PREMIUM CINEMA ENERGY, 09.40: Barb Wire

barb-wireBARB WIRE di David Hogan. Con Pamela Anderson, Temuera Morrison, Victoria Rowell, Jack Noseworthy. USA, 1996. Azione.

Tratto dall’omonima serie a fumetti della Dark Horse, Barb Wire ha vinto un Razzie Award (Peggiore Nuova Star alla Anderson), ed ha ricevuto una nomination agli MTV Movie Award ed altre sei ai Razzie (Peggiore Sceneggiatura, Peggior Attrice alla Anderson, Peggior Film, Peggior Canzone Originale a Welcome to Planet Boom!, Peggiore Coppia sullo Schermo alle protesi al silicone della Anderson). 2017: gli Stati Uniti sono lacerati da una guerra civile che vede contrapporsi una regime autoritario simil-nazista ad una ribellione filodemocratica. L’ex guerrigliera Barbara Kopetski, in arte Barb Wire, viene richiamata sul campo per aiutare la dottoressa Corrina Devonshire a passare il confine canadese, dove rivelerà importanti informazioni che potrebbero modificare l’esito della guerra.

Barb Wire, creata da Chris Warner per la Dark Horse Comics, era una serie a fumetti che ruotava attorno ad una protagonista decisamente post-femminista, una anti-eroina che gestisce un bar malfamato in un futuro post-apocalittico e che fa quadrare i conti con un secondo lavoro da cacciatrice di taglie. La PolyGram Filmed Entertainment, assieme alla Propaganda Films, decide di portare la femme fatale di Warner sullo schermo in un remake fantascientifico di Casablanca, con Barb Wire al posto di Humphrey Bogart, una scienziata che conosce il segreto di armi biologiche al posto del leader della resistenza, lenti a contatto per fuggire lo scan retinico invece delle lettere di transito e così via. L’idea, di partenza, non è proprio delle migliori, ma la produzione decide di strafare scegliendo come protagonista la Pamela Anderson di Baywatch, fantasia erotica di un’intera generazione che non è mai stata, però, ammirata esattamente per le proprie doti recitative. Strizzata in un improbabile corsetto di pelle, in equilibrio su tacchi vertiginosi, la Anderson spara a qualsiasi cosa si muova, si lancia in incredibili combattimenti sospesi, e strabuzza le labbra ad ogni primo piano, rendendo difficoltoso distinguerla da uno qualunque degli oggetti di scena presenti in quanto ad espressività. Con molta finezza, David Hogan decide di presentare la propria protagonista con un interminabile striptease in primissimo piano, che rende bene l’idea di come saranno poi valorizzati carattere e personalità del personaggio principale. Questa giustiziera riluttante che si muove in un futuro lacerato da guerre continue, stringe accordi con signori di discariche e si lancia in continui inseguimenti risulta, da ultimo, una vera e propria versione femminile di Mad Max, ma Hogan non è certo George Miller, per quanto gli piacerebbe, e manca totalmente dello stile del regista australiano; in più, per quanto centrato principalmente sull’azione, il film pare arenarsi in certi punti, riuscendo piuttosto noioso con movimenti di camera azzerati durante i dialoghi e perfettamente lineari negli inseguimenti e nelle sparatorie, in una mancanza di inventiva registica che rasenta il documentario. La costruzione dei personaggi secondari non è molto superiore a quella della protagonista, e tra una Victoria Rowell semplicemente insopportabile ed un Temuera Morrison che dovrebbe essere una controparte maschile di Ingrid Bergman (e questo dice tutto), si raggiunge la punta al ribasso con Xander Berkeley, “cattivo” che, forzato nei panni che furono di Claude Rains, viene costretto ad un’evoluzione assolutamente immotivata e schizofrenica. Ci mette del suo anche Tommy Lee, marito della protagonista, che confeziona una colonna sonora il più delle volte inascoltabile. A conti fatti, comunque, la cosa più triste di Barb Wire è che il risultato finale non è neanche così disastroso, se messo a confronto con infiniti analoghi tra gli action degli anni Novanta che hanno regalato perfino di peggio. Non che questo vada esattamente a favore di Hogan e del suo film.

TITOLO ORIGINALE: Barb Wire

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