PREMIUM CINEMA 2 HD, 08.12: Il prefetto di ferro

IL PREFETTO DI FERRO di Pasquale Squitieri. Con Giuliano Gemma, Stefano Satta Flores, Francisco Rabal, Claudia Cardinale. Italia, 1977. Biografico.

Tratto dall’omonimo romanzo di Arrigo Petacco, Il prefetto di ferro ha vinto un David di Donatello ed il premio al Miglior Attore (Gemma) al Festival Internazionale del Cinema di Karlovy Vary. 1925: il regime fascista sta consolidando il proprio dominio su tutta Italia, ma in Sicilia la presenza endemica della mafia crea un potere concorrenziale pericoloso. Per mettere fine alla piaga della criminalità organizzata Mussolini fornisce poteri speciali al nuovo prefetto, Cesare Mori, che arriva a Palermo con l’intenzione di affrontare la mafia in una lotta senza quartiere, utilizzando anche mezzi militari, se necessario. I primi successi di Mori, però, espongono un potere perfino più ramificato e radicato di quanto i primi rapporti lasciassero intuire…

Nel 1975, il futuro direttore de La Nazione Arrigo Petacco aveva scritto Il prefetto di ferro. L’uomo di Mussolini che mise in ginocchio la mafia, un romanzo biografico sulle gesta di Cesare Mori, una figura indubbiamente affascinante, passato alla storia per la sua lotta senza quartiere alla malavita in Sicilia, anche con metodi decisamente poco ortodossi, e per essere tra i rari casi di un esponente delle forze dell’ordine non fascista (anzi, a suo tempo oppositore dello squadrismo) cui fu affidato da Mussolini in persona un incarico di pressante responsabilità e, successivamente, di prestigio. Pasquale Squitieri approccia il libro di Petacco e lo riadatta per il grande schermo assieme a Ugo Pirro. Ad interpretare l’inflessibile e determinato Mori viene scritturato uno straordinario Giuliano Gemma, che porta in scena un “prefetto di ferro” granitico e privo di compromessi, una personalità tutta d’un pezzo che si inimica in un paio di giorni una realtà sociale ed una crescente élite politica prone ad accordi e patti di qualunque tipo; catturati nel fuoco incrociato della guerra di Mori alla mafia rimangono coinvolti una serie di personaggi secondari tratteggiati con poche, decise pennellate, che li rendono comunque indimenticabili e potenti: Claudia Cardinale è la voce del popolo, donna che non sta né coi mafiosi né coi “piemontesi” (il governo), capace di incarnare tutte le contraddizioni di una popolazione così come le sue ferite; Francisco Rabal porta dignità e quasi signorilità al suo Don Calogero Albanese, capo di una banda di briganti fermamente convinto della necessità del proprio ruolo e della propria attività in Sicilia, capace di sottolineare le ipocrisie e gli inganni di uno Stato visto sempre e comunque come nemico; seguono l’onesto ma dubbioso Stefano Satta Flores, il brutale Rik Battaglia, il corrotto Enzo Fisichella, tutti tasselli in un mosaico che non tenta di dirimere una complessità sociopolitica ancora per molti versi insoluta, narrandone anzi le origini moderne e ridimensionando quello che storicamente è considerato tra i più grandi successi nella lotta a Cosa nostra. La regia di Squitieri è asciutta e acuta, e Il prefetto di ferro viene girato come una sorta di western, con contaminazioni di poliziesco all’italiana, dramma storico e perfino film di guerra, con l’assedio di Gangi raccontato coi toni epici di una guerra di frontiera, in una spettacolarità che rende l’idea dell’enormità dell’iniziativa di Mori. Tra duelli in pieno sole, esecuzioni, battaglie campali e intrighi di palazzo, la parabola di Mori passa attraverso azioni legali, arresti di massa, attentati falliti ed un inevitabile “promoveatur ut amoveatur” che, prendendosi qualche licenza dai fatti storici, segnala una lotta alla mafia da subito segnata dall’ipocrisia di chi caccia i briganti dalle campagne ma non i “gentiluomini” che li comandano dai palazzi del governo, in una corruzione endemica che non è stata risolta con Mori e che ha avuto modo di prosperare di nuovo dopo la guerra. Squitieri non fa sconti, trasforma la vicenda del prefetto di ferro in una feroce accusa al presente, con un film potente ed essenziale quanto il suo protagonista. Fuori dal rischio di qualunque tono scolastico, Il prefetto di ferro arriva dove vuole arrivare, con una forza espressiva ancora oggi notevole.

TITOLO ORIGINALE: Il prefetto di ferro

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