AL CINEMA: La cura del benessere

LA CURA DEL BENESSERE di Gore Verbinski. Con Dane DeHaan, Mia Goth, Jason Isaacs, Harry Groener. USA, Germania, 2016. Horror.

Decimo film di Gore Verbinski, La cura del benessere è il film d’esordio di Douglas Hamilton. New York City: il giovane e ambizioso Lockhart viene scoperto dalla propria azienda a falsare alcuni conti; i suoi superiori chiuderanno un occhio sulla cosa solo se lui andrà in Svizzera a recuperare Pembroke, l’amministratore delegato della compagnia, che ha abbandonato tutto dopo due settimane in una casa di cura sulle Alpi. Lockhart arriva sulle montagne per riportare Pembroke a New York e fargli firmare dei documenti fondamentali prima che l’azienda fallisca, ma come si accorgerà presto non è affatto impresa facile lasciare la clinica diretta dall’amabile dottor Volmer…

Gore Verbinski, regista di B-movie intrappolato nel mondo dei blockbuster, riesce finalmente ad abbandonare Johnny Depp, i suoi Pirati dei CaraibiRango Lone Ranger vari, e torna all’horror, il genere che col remake di The Ring l’aveva lanciato nell’empireo dei registi di successo. Questa volta, però, Verbinski abbandona l’horror nipponico e si dedica ad un insperato e riuscitissimo omaggio ai classici della Hammer, adottando uno stile classicheggiante che non viene “contaminato” dai 40 milioni di dollari di budget. La cura del benessere si muove sui binari dell’orrore psicologico, un giallo sovrannaturale che vede uno spaesato e funzionalmente odioso Dane DeHaan indagare sul mistero che avvolge una splendida casa di cura ricreata nel Castello di Hoenzollern vicino Stoccarda, un’ambientazione da fiaba che stona piacevolmente con gli incubi che si dipanano al suo interno. Verbinski apre su un luogo di orrori disumani e chiude su un altro, lasciando in sospeso il dubbio sull’effettiva differenza tra i due: da un lato il mondo di Wall Street, fatto di relazioni umane inesistenti o fasulle, di turni di lavoro infiniti, di sciacallaggi più o meno finanziari, di darwinismo sociale estremo; dall’altro un castello infestato da leggende sanguinarie, un luogo isolato e sperduto in cui si svolgono orribili esperimenti su inconsapevoli cavie umane, in cui tra oscure cerimonie, unioni incestuose e ipnosi si dipanano i piani di un mostro centenario. DeHaan è carnefice in uno e vittima nell’altro, ma i ruoli continuano a scambiarsi in una confusione percettiva che riguarda prima di tutto lo spettatore, coinvolto in allucinazioni e visioni che lasciano l’orrore ad un livello inizialmente marginale, quasi secondario. Con una scelta tutto sommato coraggiosa considerati i suoi trascorsi, Verbinski privilegia la costruzione della tensione sullo splatter, e lascia serpeggiare una vaga ma costante inquietudine in ogni sequenza, costruita con la precisione certosina di un artista delle immagini e la perizia di un virtuoso della tecnica, lasciando deflagrare solo raramente un gusto per la graficità che non viene comunque meno (la scena in stile Il maratoneta con l’incisivo sano di DeHaan trapanato in primissimo piano è fin troppo facile, ma comunque agghiacciante). Certo, il mistero principale è di immediata intuizione, e c’è ben poco sul versante giallo che non si capisca nella prima metà del film, ma Verbinski è più che altro interessato alla forma della narrazione e delle riprese, e riesce a confezionare un affresco gotico di inaspettata efficacia, con un Jason Isaacs inquietante ma suadente come perfetto anfitrione, ed una altrettanto angosciante Mia Goth come musa. La cura del benessere non spaventa nel vero senso del termine, ma regala una strisciante inquietudine che si annida negli angoli bui dei corridoi, nelle pietre secolari del castello, tra i vapori dei centri termali, in ambulatori medici spaventosi quanto uno studio da dentista (e non è poco), in un continuo omaggio ai classici del genere che guarda affettuosamente ai film con Peter Cushing e Christopher Lee, con un gusto per l’horror “lento” che sorprende in un regista ormai famoso solo per i blockbuster fracassoni. Sensuale e disturbante, conturbante e affascinante, La cura del benessere si impone con un’estetica che pare un anti-Youth ed un gusto per il macabro magari fuori moda ma comunque intrigante, un’impresa che purtroppo non potrà che essere penalizzata al botteghino, ma che regala ad ogni modo insperate soddisfazioni.

TITOLO ORIGINALE: A Cure for Wellness

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