CIELO, 23.15: Miranda

MIRANDA di Tinto Brass. Con Serena Grandi, Andrea Occhipinti, Franco Branciaroli, Franco Interlenghi. Italia, 1985. Erotico.

Tratto da La locandiera di Carlo Goldoni, Miranda è  il quindicesimo film di Tinto Brass. Campagna ferrarese, anni Cinquanta: la locandiera Miranda attende da anni il ritorno del marito Gino, disperso in guerra, e nel frattempo si concede un buon numero di scappatelle, divertendosi a mettere in competizione i vari amanti. Tra le sue frequentazioni fisse spiccano Berto, autotrasportatore morbosamente geloso, Carlo, ex fascista spedito al confine molto ricco e sempre pronto a ricoprirla di costosi regali, e Norman, tecnico americano. Ci sarebbe anche Toni, il garzone della locanda, ma lui pare sinceramente innamorato della donna, e per questo viene da lei tenuto a distanza.

Tinto Brass aveva a suo tempo dichiarato di avere sempre apprezzato Carlo Goldoni, “a partire dal suo nome” (sic…), e di avere idee per ridurre il suo teatro a film. “Ridurre” in questo caso è il termine più appropriato, e dopo la riscrittura di Brass è dura ritrovare in Miranda qualcosa de La locandiera o di Goldoni in generale. La furba e maliziosa Mirandolina della commedia diventa la Miranda del titolo (riportata al significato etimologico del nome “da guardare”, scoperta e mostrata come carne in vetrina dall’invadente e morbosa cinepresa di Brass), una Serena Grandi dalla fisicità prorompente che si concede ben volentieri all’occhio del regista e del pubblico, e che impone un proprio modello di auto-emancipazione seducendo giocosamente quanti più uomini può, separando in maniera netta e precisa la sfera sentimentale da quella sessuale e sfidando le convenzioni dell’epoca e le gelosie degli amanti. Appare presto chiaro, però, come la rivoluzionarietà del personaggio non sia altro che un puro pretesto per permettere a Brass di spogliare la Grandi quante più volte gli è possibile, in un gioco voyeuristico e autoreferenziale che stanca presto. Almeno su carta, Miranda vorrebbe essere un ritratto dell’immediato Secondo Dopoguerra italiano, uno spaccato di un’epoca filtrato attraverso una commedia erotica che dovrebbe fornire uno sguardo smaliziato e scanzonato su temi ancora scomodi; il tutto, però, rimane rigorosamente limitato all’intenzione, se mai c’è stata, e Brass confeziona un soft core fine a se stesso, che tenta timidamente di introdurre tematiche “serie” all’interno di un gioco erotico da guardoni attraverso dialoghi il più delle volte pretestuosi quando non palesemente imbarazzanti, una specie di compromesso in fase di sceneggiatura che finge di richiamare l’attenzione su un contesto storico e sociopolitico che non interessa minimamente al regista. I personaggi, macchiettistici e tagliati con l’accetta, si risolvono in un girotondo di maschere attorno alla protagonista assoluta della Grandi, che se da un lato vorrebbe trasmettere l’idea di un modello femminile forte e indipendente attraverso il modo in cui il proprio personaggio tratta i vari uomini della sua vita, dall’altro cade nell’inevitabile contraddizione di reificarsi per l’occhio impudico e non proprio femminista di Brass e del suo pubblico, decisamente più interessati al suo fisico giunonico che non ai suoi giochi di potere contro il patriarcato. Artificialmente giocoso e fintamente serioso, Miranda fallisce su tutta la linea, e mostra già a distanza di un paio d’anni l’esaurirsi della (poca) carica rivoluzionaria e provocatoria de La chiave, annacquando il tutto in un carosello volgare e grossolano: non è un caso che lo sceneggiatore di cinepanettoni Domenico Saverni si sia fatto le ossa qui come aiuto-regista.

TITOLO ORIGINALE: Miranda

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