RAIMOVIE, 15.50: Diplomacy – Una notte per salvare Parigi

diplomacy-una-notte-per-salvare-parigiDIPLOMACY – UNA NOTTE PER SALVARE PARIGI di Volker Schlöndorff. Con Niels Arestrup, Raoul Nordling, Burghart Klaußner, Robert Stadlober. Francia, Germania, 2014. Storico.

Tratto dall’opera teatrale Diplomatie di Cyril Gey, Diplomacy – Una notte per salvare Parigi ha vinto un César e due premi al Semana Internacional de Cine de Valladolid, ed ha ricevuto altre cinque nomination. Parigi, agosto 1944: la guerra sta volgendo al peggio per la Germania, e le truppe naziste cominciano a ritirarsi dai territori occupati. Adolf Hitler, nella sua sconfitta, ordina al generale Dietrich von Choltitz, governatore militare di Parigi, di minare e distruggere la capitale francese prima dell’inevitabile ripiegamento. La notte tra il 24 e il 25 agosto, subito prima dell’esecuzione dell’ordine, il console svedese Raoul Nordling visita von Choltitz in un ultimo, disperato tentativo di convincerlo a risparmiare Parigi.

La storia si muove, ovviamente, su più binari: quello palese e visibile, che viene riportata nei manuali e che conta battaglie, alleanze, imprese e navigazioni, e quello sotterraneo, nascosto ma non per questo meno incisivo, che manovra il primo e che detta le regole di ciò che ai grandi eventi seguirà. Di quest’ultima storia è un degno portavoce Raoul Nordling, diplomatico svedese che negli anni della Seconda Guerra Mondiale si assunse l’arduo compito di fare da mediatore tra forze occupanti e resistenza, e successivamente tra ciò che rimaneva del Governo nazista e gli Alleati; altra figura di spicco, il generale von Choltitz, governatore militare di Parigi durante l’occupazione, è curiosamente ricordato soprattutto per le sue continue insubordinazioni, rifiutandosi di obbedire al ripetuto ordine di Hitler di distruggere Parigi prima dell’arrivo delle truppe del generale Philippe Leclerc du Hauteclocque (cui poi von Choltitz si consegnò), arrivando perfino a stringere accordi rigorosamente non ufficiali col capo della Resistenza francese Henri Rol-Tanguy per preservare la capitale. Il drammaturgo Cyril Gey fa dei due i protagonisti assoluti del proprio dramma, Diplomatie, opera da camera in cui riscrive la storia, condensando nell’arco di una notte gli eventi di mesi e raccontando il confronto tra i due protagonisti come un duello serrato con in palio l’anima (e la sopravvivenza) di Parigi. Il regista tedesco Volker Schlöndorff comprende le potenzialità anche cinematografiche dell’opera di Gey, e la riscrive assieme a lui per una versione filmica, che si discosta pochissimo da quella teatrale se non per qualche riprese in esterni e qualche momento di valorizzazione del cinema di guerra, qui perfettamente accostato al dramma da camera. Un film come Diplomacy – Una notte per salvare Parigi necessita chiaramente di due protagonisti che siano in grado di sostenerne l’intera durata sulle proprie spalle, e Schlöndorff trova i candidati perfetti nei francesi André Dussolier, che interpreta il console svedese, e Niels Arestrup, cui spetta invece il ruolo del generale nazista. I due, perfettamente calati nei rispettivi ruoli, si affrontano e si scontrano in un serrato dialogo che ricorda in tutto e per tutto un duello all’arma bianca, in un continuo gioco al rialzo tra esche, tranelli, blandizie e coercizioni che tiene col fiato sospeso. Il granitico e combattuto von Choltitz mantiene poco dell’ambiguità della figura storica, ma conserva una austera dignità che punta a valorizzarne lo spirito critico pur nella ristrettezza di vedute di una gerarchia militare; Nordling, da parte sua, è lontano dall’essere l’eroe senza macchia della vicenda, e si rivela un politicante scaltro e quasi machiavellico nel suo promettere, accennare, far intuire, usando le parole come pezzi di scacchi in una gara a tempo per salvare una delle città più belle del mondo. Schlöndorff capisce bene la posta in palio, e trasforma un episodio storico ampiamente rimaneggiato in una specie di profezia, anticipando i giochi di potere dell’Europa che verrà dopo la guerra e ribaltando completamente l’assunto di Carl von Clausewitz, presentando invece la politica come la continuazione della guerra con altri mezzi. Nell’occhio di Schlöndorff e nelle voci di Dussolier e Arestrup, la diplomazia diventa un’arma potentissima ed altrettanto risolutiva dei carrarmati, e pur con un esito scontato, Diplomacy riesce ad avvincere ed appassionare, grazie soprattutto ad interpretazioni magistrali e ad una regia discreta che lascia il pubblico osservare la vicenda quasi da uno spioncino. Quando la storia viene riscritta per spiegare il presente, e il teatro “contamina” quel tanto che basta da regalare del grande cinema.

TITOLO ORIGINALE: Diplomatie

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