SKY CINEMA HITS HD, 19.35: Il vizietto

IL VIZIETTO di Édouard Molinaro. Con Ugo Tognazzi, Michel Serrault, Michel Galabru, Rémi Laurent. Italia, Francia, 1978. Commedia.

Tratto dall’opera teatrale La Cage aux Folles di Jean Poiret, Il vizietto ha vinto cinque premi internazionali ed ha ricevuto altrettante nomination, tre delle quali agli Oscar (Miglior Regia, Migliore Sceneggiatura Non Originale, Migliori Costumi). Saint-Tropez: il popolare locale “La Cage aux Folles” è diretto con successo da Renato Baldi e dal suo compagno, Albin Mougeotte. Una sera al locale arriva Laurent, figlio dell’unica relazione eterosessuale avuta da Renato: il ragazzo annuncia il proprio imminente matrimonio…proprio con Adrienne Charrier, figlia del politico ultraconservatore Simon Charrier. Per convincere i suoi a dare l’approvazione al matrimonio, Adrienne finge che la famiglia di Laurent sia “per bene” e tradizionale, ma quando i consuoceri arrivano a incontrarsi…

Nel 1973, la commedia La Cage aux Folles di Jean Poiret aveva riscosso un notevole successo in Francia, affollando i teatri con uno humour leggero e brioso, capace di conquistare il pubblico con una storia priva di morbosità in qualunque senso ma spietatamente satirica. È stato però col film del 1978 che l’opera è diventata un vero e proprio fenomeno di culto: due sequel (Il vizietto II sempre di Molinaro e Matrimonio con vizietto di Georges Lautner), un musical a Broadway, un remake americano (Piume di struzzo di Mike Nichols) e una serie televisiva (Adam and Yves, mai prodotta), con un titolo italiano diventato proverbiale, per quanto nel senso diametralmente inverso a quello usato nel film. Il vizietto è, prima di tutto, un fenomeno di costume, un film conosciutissimo e amatissimo grazie soprattutto all’incredibile verve e all’innegabile talento dei due protagonisti, Ugo Tognazzi e Michel Serrault, che reggono l’intero film praticamente da soli. Tognazzi è il posato e paziente Renato, buongustaio e uomo d’affari caratterizzato dal “vizietto” del titolo, ovvero un saltuario e momentaneo interesse verso il sesso femminile; Serrault è una controparte perfetta col suo Albin, un travestito esagerato ed estroso, che si distingue con barocchi e appariscenti numeri musicali con l’alias Zazà Napoli. La calma e l’aplombe dell’uno si sposano perfettamente con l’eccentrica vitalità dell’altro, in una coppia che sullo schermo funziona benissimo; a completare/frammentare il quadro si inserisce Michel Galabru col suo Charrier, politico della destra conservatrice che col suo “Partito per l’ordine morale” lotta esattamente contro tutto quello che i due proprietari della “Cage aux Folles” (letteralmente la “Casa delle matte”, gergalmente anche la “Casa delle checche”) rappresentano. Lo scontro tra il bigottismo della destra e il progressismo di quello che sarebbe diventato anni dopo il mondo LGBT (e ancora più recentemente LGBTQIA) viene trattato con un’indiscutibile classe, ed un tema all’epoca scabroso come l’omosessualità trova una rappresentazione priva di moralismi, toni scandalistici o pruriginosi, con leggerezza e freschezza, per quanto ammantato di una satira nemmeno troppo sottile che si prende gioco di pregiudizi e luoghi comuni. A distanza di quarant’anni, però, Il vizietto ha perso gran parte della propria forza espressiva: con un umorismo che traeva la propria efficacia soprattutto dallo scherzare su temi considerati scabrosi, lo sdoganamento degli stessi temi ha tolto qualcosa alla vis comica e satirica del film, che non regge la prova del tempo e si dimostra una pellicola legata in maniera indissolubile alla propria epoca, incapace di mantenersi con il passare degli anni. Di ciò che ha reso così amato e popolare Il vizietto rimane una grandissima prova attoriale di Ugo Tognazzi e di Michel Serrault, un gusto eccentrico ma a tratti irresistibile per costumi e interni, ed una regia di stile; il resto, è rimasto negli anni Settanta.

TITOLO ORIGINALE: La Cage aux Folles

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