STUDIO UNIVERSAL, 10.55: Miracolo sull’8ª strada

MIRACOLO SULL’8ª STRADA di Matthew Robbins. Con Hume Cronyn, Jessica Tandy, Frank McRae, Elizabeth Peña. USA,, 1987. Fantascienza.

Quarto film di Matthew Robbins, Miracolo sull’8ª strada ha vinto un Saturn Award ed uno Young Artist Award, ed ha ricevuto una nomination sempre ai Saturn. New York, East Village: Lacey, uno speculatore edilizio, ha acquistato un intero vecchio quartiere, tranne un singolo palazzo fatiscente, i cui inquilini si rifiutano di vendere. Affatto scoraggiato, Lacey manda un suo lacchè, Carlos, a spaventare i residenti perché se ne vadano, e i danni inferti durante la prima sortita sono abbastanza da convincerli ad arrendersi…sennonché il vecchio condominio è stato scelto come casa da una coppia di buffi extraterrestri, capaci di riparare qualsiasi cosa. Spalleggiati dai piccoli alieni, gli inquilini mettono presto in crisi Lacey e i suoi sgherri…

Mick Garris aveva scritto la storia di Miracolo sull’8ª strada come episodio per la serie Storie incredibili, ma il produttore e ideatore della stessa, Steven Spielberg, si innamorò a tal punto dello script da volerne fare un film a sé stante, mettendo, tra gli altri, un esordiente Brad Bird ad ampliare il soggetto per portarlo ai 100 minuti di durata. Il filone fantascientifico di riferimento è indubbiamente quello spielberghiano: lontano da una fantascienza che vedeva negli extraterrestri l’incarnazione di minacce e pericoli incombenti (proliferazione atomica, Guerra Fredda, crisi economica…), gli alieni del “nuovo corso” sono invece visitatori gentili e amichevoli, veri e propri giustizieri che, invece che portare violenza e distruzione, mettono in risalto come di queste l’umanità ne abbia più che a sufficienza per conto proprio. I buffi dischi volanti del film sono dei salvatori che perdono l’aura messianica di altri film targati Spielberg e che si mettono al lavoro più “nel piccolo”, assumendo l’orizzonte dei poveri inquilini che vanno ad assistere e regalando piccole e grandi riparazioni, mettendo a posto, piano piano, anche relazioni umane disastrate assieme ai vari elettrodomestici e locali. Inaspettatamente, il Matthew Robbins de Il drago del lago di fuoco si muove su un versante spiccatamente sociopolitico, e inserisce l’avventura dei piccoli Fix-It all’intero di un vero e proprio scontro di classe, con il ricco e spietato magnate delle costruzioni (Michael Greene) da una parte ed i residenti poveri in canna ma di buon cuore dall’altra, in un gruppo che peraltro è estremamente variegato pur nel suo essere ridotto, includendo una coppia di anziani soli (Hume Cronyn e Jessica Tandy), un pugile afroamericano in pensione (Frank McRae), una ragazza madre ispanica (Elizabeth Peña) ed un artista bianco spiantato (Dennis Boutsikaris). A Tad Kraznowski spetta il compito di rendere espressivi i meccanici alieni, dischi volanti senzienti che arrivano spesso e volentieri a rubare la scena agli attori in carne ed ossa, protagonisti di momenti tenerissimi (il corteggiamento in volo per le strade di New York) ed altri perfino commoventi (il funerale del piccolo nato morto), resi vivi da effetti speciali per l’epoca all’avanguardia. James Horner accompagna il tutto con una colonna sonora leggera ma presente, che riesce ad esprimere le emozioni dei robotici visitatori nelle sequenze in cui mancano umani a cui relazionarsi. Robbins firma una vera e propria fiaba fantascientifica, una storia edificante (in tutti i sensi) e piacevolissima, piena di buon sentimenti ma mai infantile o retorica, capace anche di toccare temi delicati (la demenza senile della Tandy) con una certa consapevolezza, tutto in una confezione divertente e scanzonata. Ormai, quasi un classico.

TITOLO ORIGINALE: *Batteries Not Included

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