RICHIESTA: La migliore offerta

la-migliore-offertaLA MIGLIORE OFFERTA di Giuseppe Tornatore. Con Geoffrey Rush, Sylvia Hoeks, Jim Sturgess, Donald Sutherland. Italia, 2013. Drammatico.

Undicesimo film di Tornatore, La migliore offerta ha vinto ventuno premi internazionali, tra cui sei David di Donatello, ed ha ricevuto altre ventuno nomination, sette delle quali sempre ai David. Virgil Oldman è tra i migliori e più ricercati battitori d’asta al mondo, capace di riconoscere e valutare qualsiasi opera d’arte. Un giorno, Oldman viene convocato per la valutazione dell’impressionante patrimonio di Claire Ibbetson, ragazza che ha ereditato una fortuna dai genitori, ma che si rifiuta di incontrare il battitore di persona. Indispettito dall’atteggiamento della giovane donna, Oldman scopre poi che Claire è in realtà agorafobica, incapace di uscire dalla propria stanza. Tra il vecchio amante d’arte e la ragazza che non esce di casa da quindici anni si crea una curiosa attrazione, nonostante una parete che si frappone sempre durante i loro incontri.

Al suo terzo film di produzione internazionale, il siciliano Giuseppe Tornatore ha ormai imparato le regole del gioco, sa cosa piace al mercato (specie americano) e regola le proprie storie ed il proprio stile di conseguenza: un cast di tutto riguardo con un paio di grandi nomi, una messa in scena semplice e sontuosa al tempo stesso, una sceneggiatura che mantenga un’aria intellettuale che non guasta mai col pubblico di nicchia, un certo gusto per le riprese di stile e per la costruzione degli interni, oltre chiaramente una colonna sonora degna di questo nome (e un compositore del calibro di Ennio Morricone non delude mai, su questo fronte). La migliore offerta è costruito a tavolino per essere venduto e per piacere a un certo tipo di pubblico (e a un certo tipo di critica), un dramma che si traveste da thriller sentimentale e che proclama l’amore del regista per un arte che affascina ma che, necessariamente, inganna. L’intera pellicola si regge sull’interpretazione di Geoffrey Rush, bravissimo nel dare corpo e anima ad un battitore d’asta incredibilmente professionale, dal talento innato, ossessionato dalla bellezza femminile ma capace di entrarci in relazione solo quando la vede riprodotta su tela; Virgil Oldman è un collezionista e un amatore, un professionista integerrimo e un truffatore, un uomo di polso e un bambino fragile, una collezione di ossimori che l’attore riproduce alla perfezione, e che la sceneggiatura forza ad un’evoluzione (involuzione?) sconcertante nella sua bruttezza, una scrittura che finisce con l’azzoppare anche il virtuosismo di Rush. L’assunto è intrigante, rimanda un po’ alla storia di Piramo e Tisbe, un po’ a Kafka, e conquista nei primi minuti con un rapporto impossibile tra un uomo che ama solo ciò che vede e una donna che non può essere vista; quando la relazione tra i due si concretizza, però, tutto si guasta, e Tornatore confeziona l’ennesima storia d’amore malata e disturbante tra un uomo anziano e una ragazza notevolmente più giovane, un rapporto morboso che comincia come una gara di isteria (Sylvia Hoeks sembra un’invasata, Rush si contiene a malapena) e prosegue come una inquietante possessività, in cui Virgil vede Claire come nient’altro che un’altra opera d’arte da aggiungere alla propria collezione (bello ma disturbante il dettaglio dei guanti). Il film prosegue nel faticoso percorso riabilitativo della ragazza, mettendo crudelmente alla prova lo spettatore con sequenze stucchevoli come quella della cena a coppie e deflagrando da ultimo in un finale da denuncia, apparentemente cervellotico ma semplicemente scorretto: se è normale che in questo tipo di film lo spettatore si trovi disorientato e sorpreso da una trama che riserva un inaspettato colpo di scena, è scorretto quando è il regista stesso che lo inganna inserendo una serie di simbolismi fuorvianti e da ultimo del tutto inutili (la ricostruzione dell’automa di de Vaucanson come metafora della storia d’amore tra Virgil e Claire che si compone, la misteriosa Kiruna Stamell che rimanda al nano dentro l’automa che dice sempre la verità…), lasciando l’amaro in bocca con una trovata che non ha niente di intelligente nella misura in cui è artificiale e pretestuosa. La migliore offerta vuole essere un film raffinato e intellettuale, ma risulta solo un manifesto presuntuoso ed arrogante, una perdita di tempo per chi vede e per chi racconta, un prodotto pensato per essere venduto, ma non per comunicare qualcosa se non l’autocompiacimento dell’autore. Una delusione.

TITOLO ORIGINALE: La migliore offerta

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