SKY CINEMA CULT HD, 03.00: Spider

SPIDER di David Cronenberg. Con Ralph Fiennes, Bradley Hall, Miranda Richardson, Gabriel Byrne. Canada, GB, 2002. Thriller.

Tratto dall’omonimo romanzo di Patrick McGrath, Spider ha vinto tredici premi internazionali, tra cui cinque Chainsaw Award, ed ha ricevuto altre ventiquattro nomination, una delle quali alla Palma d’Oro. Londra, anni Cinquanta: Dennis “Spider” Cleg viene dimesso dall’ospedale psichiatrico in cui era rinchiuso da decenni, e viene trasferito in una casa di cura che lo prepara al reinserimento nella società. La struttura, però, si trova nel quartiere residenziale in cui Spider è cresciuto, ed i luoghi risvegliano in lui i ricordi traumatici della sua infanzia, dall’omicidio dell’amatissima madre al rapporto conflittuale col padre alcolizzato. Pian piano, i ricordi cominciano a distorcere la percezione che Spider ha del presente…

Dopo aver terminato la propria ideale Trilogia dei media con eXistenZ, David Cronenberg passa a un altro progetto ambizioso, la trasposizione filmica del romanzo Spider di Patrick McGrath, un racconto in prima persona che è il lungo monologo di uno schizofrenico che ripercorre i ricordi della propria infanzia e tenta di affrontare il trauma causato dall’omicidio della madre da parte del padre. Il soggetto costringe il regista canadese ad abbandonare l’insistita e perturbante carnalità dei suoi film precedenti, e lo spinge in una dimensione diversa fatta di pura mente, un pensiero onnipresente che si fa concreto nella misura in cui modifica gli eventi, plasma il passato, distorce la percezione del presente. La visione di Cronenberg passa attraverso l’interpretazione di un gigantesco Ralph Fiennes, perfettamente e pienamente calato nel ruolo del fragile Dennis Cleg: compulsivo, asociale, schizofrenico, ossessivo, Fiennes si immerge nella mente frammentata del protagonista trascinando con sé il pubblico in un amarcord degli orrori in cui niente è come sembra, con i fili della tela che dovrebbero collegare volti e accadimenti che si intrecciano in realtà in una follia che nasconde, svela, modifica, mente, deforma, un’esperienza a metà tra la psicanalisi e la mistica in cui è impossibile distinguere il vero dal falso, il reale dal sognato. Perfettamente a proprio agio con la pazzia e le sue derivazioni più immediate, Cronenberg trasforma l’inconscio del proprio protagonista in un luogo fisico, fa tracimare il tempo nello spazio, e costringe lo spettatore a seguire uno spaesato e borbottante Fiennes nell’esame meticoloso di una scena del crimine che è però luogo della memoria, tallonando passo passo il bravissimo Bradley Hall mentre, nei panni del giovane Spider, vive quello che l’adulto ricorda, in un dialogo intergenerazionale che aumenta il senso di scissione psichica. Si adattano a questa percezione falsata i comprimari, a partire da un’eccezionale Miranda Richardson lacerata nel doppio ruolo della madre Mrs. Cleg e della prostituta Yvonne, figura idealizzata e salvifica la prima, spettro di una famiglia distrutta e di un’infanzia perduta la seconda; impegnato con lei in un imperscrutabile balletto spicca la figura del padre Bill di Gabriel Byrne, ora marito devoto ora amante infedele, ora padre gioioso ora violento alcolizzato, presenza inafferrabile ed evanescente che muta assieme ai ricordi feriti di un figlio malato. David Cronenberg non lascia scampo né consolazione, confeziona un thriller psicologico serratissimo in cui la soluzione dell’enigma è sempre fuori portata, costringe il pubblico ad una scomoda e dolorosa soggettiva e tratta il pensiero come ha trattato la carne, scomponendolo nei suoi elementi base e mostrandone l’invincibile stato patologico: Spider è un meccanismo a orologeria impeccabile, angosciante, ansiogeno, disturbante, un monumento a quell’animale malato che è l’uomo.

TITOLO ORIGINALE: Spider

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