RICHIESTA: Freedom Writers

FREEDOM WRITERS di Richard LaGravenese. Con Hillary Swank, April L. Hernandez, Kristin Herrera, Scott Glenn. USA, 2007. Drammatico.

Tratto da The Freedom Writers Diary: How a Teacher and 150 Teens Used Writing to Change Themselves and the World Around Them di Erin Gruwell e dei suoi studenti, Freedom Writers ha vinto un Goldene Kamera ed un Humanitas Prize, ed ha ricevuto una nomination agli Image Award. La giovane ed entusiasta insegnante Erin Gruwell arriva alla Woodrow Wilson High School di Long Beach, California; la classe che le viene affidata è tra le più problematiche della scuola, un gruppo etnicamente variegato diviso in ghetti ben definiti. Con gli studenti impegnati ad uccidersi a vicenda, insegnare si rivela un’impresa ancora più ardua del previsto, ma la Gruwell troverà con fatica una via al cuore dei suoi studenti.

Nel 1994, una giovane insegnante di nome Erin Gruwell si trovò ad affrontare una classe multirazziale in una California ancora ferita dalla guerriglia urbana di Los Angeles nel ’92, e passo passo riuscì a trasformare dei “ragazzi disagiati” che si odiavano reciprocamente su base etnica in un gruppo di amici che sfidavano l’ideologia dominante del proprio contesto abitativo; nel 1999, la Gruwell riuscì a pubblicare assieme ad alcuni suoi studenti The Freedom Writers Diary, una raccolta dei diari delle ragazze e dei ragazzi che avevano vissuto con lei la difficile ma bellissima esperienza dei primi due anni alla Wilson High School di Long Beach. Quasi dieci anni dopo, la giornalista Tracey Durning realizzò un documentario per la ABC sulla vicenda, attirando l’attenzione di Hillary Swank, attrice premio Oscar che si appassionò alla storia della Gruwell e si adoperò perché diventasse un film. Prodotto dalla Jersey Films e da MTV, diretto dal Richard LaGravenese di KissFreedom Writers prende finalmente forma, riproponendo il modello del sottogenere scolastico sempre in voga negli States. Il film parte oggettivamente malissimo, con una Hillary Swank sdolcinata e ingenua ed un’ambientazione che fa pensare da subito ad una sorta di Il seme della violenza al femminile; fortunatamente, però, dopo alcuni minuti di tentennamenti LaGravenese si riprende alla grande, e quella che poteva essere l’ennesima parabola zuccherosa e buonista su bianchi e neri (e ispanici e asiatici) che si vogliono bene diventa un manifesto potente e soprattutto squisitamente sincero sulla difficoltà e la necessità di una convivenza, ma di più, dell’artificialità e dell’inutilità di categorie prima di tutto mentali che allontanano persone del tutto simili in una guerra insensata e sanguinaria. La forza principale del film sta indubbiamente nella bellissima storia della Gruwell e dei suoi Freedom Writers (gioco di parole sui Freedom Riders, gli attivisti che nel 1961 attraversarono l’America su un bus per combattere la segregazione sui mezzi pubblici), ma quello che colpisce è l’intensità e l’onestà con cui LaGravanese e la Swank, sia da attrice che da produttrice, si approcciano al materiale originale, dimostrando di essere sinceramente appassionati al progetto ed al messaggio che dall’avventura di Long Beach traspare. Sebbene alcuni momenti siano effettivamente melensi oltre il necessario, le storie dei singoli studenti sono presentate senza commento e senza ingombro di figure adulte, così come riportate nei diari, in flashback di indubbia efficacia che non possono non commuovere. Il percorso di avvicinamento della classe viene presentato senza tacere sulle difficoltà collettive e individuali delle varie persone coinvolte, e anche se da ultimo il risultato si avvicina ad una favola hollywoodiana pur raccontando una storia vera, si riesce miracolosamente ad evitare un buonismo che avrebbe azzoppato l’efficacia della narrazione, conquistando anzi con un’intensità emotiva che commuove ed emoziona senza inutili ricatti moralistici. Freedom Writers non è certo perfetto: i siparietti con Patrick Dempsey sono e rimangono insopportabili, alcune soluzioni registiche risultano decisamente ingenue e personaggi come quelli di Scott Glenn e Imelda Staunton sono romanzati a tal punto da diventare stereotipici, ma la Swank crede abbastanza nel progetto da lasciare più spazio ai giovanissimi coprotagonisti di quanto non ne riservi a se stessa, e la supervisione di Tracey Durning garantisce un’attinenza alla storia sufficiente da conservarne tutta la forza rivoluzionaria e la straordinaria sincerità. Considerato il frangente storico, Freedom Writers rappresenta una speranza, più volte bistrattata e straziata, ma indubbiamente dura a morire e più che mai necessaria. Emozionante.

TITOLO ORIGINALE: Freedom Writers

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