SKY CINEMA OSCAR HD, 06.30: A Beautiful Mind

a-beautiful-mindA BEAUTIFUL MIND di Ron Howard. Con Russell Crowe, Jennifer Connelly, Ed Harris, Paul Bettany. USA, 2001. Biografico.

Tratto dal libro Il genio dei numeri di Sylvia Nasar, A Beautiful Mind ha vinto trentasette premi internazionali, tra cui quattro Oscar (Miglior Film, Miglior Regia, Migliore Attrice Non Protagonista a Connelly, Migliore Sceneggiatura Non Originale), ed ha ricevuto altre sessantacinque nomination, quattro delle quali sempre agli Oscar (Miglior Attore Protagonista a Crowe, Miglior Montaggio, Miglior Trucco, Miglior Colonna Sonora). Princeton, 1948: l’università accoglie un nuovo studente di matematica, John Nash. In pochi anni, Nash si impone come una delle menti più brillanti del suo tempo, rivoluzionando il mondo scientifico e collaborando perfino con la Difesa per decrittare codici russi. La mente di Nash, però, è tanto brillante quanto fragile…

John Forbes Nash Jr. è una delle menti più affascinanti del secolo scorso: illustre matematico, Premio Nobel per l’Economia nel 1994, Nash era anche affetto da megalomania psicopatologica, un curioso delirio d’onnipotenza che lo portava a credere di essere l’Imperatore dell’Antartide (e di comandare un esercito di pinguini…), “piede sinistro di Dio” e capo del neonato Governo Universale della Terra, e destinatario di messaggi da parte di extraterrestri. La sua storia, raccontata da Sylvia Nasar nella biografia Il genio dei numeri, appassionò da subito il produttore Brian Gazer (che ne aveva letto un estratto su Vanity Fair), portandolo ad acquistarne i diritti e ad affidarne da subito la sceneggiatura ad Akiva Goldsman e la regia a Ron Howard. Quella di Goldsman è indubbiamente una scelta curiosa: da uno scrittore che ha firmato film come Batman & Robin di Joel Schumacher, Lost in Space – Perduti nello spazio di Stephen Hopkins e Blu profondo di Renny Harlin, tutto ci si potrebbe aspettare tranne che un film biografico introspettivo e profondo, capace di indagare la psiche di un genio tormentato come Nash; Ron Howard, d’altronde, è essenzialmente un narratore, e ha dato prova di saper realizzare buoni film solo se sostenuto da una sceneggiatura solida. Il miracolo in qualche modo avviene, e Goldsman racconta la vita di Nash come un thriller psicologico, contaminato dai film di spionaggio da Guerra Fredda e dal dramma sentimentale, mettendo su un gioco di scatole cinesi col pubblico che, al pari del protagonista, è chiamato a distinguere tra realtà e allucinazione affidandosi totalmente ad un narratore inaffidabile. Russell Crowe smette i panni del gladiatore per indossare giacca e cravatta a Princeton, calandosi totalmente nella psiche fragile e frammentata di un uomo più a proprio agio coi numeri che con le persone, un ritratto umanissimo che, per quanto a tratti sopra le righe (specie nelle sezioni spionistiche), sa emozionare e coinvolgere; ancora più incisivi sono i comprimari, che si relazionano in maniera diversa al protagonista e sanno valorizzarne l’interpretazione con un ottimo supporto: domina Jennifer Connelly, moglie che si ritrova chiusa fuori dalla mente di un marito delirante, struggente e partecipe; bravo anche Ed Harris, “eminenza grigia” che ordisce complotti e manovra guerre fredde e calde da dietro le quinte, personaggio che pare uscito da un romanzo anni Cinquanta. Ron Howard accompagna il pubblico attraverso un mondo distorto dalla schizofrenia, lasciando indizi ma mai esagerando nello stilismo, adattandosi ai differenti toni e registri che il copione comporta. Akiva Goldsman, da parte sua, modifica la storia di Nash per renderla più fruibile al pubblico, mantenendone però intatto il disagio e rendendo la difficoltà di una convivenza con la malattia a tratti tragica. Completa il quadro James Horner, che firma una colonna sonora incalzante, che modifica toni e stili in corrispondenza alle altalenanti emozioni del protagonista, lasciando nelle note inaspettati indizi sullo stato mentale di Nash, quasi la musica volesse suggerire quanto le immagini non riescono a chiarire. Dopo Il Grinch, Ron Howard fa “ammenda” con un biopic intenso e appassionante, non proprio filologico ma capace di riportare fedelmente lo spirito di un uomo non in controllo della propria mente geniale e ferita. Su più livelli, una bella sorpresa.

TITOLO ORIGINALE: A Beautiful Mind

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