IRIS, 01.30: Non si sevizia un paperino

NON SI SEVIZIA UN PAPERINO di Lucio Fulci. Con Tomas Milian, Barbara Bouchet, Florinda Bolkan, Marc Porel. Italia, 1972. Thriller.

Venticinquesimo film di Lucio Fulci, Non si sevizia un paperino è anche il suo terzo thriller. Ad Accendura, in Basilicata, un bambino viene brutalmente ucciso: per l’omicidio viene arrestato un minorato del paese, ma quando la mattina dopo ancora un altro bambino viene assassinato, la polizia si convince dell’innocenza del primo sospettato. Quando un terzo bambino viene ritrovato morto, i sospetti si spostano prima su Patrizia, giovane cittadina arrivata in Basilicata per disintossicarsi, e poi sulla “maciara”, la locale fattucchiera. Un giornalista di cronaca nera, Andrea Martelli, non è convinto dalla versione ufficiale, e svolge indagini per conto proprio sugli infanticidi.

Decisamente poliedrico nella scelta dei generi, il regista Lucio Fulci era però rimasto scottato dall’ultima commedia, Nonostante le apparenze…e purché la nazione non lo sappia…all’onorevole piacciono le donne, che era stato penalizzato dal pubblico, snobbato dalla critica e assalito dalla censura. Cavalcando il successo del momento, con la rinascita del “thrilling” all’italiana avviata da Dario Argento, Fulci torna al giallo/thriller che gli aveva portato una buona risposta con Una sull’altra Una lucertola con la pelle di donna. Da una parte, Non si sevizia un paperino mantiene tutti i canoni ormai diventati ricorrenti nel sottogenere: una forte carica erotica, omicidi brutali conditi da un gore rigorosamente artigianale, una totale sfiducia nei confronti delle effettive possibilità della polizia di scovare un assassino, un titolo improponibile, una colonna sonora funzionale all’accrescimento della tensione nelle scene madri; dall’altra parte, però, il film rivoluziona quegli stessi canoni, modificando alcuni elementi in modo da rinnovare la formula e riproporne una versione poi a sua volta copiata infinite volte successivamente. Intanto l’ambientazione, originariamente pensata per essere un quartiere operaio a Torino, è spostata nell’immaginario paesino lucano di Accendura (il nome è ispirato ad Accettura, in provincia di Matera), uno scenario (quasi) sempre in pieno sole e rurale, contrapposto ai cupi paesaggi urbani del canone; Fulci, poi, sfida la censura con un giallo in cui le vittime sono tutte bambini, costruendo una storia morbosa e disturbante che tocca numerosi temi scabrosi, più o meno direttamente, aggiudicandosi un divieto ai minori di 18 anni ma riuscendo a toccare nervi scoperti nella sensibilità collettiva e nel perbenismo di massa. Lo svolgimento del giallo vero e proprio è un gioco di specchi e di scatole cinesi che, da ultimo, richiede come sempre al pubblico di sospendere del tutto qualsiasi incredulità e qualsiasi considerazione logica, con salti narrativi improbabili e rivelazioni dentro rivelazioni che mettono alla prova il conclamato realismo della pellicola (per quanto molto meno di altri film analoghi); dove Non si sevizia un paperino fa centro e rimane ancora oggi una denuncia inaspettatamente efficace non è tanto nella trama principale quanto nella cornice, che conserva gran parte della potenza sia visiva che tematica. Nonostante il non trascurabile effetto che hanno gli infanticidi del film, la scena che più rimane impressa e che col tempo è arrivata a diventare simbolo della pellicola stessa è senza dubbio il linciaggio della maciara di Florinda Bolkan, un massacro straziante che mette al centro dell’attenzione un’Italia ancora culturalmente arretrata, superstiziosa e violenta, con un male che nasce dall’ignoranza prima ancora che dalla cattiveria, e che sfida tra polvere e sangue la propaganda mediatica del boom economico; non manca anche una diretta accusa nei confronti della Chiesa cattolica e della sua morale, così come verso uno Stato distante e disinteressato. Nonostante gli evidenti limiti che accomunano perlopiù tutte le pellicole di genere dell’epoca, Non si sevizia un paperino si mantiene potente e curiosamente profondo grazie ad uno spirito critico e fortemente anti-autoritario, capace di illuminare gli angoli più nascosti di una società a cui piace pensarsi civile e ricordare senza timore di censura e senza ipocrita delicatezza tutta la polvere spazzata sotto il tappeto dal Secondo Dopoguerra in poi. Simili livelli, Fulci non ne ha mai più raggiunti.

TITOLO ORIGINALE: Non si sevizia un paperino

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