PREMIUM CINEMA HD, 16.00: La notte del giudizio – Election Year

LA NOTTE DEL GIUDIZIO – ELECTION YEAR di James DeMonaco. Con Frank Grillo, Elizabeth Mitchell, Betty Gabriel, Mykelti Williamson. USA, 2016. Thriller.

Sequel de La notte del giudizio – Anarchia di DeMonaco, La notte del giudizio – Election Year ha ricevuto una nomination agli iHorror Award, una ai BloodGuts UK Horror Award, una ai People’s Choice Award ed una ai Rondo. 2040: la senatrice democratica Charlie Roan ha guadagnato terreno nella corsa alle elezioni presidenziali denunciando pubblicamente i Nuovi Padri Fondatori per aver utilizzato la Notte dello Sfogo per arricchirsi. Questi, affatto contenti che il proprio candidato Edwige Owens sia in svantaggio, revocano per l’imminente Sfogo l’immunità per le alte cariche politiche, progettando di uccidere la Roan. Il capo della sicurezza della senatrice è il sergente Leo Barnes, che dovrà proteggere Roan dai “normali” criminali dello Sfogo, e dalle task force governative sulle sue tracce.

A due anni di distanza dal notevole Anarchia, James DeMonaco torna per concludere la trilogia de La notte del giudizio, alzando ulteriormente l’asticella e mettendo la parola fine (con immancabile punto interrogativo finale) alla saga che vede l’America impegnata nell’annuale Sfogo, che legalizza per dodici ore ogni crimine, omicidio incluso. Con Election Year, DeMonaco continua sul filone del thriller fantapolitico, seguendo stilisticamente e tematicamente la falsariga di Anarchia e riciclandone anche il protagonista, un Frank Grillo meno cupo e tormentato, più in secondo piano in un cast più ampio che nel film precedente, ma comunque memorabile. Tutta l’attenzione, stavolta, va alla Charlie Roan di Elizabeth Mitchell, senatrice democratica sopravvissuta da ragazza allo Sfogo e determinata a mettervi fine, anche e soprattutto svelando gli interessi economici che portano i Nuovi Padri Fondatori a sostenere la carneficina annuale; i temi di Anarchia tornano tutti ma, quasi DeMonaco si fosse spaventato per le sue possibili interpretazioni populiste, in Election Year si sposta l’ago della bilancia nuovamente sulla classe politica istituzionale, mettendo in scena un dibattito tra democratici e repubblicani, tra promotori del controllo delle armi e delatori dello stesso, che non può non riecheggiare lo scontro tra Hillary Clinton e Donald Trump contemporaneo all’uscita del film. Nello scontro, prima politico poi decisamente più diretto, tra la senatrice controcorrente e la bieca e corrotta classe governante, si inseriscono più o meno volontariamente il negoziante Mykelti Williamson, l’infermiera-guerriera Betty Gabriel, il commesso Joseph Julian Soria, il rivoluzionario Edwin Hodge ed altri, impegnati nella solita guerriglia urbana contro i sempre più appariscenti maniaci mascherati (odiosa e inquietante la Kimmy di Brittany Mirabile) e gli immancabili agenti governativi, stavolta capeggiati dal neonazista Terry Serpico. Di spunti nuovi ce ne sono pochi, ma interessanti, a partire dal “turismo della morte” che vede cittadini di altri paesi arrivare negli States apposta per partecipare allo Sfogo, in una perversa parodia di altri (ma analoghi) tipi di “turismo interessato” che interessano varie parti del mondo. In Election Year, DeMonaco perde un po’ del proprio ottimismo socialista, e la popolazione in primis è vista come volontaria complice della propria schiavitù e, a conti fatti, del proprio assassinio, in una serie di spaccati sullo Sfogo che culminano in una chiusa angosciante e quasi profetica, se affiancata al risultato delle elezioni presidenziali del 2016. Tensione e ritmo non mancano, e la brutalità di certe sequenze è sempre accompagnata dal sacro furore della lotta di classe, ma complice la volontà di offrire una via d’uscita percorribile alla distopia che lui stesso ha creato, DeMonaco chiude con un finale talmente naïve da fare tenerezza, un’esplosione di buonismo del tutto fuori luogo che ribadisce e preserva la sacralità ed intoccabilità del sistema elettorale democratico. Prima di rischiare di rovinare tutto con un finale puerile, Election Year porta a conclusione le riflessioni iniziate nel 2013, punta il dito contro le eminenze grige della finanza che controllano la politica degli Stati e contro i populismi che parlano alla pancia degli elettori fomentando la loro rabbia e portandoli inevitabilmente a fare gli interessi dei primi, rilancianado il cinema di serie B a livello globale con un attacco al sistema di un’innegabile potenza immaginifica e visiva. Decisamente inferiore al secondo capitolo, ma comunque un finale degno e coerente.

TITOLO ORIGINALE: The Purge: Election Year

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