AL CINEMA: La bella e la bestia

LA BELLA E LA BESTIA di Bill Condon. Con Emma Watson, Dan Stevens, Luke Evans, Kevin Kline. USA, 2017. Fantastico.

Remake dell’omonimo film di Gary Trousdale e Kirk Wise, La bella e la bestia è tratto dall’omonima fiaba di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont. Francia, XVII secolo: nel remoto paesino di Villeneuve, la colta e sofisticata Belle tenta senza successo di trovare il proprio posto in una vita di paese che le sta stretta, e sogna un mondo di avventure…che finisce per ottenere, quando suo padre, l’artigiano Maurice, finisce prigioniero in un castello nascosto nella foresta. Belle prende il posto del padre, e si ritrova ostaggio di una mostruosa bestia antropomorfa, in compagnia di mobili e oggetti animati. L’intero castello, infatti, è vittima di un potente incantesimo, e Belle potrebbe essere proprio la chiave per spezzare il maleficio…

In casa Disney continua la foga del remake, e dopo Alice nel Paese delle Meraviglie, La bella addormentata nel boscoCenerentola Il libro della giungla torna in sala anche l’amatissimo La bella e la bestia, affidato al Bill Condon degli ultimi due Twilight nella transizione da cartone animato a film live action. La base è tanto il classico d’animazione del 1991, rifatto quasi identico, quanto il musical di Broadway del 1994, da cui vengono mutuate alcune delle canzoni aggiuntive, fortunatamente sempre musicate da un bravissimo Alan Menken. Il villaggio, il castello, i costumi, tutto è ricostruito con dovizia di particolari per riportare il più possibile invariata la magia del cartone originale, restituendone gran parte del fascino, e conquistando con una filologia incredibile, che sfiora a più riprese il remake frame by frame. Anche i personaggi principali ritrovano una propria controparte “umana” quasi perfetta, a partire dalla coppia Emma Watson/Dan Stevens, che seppure funzionando a tratti quando i due si trovano a reggere la scena da soli, regala invece memorabili duetti resi ancora più godibili da una sceneggiatura che aggiunge una buona dose di humour al copione originale; non delude neanche il villain Gaston, interpretato da un Luke Evans chiaramente divertito e inaspettatamente dotato di una voce strepitosa, probabilmente il miglior cantante in scena; Kevin Kline ha il ruolo secondario ma non troppo del padre svampito ma amorevole, mentre dietro i numerosi oggetti animati si nasconde una pletora di star che funziona egregiamente anche col semplice doppiaggio, con Ewan McGregor che si lancia in un divertente ed improbabile accento francese, Ian McKellen che borbotta per metà film e si lancia sul finale in numeri à la Gandalf nella difesa del castello, Stanley Tucci che riscopre le proprie radici rispolverando l’accento italiano e Emma Thompson che riesce nella non facile impresa di non fare rimpiangere Angela Lansbury. Il film scorre via piacevole, tra un numero musicale e l’altro, alla riscoperta di colori e canzoni che hanno segnato l’infanzia di molti fino all’immancabile happy ending, lasciando qualche dubbio però sull’effettiva utilità, fuori da ragioni di botteghino, di un remake che segue pedissequamente il modello originale, senza osare cambiamenti sullo stile di quelli che avevano reso invece molto interessante Il libro della giungla di Jon Favreau. Se a livello di trama non cambia effettivamente niente rispetto al classico d’animazione, a livello stilistico invece si notano una serie di aggiunte non sempre necessarie, quasi mai apprezzabili: l’inevitabile buonismo che fa parte della definizione stessa di “fiaba Disney” si trasforma, nelle mani di Condon, in un trionfo del politicamente corretto più becero e ingombrante, che distrae continuamente dalla storia con aggiunte di casting del tutto incoerenti con un’ambientazione storica e geografica stavolta esplicitamente richiamata (la quantità di personaggi di colore presenti in un paesino sperduto nei boschi della Francia del Settecento è imbarazzante, tanto più che uno di questi è il prete del villaggio, il Père Robert di Ray Fearon, anacronisticamente l’unico a opporsi ad una spedizione anti-stregoneria in una specie di razzismo al contrario) ed altre di tenore più psicologico inutili quando non ridondanti (spiegare il carattere della bestia con un’infanzia infelice rischia perfino di vanificare il senso stesso della fiaba). Peccato, perché La bella e la bestia è e rimane una bella fiaba, sontuosa e visivamente coinvolgente, ricca di momenti emozionanti e divertenti…peccato che, riproposta nel 2017, sia stata travolta dalla valanga di ipocrisia salva-coscienze di un imperante politically correct.

TITOLO ORIGINALE: Beauty and the Beast

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