PREMIUM CINEMA HD, 21.15: Ave, Cesare!

ave-cesareAVE, CESARE! di Joel e Ethan Coen. Con Josh Brolin, George Clooney, Tilda Swinton, Alden Ehrenreich. USA, GB, 2016. Commedia.

Diciassettesimo film dei fratelli Coen, Ave, Cesare! ha vinto sei premi internazionali, ed ha ricevuto altre ventotto nomination, una delle quali agli Oscar (Migliore Scenografia). Los Angeles, 1951: Eddie Mannix è l’uomo che tutti vogliono e cercano a Hollywood, capo della produzione alla Capitol Pictures, capace di risolvere qualsiasi problema degli studios e dei suoi dipendenti. Uno di questi problemi, però, assume dimensioni preoccupanti: il divo Baird Whitlock viene rapito da un misterioso gruppo criminale proprio alla vigilia del completamento delle riprese di Ave, Cesare!, ambizioso blockbuster in costume che è anche il più importante investimento di sempre della Capitol. Oltre al rapimento, Mannix ha da affrontare un buon numero di altre emergenze…

Era dal 2004 che i fratelli Coen avevano messo in cantiere Ave, Cesare!, film che inizialmente avrebbe dovuto ruotare attorno ad una compagnia di attori teatrali che, negli anni Venti, tentava di portare in scena un’opera ambientata nell’antica Roma. In più di dieci anni il progetto ha avuto modo di modificarsi, fino a mantenere giusto il titolo ed uno degli attori protagonisti (George Clooney, da attore teatrale poco sveglio a divo cinematografico ancora meno sveglio), diventando una squisita, piacevolissima e a tratti semplicemente geniale satira sul mondo del cinema e sulle sue intrinseche idiozie. Ave, Cesare! si svolge durante quella che è da molti considerata l’epoca d’oro del cinema, in realtà derivata da una profonda crisi del settore: con la televisione sempre più popolare, la Guerra Fredda che faceva diventare paranoici i giudici della Corte Suprema che vedevano messaggi comunisti in ogni fotogramma, e soprattutto il sistema degli studios che andava verso un rapido e inevitabile tramonto, Hollywood si trovò costretta tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio dei Cinquanta a reinventarsi completamente, modificando le regole del gioco e dell’industria in corsa e trovando nuovi modi di attirare l’attenzione del pubblico; piuttosto che lasciarsi andare ad un facile gioco di nostalgia rivedendo, tra gli espedienti che salvarono il cinema ribadendone la superiorità qualitativa sulla televisione, le altissime punte autoriali del periodo, i Coen preferiscono concentrarsi sull’enorme quantità di “film usa e getta” prodotti negli stessi anni, pellicole di genere praticamente identiche l’una all’altra che spaziavano dagli western ai film musicali a peplum più o meno elaborati, in una disperata corsa più quantitativa che qualitativa tesa a stordire il pubblico distogliendo l’attenzione dalla tv. Di questo variegato e coloratissimo panorama, i Coen danno una buona idea ricostruendo nel dettaglio set che rappresentano ognuno il tipico film di ognuno dei filoni, mettendo poi in scena fantasiose coreografie di danza, numeri acquatici, palchi che richiamano quelli teatrali, inserendo in frammenti quasi episodici figure del tutto bidimensionali e proprio per questo esilaranti. Ogni personaggio che appare nel film è così una macchietta, uno stereotipo ritagliato ad arte ed interpretato da un cast che spicca per una notevole autoironia ed uno squisito gusto per la satira: si va dal duro cowboy irrimediabilmente monoespressivo di Alden Ehrenreich alla starlette aggraziatissima in acqua e volgarissima fuori di Scarlet Johansson, dal regista gay con manie autoriali di Ralph Fiennes alla (doppia) giornalista scandalistica affamata di scoop di Tilda Swinton, dal divo talentuoso ma ebete di George Clooney a un fenomenale gruppo sovversivo di sceneggiatori comunisti guidati da Marcuse (John Bluthal) che sembra uscito dagli incubi di un maccartista. Fra tutti questi personaggi-fenomeni da baraccone si muove con maestria e controllo il fixer di Josh Brolin, quasi un direttore d’orchestra nella sua gestione di problemi ed emergenze, trait d’union che collega episodi, storie e set in un affresco divertentissimo e variegato. Vero è che, tra le pieghe della satira, i Coen riescono ad infilare una buona dose di amarcord, finendo col rendere un affettuoso omaggio ad un cinema magari più ingenuo, ma deliziosamente artigianale, una dichiarazione d’amore ai vecchi film di genere che rappresentano un’epoca che, nel bene e nel male, alla Settima Arte hanno lasciato tanto. Niente facili sentimentalismi, però, e Ave, Cesare! rimane ben ancorato ad una comicità graffiante e cattivissima, che mette alla berlina il presente attraverso la lente (distorta ma non troppo) del passato, sintetizzando il tutto in un irresistibile anti-climax finale che lascia di sasso. Divertentissimo e intelligente, puro stile Coen.

TITOLO ORIGINALE: Hail, Caesar!

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