AL CINEMA: La La Land

la-la-landLA LA LAND di Damien Chazelle. Con Emma Stone, Ryan Gosling, John Legend, Rosemarie DeWitt. USA, 2016. Musical.

Quarto film di Damien Chazelle, La La Land ha vinto centosettantotto premi internazionali, tra cui sei Oscar (Migliore Attrice Protagonista a Stone, Miglior Regista, Miglior Fotografia, Migliore Scenografia, Miglior Colonna Sonora Originale, Migliore Canzone Originale a City of Stars), ed ha ricevuto altre duecentoventuno nomination, otto delle quali sempre agli Oscar. Los Angeles: Mia Dolan è una cameriera che sogna di fare l’attrice, ma vede il proprio sogno allontanarsi ad ogni provino fallito; Sebastian Wilder è un musicista appassionato di jazz, un purista che vuole aprire un proprio locale ma che si guadagna da vivere suonando musichette nei ristoranti. I due si incontrano, si innamorano, e si prendono cura dei rispettivi sogni, finché la realtà non rientrerà prepotentemente nelle loro vite.

A volte, in un singolo dialogo è possibile riscontrare l’intero spirito di un film, o almeno le intenzioni del suo autore; questo scambio tra Emma Stone e Ryan Gosling, in La La Land, è in questo senso illuminante: “Ma non è troppo nostalgico?” “È questo il bello!” “E se alla gente non piace?” “Fanculo la gente!”. A quanto pare, invece, alla gente il film è piaciuto, conquistando il pubblico (quasi 370 milioni di dollari guadagnati, contro i trenta spesi per la realizzazione) e la critica (ad oggi, La La Land detiene il record di Golden Globe vinti, e si è aggiudicato ben quattordici nomination agli Oscar), in un crescendo di consensi che ha consacrato la pellicola a vero e proprio cult. Era dal 2010 che Damien Chazelle, musicista oltre che regista, voleva realizzare La La Land, coronando un sogno che conservava fin dalla scuola di cinema di portare in scena un omaggio ai suoi amati musical anni Cinquanta, ma solo il successo di Whiplash nel 2014 ha convinto la Summit Entertainment ed altre case di produzione ad investire su un progetto potenzialmente fallimentare. La passione di Chazelle per il genere, però, è autentica e contagiosa, ed il pubblico ha risposto bene allo spirito romantico, malinconico e cinefilo dello sceneggiatore-regista, premiando quantomeno la sua audacia nel rispolverare un filone relegato alle cineteche. Balli di gruppo, scenografie e costumi a colori pastello, un tema musicale ricorrente e impossibile da togliersi dalla testa, una storia d’amore, di sogni e di passione, Chazelle rispolvera tutti gli elementi tipici del film musicale anni Cinquanta e Sessanta, e coerentemente inserisce una serie di citazioni e omaggi “per addetti ai lavori” che includono Cantando sotto la pioggiaSpettacolo di varietàVoglio danzare con teBalla con meJosephineIl palloncino rossoUn americano a ParigiUn giorno a New York e probabilmente molti altri. Emma Stone e Ryan Gosling guidano (letteralmente) le danze, bravissima lei nei panni di un’attricetta che tenta di sfondare e che vive il rapporto col proprio sogno come quello con un amante che continua a ferirla ma da cui non riesce a smettere di tornare, meno convincente ma comunque bravo lui come integerrimo musicista jazz che non accetta compromessi al proprio purismo, almeno finché non si tratta di cedere in forza di un amore più grande. Chazelle azzecca la formula, e La La Land scorre via piacevolissimo tra coreografie fantastiche e musiche non eccezionali ma ben orecchiabili, con uno stile indubbiamente nostalgico ma che evita la retorica concentrandosi sui propri protagonisti (e su nessun altro: completamente assenti i personaggi secondari), sui loro sogni e sulle rispettive battaglie per coronarli. Niente di eccezionale, il film si limita a camminare per strade già percorse, omaggiando il cinema che fu “contaminandolo” con il realismo malinconico e pessimista dell’oggi, ma il risultato è un affascinante “musical anomalo” in cui la maggior parte delle sequenze musicali non sono cantate e in cui fanno capolino, tra reliquie e dettagli per cinefili, almeno un paio di sequenze davvero belle (su tutte, Sebastian che “mostra” attraverso cinque minuti di musica un’intera vita che avrebbe potuto essere). Il resto rimane uno spettacolo di luci e colori, di danze e note, che ha il pregio di non far pesare le oltre due ore di durata e che appassiona quel tanto che basta da emozionare sul finale: non un capolavoro, ma comunque un passatempo piacevolissimo.

TITOLO ORIGINALE: La La Land

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