IRIS, 21.00: John Wick

JOHN WICK di Chad Stahelski, David Leitch. Con Keanu Reeves, Michael Nyqvist, Alfie Allen, Willem Dafoe. USA, 2014. Azione.

Film d’esordio alla regia di Stahelski e Leitch, John Wick ha vinto un Golden Schmoes, un IGN Award, un SDFCS Award e un Taurus Award, ed ha ricevuto altre sei nomination. Un uomo viene rapinato da una banda di criminali, che irrompono in casa sua, lo picchiano a sangue, uccidono il suo cagnolino e gli rubano l’automobile. L’uomo in questione è John Wick, killer della mala in pensione, e il cane era l’unico ricordo rimastogli dell’amatissima e defunta moglie. Il ragazzino a capo della banda di criminali è Yosef Tarasov, figlio del boss della mafia russa Viggo Tarasov, della più potente famiglia di New York City. Ha inizio una vera e propria guerra.

Quello dei revenge movie, sottogenere action che ruota intorno alla sanguinaria vendetta perpetrata da un protagonista inizialmente “tranquillo” contro cattivi che hanno avuto la pessima idea di farlo arrabbiare, è un filone che recentemente ha conosciuto un vero e proprio revival internazionale, grazie soprattutto all’ormai virale saga di Taken. Si inseriscono nella mischia anche Chad Stahelski e David Leitch (il secondo non accreditato), due ex stuntman diventati poi coordinatori di scene d’azione e, infine, registi, con Derek Kolstad alla sceneggiatura e la Thunder Road Pictures a produrre. John Wick segue in tutto e per tutto i canoni del genere, trova in Keanu Reeves, digiuno di sparatorie dai tempi di Matrix, l’anti-eroe monoespressivo e muscolare di cui ha bisogno, e lo mette contro ad un vero e proprio esercito di gangster russi che paiono il risultato di un incrocio tra Educazione siberiana ed i vecchi film di 007. Inutile cercare qualcosa che somigli ad una storia, letture allegoriche, o perfino un minimo di credibilità: Stahelski e Leitch si immergono totalmente nell’azione, e si limitano a confezionare un prodotto che è pura forma, un susseguirsi di complesse coreografie di combattimento e di adrenalinici inseguimenti che altro non vuole che intrattenere con uno spettacolo senza respiro. Numerosissimi i modelli di riferimento dei due registi esordienti, che pescano a piene mani da predecessori più o meno illustri in un continuo omaggio che si sposta tra Oriente e Occidente senza soluzione di continuità: impossibile non notare assonanze con i tre film della Trilogia della vendetta del coreano Park Chan-wook, così come quelle con The Man from Nowhere di Lee Jeong-beom; tra noir spaghetti western, il monocorde Wick di Keanu Reeves passa attraverso Senza un attimo di tregua di John Boorman e Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone, cita I senza nome di Jean-Pierre Melville e The Killer di John Woo, accumulando ammiccamenti anche a Peckinpah, Friedkin, Lee Marvin e ad infiniti altri, in un collage di sicuro impatto visivo che non nasconde i propri debiti anche nei confronti dei manga giapponesi e del cinema d’arti marziali di Hong Kong. A livello di trama vera e propria, John Wick è scarno ed essenziale, non costruisce né una storia né personaggi che siano in grado di non farsi rubare la scena dal cagnolino dei primi cinque minuti, con l’unica possibile eccezione di Ian McShane, padrone dell’hotel per killer in cui è vietato uccidere (l’unica idea minimamente originale del film). Per chi si accontenta di uno spettacolo pirotecnico di 100 minuti, con sparatorie e botte a non finire, allora John Wick è il film perfetto, privo di qualsiasi approfondimento psicologico o svolta narrativa che possano distrarre lo spettatore dall’azione; chi invece cerca qualcosa di più, anche in un film d’azione, meglio rivolgersi altrove: senza la nostalgica ironia dei Mercenari di Stallone, John Wick sa fin troppe volte di stantio, una copia di John Woo privata della sua eleganza e della sua raffinatezza, decisamente in ritardo sugli anni Ottanta. Per gli appassionati del genere, un divertimento assoluto; per tutti gli altri, una noia mortale.

TITOLO ORIGINALE: John Wick

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