LAEFFE, 21.10: Paradise Now

PARADISE NOW di Hany Abu-Assad. Con Kais Nashif, Ali Suliman, Lubna Azabal, Mohammad Bustami. Paesi Bassi, Israele, Palestina, Germania, Francia, 2005. Drammatico.

Terzo film di Hany Abu-Assad, Paradise Now ha vinto tredici premi internazionali, tra cui un Golden Globe, ed ha ricevuto altre sedici nomination, una delle quali agli Oscar (Miglior Film Straniero). Nablus, Palestina: i giovani Said e Khaled vengono scelti dai capi della cellula di resistenza all’occupazione di cui fanno parte per un attentato kamikaze a Tel Aviv. I due, vestiti e sbarbati per sembrare israeliani, si preparano alla missione, ma l’arrivo di soldati nei pressi di un checkpoint li costringe a separarsi: Khaled torna indietro, mentre Said comincia a vagare per gli insediamenti israeliani lungo il confine. Considerato un disertore, Said sarà presto braccato sia da amici che da nemici.

Per comodità e per abitudine (oltre che per una buona dose di ipocrisia), soprattutto in Occidente siamo abituati a vedere le guerre in sistema binario, quasi manicheo: da una parte i buoni, dall’altra i cattivi, da un lato le vittime, dall’altro i carnefici. Su queste basi, risultano il più delle volte del tutto incomprensibili o, più spesso, tragicamente fraintesi conflitti ambigui e complessi come quello arabo-israeliano, che in decenni ha visto stratificarsi colpe, mancanze, torti e ragioni in entrambe le fazioni, creando un panorama di impossibile categorizzazione che sfugge ogni semplificazione. A raccontare la quotidianità più tragica del conflitto è uno di quelli che l’ha vissuto e lo vive direttamente, il regista palestinese Hany Abu-Assad, di Nazareth, qui al suo terzo film narrativo dopo un esordio come documentarista. L’intento principale e dichiarato del regista è quello di affrontare un tema spinoso e doloroso come il conflitto lontano dagli sguardi giornalistici o politici, in un’ottica prima di tutto umana, senza categorie, senza etichette, senza diti puntati né soluzioni in tasca: Paradise Now non offre giudizi storici o morali, ma si limita a raccontare dolore, tensione, umiliazione costante, esasperazione, rabbia e frustrazione, e lo fa nel modo più scomodo possibile per un pubblico a cui piace identificarsi coi “buoni”. Il punto di vista adottato, infatti, è quello di due giovani terroristi (o aspiranti tali) seguiti nelle ultime ore prima di un attacco suicida a Tel Aviv, un tour che immerge lo spettatore in una quotidianità di odio e squallore in cui l’unica apparente risposta non è che la violenza. Kais Nashif e Ali Suliman sono due protagonisti che incarnano la voglia di rivalsa di un popolo schiacciato e umiliato, ma la loro non è l’unica voce che si alza a dire la propria sullo stato dell’occupazione israeliana: al loro fianco Lubna Azabal offre con la propria Suha una visione diametralmente opposta delle possibili soluzioni partendo però da un’identica esperienza dei problemi, in una pluralità di voci che offre almeno una speranza se non certo una consolazione che comunque non arriva. Con un ritmo lento che riesce comunque ad essere avvincente, Abu-Assad racconta in maniera quasi cronachistica le disavventure dei due palestinesi protagonisti, astenendosi da qualsiasi presa di posizione esplicita non solo sul conflitto in sé, ma perfino sui discutibili mezzi utilizzati dalla resistenza, in una coraggiosa ma scomoda imparzialità che ironicamente non può lasciare indifferenti. L’ultimo, bellissimo e illuminante monologo di Nashif dà la chiave di lettura finale, una confusione totale di ruoli in cui vittima e carnefice sono la stessa persona da entrambe le parti della barricata, in una impasse che porta solo ad una guerra destinata a non avere vincitori. Potente e sincero, Paradise Now non si lascia indebolire neanche da alcuni vezzi autoriali di Abu-Assad, e lascia arrivare il proprio messaggio forte e chiaro anche e soprattutto ad un pubblico che non ha voglia di sentirlo, portando dubbi a chi pensa di avere già tutte le soluzioni. Necessario.

TITOLO ORIGINALE: Paradise Now

Annunci

2 Comments

  1. un bel film sulla questione israelo-palestinese, che non poteva che dividere e far discutere…
    questo film ha dalla sua una notevole capacità nel dosare suspense e dramma, ricostruendo peraltro discretamente le personalità dei protagonisti… consigliato!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...