SKY CINEMA 1 HD, 21.15: Lo chiamavano Jeeg Robot

LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT di Gabriele Mainetti. Con Claudio Santamaria, Ilenia Pastorelli, Luca Marinelli, Antonia Truppo. Italia, 2015. Fantastico.

Film d’esordio di Gabriele Mainetti, Lo chiamavano Jeeg Robot ha vinto quarantasei premi internazionali, tra cui otto David di Donatello, ed ha ricevuto altre ventisei nomination, nove delle quali sempre ai David. Enzo Ceccotti è un criminale, un ladro di Tor Bella Monaca. Un giorno, fuggendo dalla polizia, Enzo si nasconde nel Tevere, ma viene contaminato da scorie radioattive scaricate nel fiume: le sostanze gli danno incredibili poteri, che lui usa ovviamente per furti sempre più ambiziosi. Una ragazza ritardata, Alessia, figlia di un amico ucciso, riconosce in Enzo l’eroe dell’anime Jeeg robot d’acciaio, e lo sprona ad usare i suoi poteri per la giustizia. Per niente convinto, Enzo dovrà compiere velocemente una scelta quando le sue gesta lo mettono in diretta concorrenza con lo Zingaro, un boss particolarmente violento ed eccentrico…

Il genere supereroico, in Italia, non ha mai avuto troppo successo: dagli ingenui giocattoloni con più entusiasmo che mezzi tecnici a disposizione, come il Poliziotto superpiù di Sergio Corbucci, alle piatte scopiazzature dei modelli americani come Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores, i supereroi nostrani si sono sempre rivelati, per un verso o per un altro, deludenti. A rompere la nefasta tradizione arriva Gabriele Mainetti, attore romano qui al suo lungometraggio d’esordio, che firma un film inaspettatamente interessante, che riesce a sposare lo spirito romano con il respiro e la caratterizzazione degli eroi Marvel, condendo il tutto con qualche contaminazione dalla tradizione popolare giapponese e dai crime drama nostrani. Lo chiamavano Jeeg Robot si impone subito per un impianto narrativo ed una struttura che hanno poco da invidiare al modello americano, complice una sceneggiatura firmata da Nicola Guaglione e Roberto “Menotti” Marchionni che sa calare un genere nato, cresciuto e perfezionato oltreoceano in una Roma che riesce a non perdere la propria identità e la propria personalità. Il principale punto di forza del film è il protagonista, Enzo “Jeeg Robot” Ceccotti, interpretato da un bravissimo Claudio Santamaria: Mainetti evita il “rischio Salvatores” mettendo in scena un “super” ben poco “eroe”, un coatto disadattato, becero, violento, un anti-eroe egoista e infantile, un omone con la forza di un tir e la personalità di un quindicenne; non meno disadattati i comprimari, che smontano uno per uno i topoi narrativi del genere: la donna dell’eroe è un’altrettanto brava Ilenia Pastorelli, una bambina nel corpo di una donna che, con una disarmante innocenza infantile, riesce a portare fuori l’improbabile eroe in Enzo; il cattivo è lo Zingaro, un Luca Marinelli rigorosamente sopra le righe, una sorta di versione burina del Joker di Heath Ledger, boss eccentrico e appariscente fissato con Anna Oxa e nostalgico di una vecchia apparizione a Buona domenica, sadico, crudele e del tutto folle, rigorosamente privo dell’aura maestosa del solito villain e anzi umiliato più di una volta in una serie di anti-climax paradossali. Mainetti mette su un ottimo spettacolo, caratterizzato da un ritmo quasi ineccepibile, ma non si scorda di aggiungere un inquietante sottotesto che giustifica l’intera operazione di “importazione di genere”: la Roma abitata da Jeeg Robot e dallo Zingaro è una metropoli messa in ginocchio da attentati terroristici continui, attacchi che vengono da un nemico senza volto e senza nome (i TG in sottofondo attribuiscono le ultime bombe ora alla “sinistra estremista”, ora alla “destra oltranzista”), alla disperata ricerca di un eroe che possa proteggerla…anche uno rozzo e scalcinato come Jeeg. Tra ovvi rimandi a Gō Nagai ed altri meno ovvi a Luc Besson ed a Quentin Tarantino, Lo chiamavano Jeeg Robot intriga e stupisce, e per quanto a volte metta seriamente alla prova chiunque non abbia totale dimestichezza con il dialetto capitolino, regala un’opera indubbiamente ambiziosa ma riuscitissima. Finalmente, pare che il cinema popolare italiano stia riuscendo a disincagliarsi dalla palude di commedie sentimentali e cinepanettoni che l’hanno ammorbato negli ultimi decenni.

TITOLO ORIGINALE: Lo chiamavano Jeeg Robot

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1 Comment

  1. Rispetto ai cinecomic americani paga dazio sul fronte dell’azione, ma sotto il profilo della sceneggiatura dimostra ben altra profondità rispetti ai cugini Marvel. Un bel personaggio, il protagonista; raccontata benissimo anche la comprimaria.

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