MEDIASET ITALIA 2, 21.10: Sucker Punch

sucker-punchSUCKER PUNCH di Zack Snyder. Con Emily Browning, Abbie Cornish, Jena Malone, Vanessa Hudgens. USA, 2011. Fantastico.

Quinto film di Zack Snyder, Sucker Punch ha vinto un IGN Award, ed ha ricevuto altre dieci nomination a vari premi internazionali. Da qualche parte in America, negli anni Cinquanta, Babydoll viene incastrata dal patrigno, che punta all’eredità e la accusa di aver ucciso la sorella in un attacco di follia. Rinchiusa nel manicomio criminale di Lennox, la ragazza ha cinque giorni prima di essere lobotomizzata: Babydoll si allea allora con altre quattro pazienti, Rocket, Sweet Pea, Blondie e Amber, per elaborare un piano che permetta loro di fuggire. Nella follia delle ragazze, il manicomio si trasforma in un lussuoso bordello, che a sua volta dà accesso a regni fantastici in cui loro cinque dovranno combattere per guadagnarsi la libertà…

Fin dal suo esordio nel 2004, Zack Snyder è stato a lungo considerato una giovane promessa nel mondo del cinema commerciale, un regista visionario che sarebbe stato in grado di dare nuova linfa ad un cinema povero di idee e di veri, nuovi talenti. Per un primo tempo, Snyder sembrava essersi rivelato all’altezza delle aspettative, collezionando un successo di critica e pubblico dietro l’altro, ma tutti i suoi film, a conti fatti, avevano un elemento in comune non secondario: L’alba dei morti viventi era un remake di Zombi di Romero, 300 era tratto dal graphic novel di Frank Miller e Watchmen da quello di Alan Moore, Il regno di Ga’Hoole – La leggenda dei guardiani era basato sulla saga fantasy di Kathryn Lasky; Sucker Punch, in questo senso, è la prova del nove per Snyder, la sua prima volta alle prese con un soggetto originale, da lui ideato e scritto oltre che diretto. Ed è un completo disastro. L’intenzione del regista è quella di girare “un Alice nel Paese delle Meraviglie con mitragliatrici”, ed in questo il film rispetta le premesse (se non altro sulla seconda parte): completamente folle, sconclusionato, Sucker Punch segue i deliri di Emily Browning e delle sue coprotagoniste in una serie di allucinazioni dentro allucinazioni dentro allucinazioni che triturano ogni possibile immaginario pop in una successione continua di frammenti slegati, videoclip senza un filo conduttore che li tenga uniti e che fanno somigliare il film ad un lungo e noioso videogame. La trama, se proprio così si vuole chiamarla, è effettivamente ricalcata su quella di un videogioco anni Novanta: un obiettivo da raggiungere, vari oggetti da collezionare, una missione per ogni oggetto, sfida ai boss, azione adrenalinica raramente intervallata da qualche cutscene che finge di portare avanti la storia; quello che funziona(va) su una console videoludica, però, non ha senso di esistere al cinema, e Snyder confeziona una pellicola che visivamente ha anche un suo perché, ma che non somiglia affatto ad un film. A partire dal primo, nebbioso frammento in casa di Babydoll, il film inanella una serie di videoclip musicali che alternano siparietti pseudo-erotici, demoni samurai armati di mitragliatrice antiaerea, draghi, zombi nazisti, robot assassini, macchinari steampunk e altro ancora, in un calderone in cui finisce un po’ di tutto e da cui non esce fuori niente; le cinque protagoniste sembrano uscite dalle fantasie onaniste di un hotaku di mezza età, e sfoggiando improbabili nomi da pornostar e completini nemmeno troppo vagamente fetish riescono nel non facile compito di trasformare un action tutto al femminile in un concentrato di misoginia adolescenziale travestita da post-femminismo, in cui le ragazze non sono altro che parte dell’estetica del film assieme a esplosioni e robottoni. Riferimenti per soli aficionados (su tutti, la serie scult Chanbara Beauty), coreografie impossibili ed un’estetica rigorosamente ed esclusivamente digitale completano il quadro di un film che si sostiene sulla sola immagine, tralasciando del tutto la costruzione di storia o personaggi, in un tripudio di effetti speciali che, alla lunga, risultano tra l’altro tutti uguali. Alla sua prima volta alle prese con materiale originale, Zack Snyder fallisce su tutta la linea, e dimostra di non essere in grado, senza un soggetto solido alle spalle, di costruire niente che somigli vagamente ad un film: nessuna sorpresa che, da Sucker Punch in poi, non ne abbia più imbroccata una.

TITOLO ORIGINALE: Sucker Punch

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