CANALE 8, 13.30: Mangia prega ama

mangia-prega-amaMANGIA PREGA AMA di Ryan Murphy. Con Julia Roberts, Javier Bardem, Viola Davis, Richard Jenkins. USA, 2010. Drammatico.

Tratto dal libro Mangia, prega, ama – Una donna cerca la felicità di Elizabeth Gilbert, Mangia prega ama ha vinto un COFCA Award ed uno Yoga Award, ed ha ricevuto una nomination ai Black Reel ed una ai Satellite Award. Elizabeth Gilbert, scrittrice americana di successo, vive una profonda crisi esistenziale dopo il difficile divorzio dal marito Steven ed il fallimento della successiva storia con David. Volendo dedicare finalmente un po’ di tempo a sé sola, la donna si prende un anno sabbatico e parte alla volta dell’Italia, cui seguirà un periodo in India ed uno in Indonesia, alla ricerca dell’io che ha sempre evitato di conoscere, annullandosi in una relazione dopo l’altra.

Il libro di memorie di Elizabeth Gilbert Mangia, prega, ama è stato un bestseller mondiale, la storia di una donna in cerca di se stessa che viaggia per il mondo ed impara a definirsi indipendentemente dalla relazione con le persone che la circondano, uomini in particolare; ci sono voluti tre anni prima che la Plan B Entertainment riuscisse ad accaparrarsi i diritti e a mettere insieme i 60 milioni di dollari di budget, ma alla fine, per la regia del Ryan Murphy della serie American Horror Story, il film può vedere la luce. Ora, già il libro originale era un concentrato di filosofia New Age che incrociava lo stile del diario di viaggi con quello del manuale di auto-aiuto, un’autocelebrazione più che un’autobiografia; il film non è da meno, anzi, riesce a peggiorare perfino il materiale di partenza, mantenendo intatta la disarmante superficialità del polpettone filosofico spiritualista della Gilbert, aggiungendo una buona dose di stereotipi quando va bene imbarazzanti. Julia Roberts è la scrittrice che in barba ai consigli di Seneca gira per il mondo alla ricerca di se stessa, confezionando né più né meno un filmino delle vacanze di quelli che solitamente annoiano i parenti che se li sorbiscono come diapositive; più che i personaggi, i principali coprotagonisti sono perciò i paesi che la donna visita, veri e propri luoghi dell’anima che vanno ad incarnare i tre inviti/imperativi del titolo. Si parte ovviamente con un’America iper-affaccendata, frenetica ma culturalmente viva e feconda, che sembra l’unico posto al mondo in cui qualcuno lavori e che offre una diversità etnica e culturale che è immancabilmente una versione concentrata di tutte le filosofie, le religioni e le ideologie del resto del mondo; segue l’Italia in un’imbarazzante versione da Secondo Dopoguerra, con giovanotti che gesticolano a caso dietro belle passanti, una padrona di casa siciliana che spiega come farsi un bagno caldo riempiendo la vasca con il bollitore del tè, famiglie numerosissime e l’immancabile pizza, in una visione da cartolina distorta buona giusto per gli States; non va meglio con l’India, in cui la specificità politica, religiosa e sociale del paese è brutalmente strizzata in un ashram che somiglia in modo inquietante alla pubblicità di un centro yoga, ma se non altro ha il merito di regalare una Julia Roberts in voto di silenzio per qualche minuto; si conclude il tour con Bali, in una serie di panorami da agenzia di viaggi che potrebbero essere ritagliati a caso da qualsiasi rivista. Non va meglio con i coprotagonisti veri e propri, da Billy Crudup che è la risibile parodia di un ex marito (tremenda la scena della “dedica”) a Viola Davis che deve ricordare al pubblico come deve apparire al cinema la donna emancipata, dall’infantile ed egocentrico James Franco all’uomo perfetto di Javier Bardem, una galleria di improbabili ritratti da cui riesce ad uscire dignitosamente giusto Richard Jenkins, che trae il meglio che può da un personaggio comunque scritto coi piedi. Di stereotipo in stereotipo, di luogo comune in luogo comune, Mangia prega ama si trascina stancamente per più di dure ore di film, in un viaggio alla ricerca dell’equilibrio interiore della protagonista quanto del buon gusto del regista. Romanticismo artificiale, ricette pronte per risolvere crisi esistenziali e drammi individuali, banalità e superficialità a palate: probabilmente il mondo si merita perle di saggezza di questo tipo, ma chi non le cerca preferirebbe fossero centellinate in dosi meno nocive.

TITOLO ORIGINALE: Eat Pray Love

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