tra i protagonisti, attanagliando il pubblico per quasi tre ore di film attraverso interpretazioni magistrali e trovate all’epoca rivoluzionarie (mostrare le immagini di repertorio dei campi di concentramento, nei primi anni Sessanta, fu una scelta indubbiamente coraggiosa, rimanendo ancora oggi una trovata estremamente cruda dal punto di vista grafico, ma più che mai funzionale nel veicolare il messaggio del film). Spencer Tracy è semplicemente magistrale, un giudice chiamato a distinguere bene e male in un processo che non può limitarsi al legale e all’illegale, un “alieno” che tenta di capire la società e la popolazione tedesca anche e soprattutto attraverso la straordinaria Marlene Dietrich, portavoce di un popolo vinto ma fiero, rivendicatrice di un’identità altra da quella nazista, che commuove con storie intime e personali e con una spiegazione indimenticabile di Lili Marlene. Su tutti, però, troneggia Burt Lancaster, il più autoconsapevole dei processati, chiuso in un ermetico silenzio e portatore di una mai intaccata e austera dignità, in attesa di un giudizio che spera giusto, incarnazione delle contraddizioni di un’epoca storica ancora per molti versi inintelligibile. Vincitori e vinti consegna al pubblico e alla storia un messaggio che è eminentemente morale, affermando una volta per tutte che il “bene” e il “giusto” non dipendono dalla legge, che può essere iniqua, e che la responsabilità individuale si rifà a principi più alti e più immutabili di quelli costituzionali. Attraverso processi reali e personaggi resi magnificamente, Kramer e Mann mostrano come la Storia sia fatta e mossa da decisioni personali, di una gravità enorme pur nella loro quotidianità, e che ogni azione (o inazione) personale può condizionare il destino del mondo intero. La battuta finale di Spencer Tracy è un documento etico imprescindibile, una frase lapidaria che riporta il film e la storia che racconta alla sua dimensione propria, consacrando un capolavoro assoluto che chiede di essere riscoperto continuamente. Emozionante, semplicemente straordinario.

TITOLO ORIGINALE: Judgment at Nuremberg

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...