AL CINEMA: The Great Wall

THE GREAT WALL di Zhang Yimou. Con Matt Damon, Tian Jing, Pedro Pascal, Andy Lau. USA, Cina, 2016. Fantastico.

Ventesimo film di Zhang Yimou, The Great Wall è anche il suo primo diretto in lingua inglese. Intorno al 1000 d.C., due mercenari europei, l’inglese William Garin e lo spagnolo Pedro Tovar, sono gli unici due sopravvissuti di una spedizione che si è spinta fino in Cina per ottenere il segreto della leggendaria “polvere nera”, un’arma più potente di qualunque altra. Giunti alla Grande Muraglia, però, i due scoprono un segreto ben più oscuro: da secoli, i guerrieri dell’Ordine Senza Nome proteggono il mondo dai Taotie, voraci e inarrestabili mostri. I due soldati dovranno scegliere se continuare con la propria missione, oppure se restare e combattere per il futuro dell’intera umanità.

È ormai un dato di fatto che il cinema cinese sia in grado di rivaleggiare con quello americano in termini di mezzi di produzione e di prolificità, peraltro grazie anche ad un sempre maggior numero di studi di produzione occidentali acquistati dalla Wanda e da altre compagnie orientali. A ribadire con forza il concetto ci pensa Zhang Yimou, regista cinese tra i più conosciuti ed apprezzati all’estero, che a causa di vicende personali che nel 2013 l’hanno messo in rotta col proprio governo (ha infranto quella che al tempo era la “legge del figlio unico” mettendo al mondo sette figli) si trova a dover dirigere un film decisamente lontano dal suo stile e dalla sua poetica abituali, che serva soprattutto a testimoniare la raggiunta autonomia e la futura egemonia della Cina nel settore cinematografico. The Great Wall è né più né meno che un blockbuster commerciali che segue fedelmente le regole del filone, un film spettacolare con effetti all’avanguardia, che non ha altre pretese se non quella di intrattenere il proprio pubblico…e dimostrare al contempo che il cinema cinese è più che in grado di farlo. Matt Damon interpreta lo stesso ruolo che fu di Antonio Banderas ne Il 13° guerriero di John McTiernan, uno straniero in un paese lontano che si ritrova coinvolto in una guerra contro forze soprannaturali, conquistato da una cultura a sé aliena ma capace di arricchirla con elementi della propria; come spalle occidentali, presenti solo il sempre machiavellico Willem Dafoe ed il cileno Pedro Pascal, capace quest’ultimo di regalare alcuni dei momenti più divertenti del film; il resto del cast è composto unicamente da star cinesi, in un ensemble impressionante che va da alcuni volti noti anche in Occidente come Andy Lau o Eddie Peng, ad altri del tutto o quasi sconosciuti da noi ma celebri in patria, come la glaciale Tian Jing, Hanyu Zhang o Lu Han. La trama vede l’impressionante esercito dell’Ordine Senza Nome, vestito in coloratissime armature che paiono uscite da I cinque samurai, combattere contro dei mostri alieni a metà tra dinosauri e sciacalli in una feroce lotta per la sopravvivenza, con dinamiche che richiamano da vicino l’Aliens – Scontro finale di James Cameron e che mette (felicemente) alla prova gli effetti speciali a disposizione della produzione. Scavando poco più a fondo del tripudio di coreografie studiatissime e godibilissime e di fantasiosi anacronismi, è impossibile non rilevare qualche inserzione squisitamente propagandistica: già la premessa, con una Cina impegnata a difendere silenziosamente l’intero pianeta da una minaccia sotterranea e letale (sarà un caso che la veduta aerea dei Taotie attorno alla regina somigli in modo impressionante a quelle dei pellegrini che si accalcano alla Ka’ba?), basterebbe, ma anche i successivi sviluppi, con i nobili cinesi che insegnano agli occidentali che combattono solo per amore del profitto a lottare per una causa più alta, lasciano pochi dubbi su dove penda l’ago della bilancia in questa coproduzione. Volendo sorvolare sui non troppo secondari aspetti politici, The Great Wall è e rimane un blockbuster che mantiene ciò che promette, con uno spettacolo sempre ad altissimi livelli, trovate ricche di inventiva e personaggi ben delineati, un’avventura sul filone del fantastico che unisce le aggraziate coreografie di combattimento da wuxiapian a scene di massa in stile World War Z, in una commistione che sa valorizzare entrambe le sensibilità e tradizioni. Sia come film in sé che come manifesto di un avvicinamento culturale inevitabile, decisamente interessante.

TITOLO ORIGINALE: Cháng Chéng

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