PREMIUM CINEMA 2 HD, 08.01: Marnie

marnieMARNIE di Alfred Hitchcock. Con Tippi Hedren, Sean Connery, Diane Baker, Martin Gabel. USA, 1964. Thriller.

Tratto dall’omonimo romanzo di Winston Graham, Marnie ha vinto un Satellite Award. Marnie Edgar è una ladra di professione, che si fa assumere come segretaria in importanti aziende per puoi svuotare la cassaforte e sparire senza lasciare traccia, cambiando nome e aspetto. Un giorno la donna viene scoperta da Mark Rutland, ricco industriale che però si invaghisce di lei. Messa Marnie alle strette, Mark le pone un’alternativa: la prigione, oppure il matrimonio con lui. Senza via d’uscita, la donna accetta di sposarlo, pur non ricambiando i suoi sentimenti. Durante il viaggio di nozze, però, Marnie manifesta una serie di fobie e di ossessioni, e Mark decide di indagare a fondo sull’origine di queste per poter guarire sua moglie…

Era dal 1961 che Alfred Hitchcock voleva portare sullo schermo il romanzo Marnie di Winston Graham, un thriller psicanalitico in cui un uomo costringe una donna a sposarlo col ricatto, per poi innamorarsene ed aiutarla a risolvere un forte trauma infantile che la blocca in ogni relazione. Il materiale di partenza è abbastanza conturbante e scandaloso da permettere al regista britannico di dare il meglio di sé, e lo sceneggiatore Jay Presson Allen (subentrato ad Eva Hunter, licenziata dopo aver tentato di tagliare la scena dello stupro) facilita ulteriormente il compito, cambiando il finale del libro modificando quello che era il trauma di Marnie secondo Graham, sostituendolo con uno più conturbante dal punto di vista psicosessuale. Nelle intenzioni di Hitch, il film avrebbe dovuto essere un dramma quasi onirico, che si svolge tanto nella Baltimora color pastello della vicenda quanto nella mente della protagonista, una sorta di seduta terapeutica in cui un personaggio fragile e disturbato torna alle origini delle proprie fobie e della propria frigidità attraverso un percorso psicanalitico doloroso e traumatico; una serie di elementi, dai difficilissimi rapporti col cast principale alle censure dell’epoca, finanche allo stato personale di Hitchcock durante le riprese, azzopparono però il progetto regalandone una forma quasi incompiuta, un film che è tutto intenzione e ben poca attuazione. Tippi Hedren è una protagonista che sa alternare una freddezza quasi glaciale ad una tenera fragilità infantile, una Marnie nel cui sguardo è visibile e credibile tutto il tormento del personaggio; Sean Connery, da parte sua, si allontana volentieri dal galante Bond per vestire i panni di Mark, un misogino predatorio e scaltro che vede Marnie solo come un trofeo da conquistare e poi come un mistero da risolvere, regalando un personaggio incredibilmente dark e ambiguo; eppure, anche con due attori di questo calibro il dramma risulta in qualche modo frammentario, discontinuo nei toni e nella narrazione, probabilmente in conseguenza al fatto che tra Hitchcock e Connery non correva buon sangue fin dal provino, e che il regista e la Hedren arrivarono per la fine delle riprese a parlarsi solo per interposta persona tanto tesi erano diventati i rapporti tra i due. Quello che dovrebbe dare al film un’atmosfera onirica, dai fondali disegnati ai colori accentuati per sottolineare la fobia di Marnie, trasmettono invece uno spiacevole senso di artificialità, un’approssimazione che azzoppa il realismo della storia e la sua capacità di coinvolgere. Certo, rimangono alcuni momenti magistrali: la sequenza della donna delle pulizie è deliziosamente angosciante e tesissima, e la tanto chiacchierata scena dello stupro con successivo tentato suicidio è estremamente audace per l’epoca (e non solo). Marnie, però, rimane più che altro un monumento al film che avrebbe potuto essere e non è stato, una pellicola diretta da un grande del cinema che, in quest’occasione, è riuscito a sabotarsi da solo. Teso ma non quanto potrebbe, provocatorio solo quanto il visto censura permette, disomogeneo a causa degli odii (e degli amori…) che sul set hanno diviso autore e attori, Marnie rimane un film monco, ricco di potenzialità inespresse, affascinante nella sua incompletezza, che comunque tale rimane.

TITOLO ORIGINALE: Marnie

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