AL CINEMA: Logan – The Wolverine

loganLOGAN – THE WOLVERINE di James Mangold. Con Hugh Jackman, Dafne Keen, Patrick Stewart, Boyd Holbrook. USA, 2017. Fantastico.

Tratto dai fumetti della Marvel Comics, Logan – The Wolverine è il sequel di X-Men – Giorni di un futuro passato di Bryan Singer. 2029: i mutanti sono quasi estinti, i pochi rimasti sono ridotto all’ombra di se stessi. Wolverine sta perdendo la capacità di guarire e, alcolizzato e invecchiato, si guadagna da vivere come autista di limousine, prendendosi cura di Xavier, la cui mente straordinaria è ora resa pericolosa da una malattia degenerativa. Quando una donna appare chiedendo aiuto, Logan tenta di ignorarla, ma la promessa di un compenso lo convincerà ad accettare la sua richiesta: portare lei e la figlia, Laura, in Nord Dakota. Un gruppo di assassini, però, è sulle tracce delle due fuggitive, e Wolverine scoprirà di essere legato a loro più di quanto immagini.

Quando nel 2000 la Fox scelse Hugh Jackman per interpretare l’iconico Wolverine in X-Men, molti fan storsero il naso: troppo alto, troppo bello, troppo australiano per essere l’incarnazione cinematografica dell’artigliato mutante canadese; già dopo il primo film, però, Jackman e la sua versione dell’antieroe Marvel avevano conquistato un’enorme popolarità, tanto da diventare l’unico personaggio dell’ormai quasi ventennale saga ad apparire in ogni singolo film (con l’unica eccezione del Deadpool di Tim Miller) e da ricevere ben due spin-off. Anche per Jackman, però, esistono difficoltà insormontabili dell’interpretare Wolverine: tanto per cominciare, il personaggio in teoria non invecchia, mentre per l’attore i diciassette anni passati dal primo film cominciano chiaramente a farsi sentire. Ecco allora che Hugh Jackman organizza un addio in grande stile al personaggio che ha lanciato la sua carriera, chiedendo e ottenendo di adattare (in forma pesantemente modificata, causa diritti contesi coi Marvel Studios) la celebre Old Man Logan di Mark Millar e Steve McNiven, racconto crepuscolare da cui James Mangold, chiamato direttamente dall’attore, trae un Wolverine solitario, invecchiato, incattivito e malinconico. Si lascia coinvolgere anche Patrick Stewart, che dice addio al Professor Xavier interpretandone una versione ultranovantenne, affetto da una forma di demenza che rende il cervello più potente del pianeta un’arma di distruzione di massa, toccante nella sua fragilità. Al duo si aggiunge la bravissima Dafne Keen, giovanissima Laura/X-23, bambina silenziosa, ferale, asociale, che costringe i protagonisti ad una continua comunicazione fatta di sguardi, gesti e contatti mancati. I tre, assieme, formano una curiosa famiglia disfunzionale, padre, nonno e figlia, impegnata in una non troppo tranquilla traversata del continente americano da sud a nord: Logan – The Wolverine si apre come un road movie malinconico e dai tempi dilatati, con un’atmosfera quasi western (ovviamente non casuali i riferimenti a Il cavaliere della valle solitaria di George Stevens) in cui solo occasionalmente deflagra l’azione, portata dai cibernetici Reavers guidati dallo strafottente Pierce di Boyd Holbrook e dall’inquietante simil-nazista Rice di Richard E. Grant. Molto più violento a livello grafico e tematico dei predecessori, Logan scava finalmente nella parte più oscura di un personaggio reso fin troppo “politicamente corretto” dalle esigenze dell’apparentemente inevitabile PG-13 (stavolta il visto censura segna R), non lesinando in sangue, alcol, dolore fisico e mentale. Mangold filma un primo tempo affascinante, in cui il viaggio la fa da padrone e si approfondiscono le relazioni tra i personaggi, con uno straordinario Patrick Stewart che firma il suo miglior Xavier; segue un secondo tempo non proprio all’altezza ma comunque valido, che sacrifica l’impianto emozionale per riportare la storia sui binari dell’action e che segue, in qualche modo, lo stesso sentiero di Mad Max oltre la sfera del tuono di George Miller (non manca nemmeno il gruppo di orfani, che qui si trasformano da Bimbi Sperduti modello Peter Pan a comparse de Il villaggio dei dannati nel giro di un minuto). Crudo, tormentato, inaspettatamente intenso, Logan – The Wolverine firma quella che ad oggi è la migliore iterazione sul personaggio, regalando a Jackman ed a Stewart un dignitoso addio ai rispettivi personaggi nell’universo degli X-Men, un western urbano post-apocalittico che si distanzia notevolmente rispetto ai soliti canoni del cinema supereroico, esplorando finalmente le potenzialità inespresse del genere. Finalmente, il Wolverine che i fan aspettavano dal 2000.

TITOLO ORIGINALE: Logan

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