ITALIA 1, 23.40: A cena con un cretino

a-cena-con-un-cretinoA CENA CON UN CRETINO di Jay Roach. Con Steve Carell, Paul Rudd, Stephanie Szostak, Jemaine Clement. USA, 2010. Commedia.

Remake de La cena dei cretini di Francis Veber, A cena con un cretino ha vinto un Comedy Award ed ha ricevuto una nomination ai Satellite Award (Miglior Attore in un Film Commedia o Musicale a Carell). Tim Conrad è un giovane ambizioso che vuole fare carriera nella compagnia finanziaria in cui lavora; per ottenere la promozione che sogna, però, Tim deve partecipare alla particolare cena tenuta dal capo, Lance Fender, in cui tutti gli invitati devono portare un cretino totale da dileggiare in compagnia dei colleghi. Affatto felice all’idea, Tim si convince a partecipare dopo aver incontrato casualmente Barry Speck, un uomo che come passatempo realizza diorami con topi morti.

La cena dei cretini, nel 1998, era stato un successo internazionale, il film che aveva permesso a Francis Veber di valicare i confini nazionali e di vedere il proprio talento apprezzato anche fuori dalla Francia; era solo questione di tempo prima che l’industria del cinema americana si appropriasse anche del suo lavoro, anche se in questo caso ci sono voluti più di dieci anni prima che la major di turno (tre in questo caso: DreamWorks, Paramount e Spyglass) si appropriassero della commedia di Veber per riproporla in patria. Il remake viene affidato a Jay Roach, veterano del genere dietro ai tre Austin Powers ed a Ti presento i miei Mi presenti i tuoi?, coadiuvato dagli sceneggiatori David Guion e Michael Handelman. Il punto di forza del film originale era la cattiveria, uno spietato cinismo che metteva in scena una satira sociale nemmeno troppo velata veicolata da un protagonista assolutamente disprezzabile; il primo elemento di cui A cena con un cretino si libera è, ovviamente, proprio la cattiveria, adattando il materiale originale al pubblico americano con una revisione, innanzitutto, proprio del protagonista, un Paul Rudd reso molto più simpatetico e politicamente corretto, giovane arrivista costretto a partecipare alla cena piuttosto che ricco bastardo che la organizza. Anche il “cretino” del titolo, uno Steve Carell che fa il verso un po’ a Buster Keaton e un po’ a Rowan Atkinson, è molto meno irritante e sgradevole di quanto non fosse Jacques Villeret, senza contare che i suoi “Mousterpiece” (inquietanti ma precisissimi diorami che rifanno opere d’arte con topolini imbalsamati) sono effettivamente delle opere d’arte sui generis che tutto denotano tranne stupidità, piccoli capolavori di attenzione certosina realizzati per il film da maghi degli effetti speciali, i fratelli Chiodo. La comicità messa in scena da Roach perde qualsivoglia classe, scadendo presto sul volgare e annoiando con gag scadenti e prevedibili; l’elemento più divertente del film è con ogni probabilità lo pseudo-medium di Zach Galifianakis, e già questo non depone a favore della pellicola. Come da legge per la commedia americana, A cena con un cretino scivola lentamente ma inesorabilmente verso l’immancabile happy ending, una conclusione zuccherosa del tutto fuori luogo che riesce a vanificare qualsivoglia spirito seppur vagamente comico, con l’irritante intenzione poi di fare la morale sulle conseguenze della cattiveria ed il premio per il buon cuore in un rigurgito vagamente calvinista. Merita far notare, alla fine, la contraddizione tematica che accompagna tutta la seconda parte del film, che ne vanifica anche l’aspetto satirico: se, da una parte, lo script fa in modo di ammorbidire il personaggio di Paul Rudd per tranquillizzare le coscienze di un pubblico che non avrebbe mai voluto immedesimarsi nell’odioso Pierre di Thierry Lhermitte, dall’altra il mettere in scena la cena, presentando un vero e proprio catalogo di cretini, mette lo spettatore nella stessa condizione degli odiati magnati, ridicolizzando i commensali e invitando a riderne, in un trionfo di ipocrisia che vanifica qualsiasi possibile rilettura “di classe”. Vero che nessun remake dovrebbe essere una copia carbone dell’originale per non rendere superflua e ridondante l’intera operazione, ma quando tutti i cambiamenti apportati tendono al ribasso, il risultato è sconfortante.

TITOLO ORIGINALE: Dinner for Schmucks

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