RAI3, 21.15: I soliti ignoti

I SOLITI IGNOTI di Mario Monicelli. Con Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Carlo Pisacane, Renato Salvatori, Totò. Italia, 1958. Commedia.

Ispirato al racconto Furto in una pasticceria di Italo Calvino, I soliti ignoti ha vinto una Concha de Plata e tre Nastri d’Argento, ed ha ricevuto altre cinque nomination, una delle quali agli Oscar (Miglior Film Straniero). Roma: Cosimo Proietti e Pierluigi Capannelle, ladri impenitenti, hanno in mente un piano per una rapina al Monte di Pietà, ma il primo si trova in prigione. Capannelle cerca altri “colleghi” disposti a fare la “pecora” e sostituire Cosimo in galera, ma questi sono di tutt’altro avviso: uno di loro, il pugile “Peppe er Pantera”, riesce con l’inganno a farsi svelare il piano da Cosimo, e procede col resto della banda a metterlo in atto senza di lui. Nonostante l’attenta pianificazione, una serie di imprevisti metterà a rischio la buona riuscita del colpo…

Il cinema italiano del Secondo Dopoguerra, ancora ferito dal conflitto, si era specializzato essenzialmente in due filoni: quello più spiccatamente fantastico del peplum, evasione dalla quotidianità cui si aggiunse in breve tempo la variante nostrana del western, ed il neorealismo, concentrato su una riproposizione drammatica ma fedele di temi e problemi della vita delle persone comuni. Mario Monicelli, regista ancora relativamente poco noto nonostante una buona quindicina di film alle spalle, si unì a Age & Scarpelli ed a Suso Cecchi D’Amico per introdurre una variante che si rivelò di incredibile successo, e che assunse poi il nome di “commedia all’italiana”: fermo restando lo sguardo sulla quotidianità spesso povera e disperata dell’Italia degli anni Cinquanta, i toni scelti per raccontarla si fanno leggeri, quasi farseschi, una commistione inedita di dramma e comicità che avrebbe fatto la storia. I soliti ignoti prende spunto da una novella di Italo Calvino contenuta in Ultimo viene il corvo, ma si presenta anche come dichiarata e smaccata parodia del gangster movie americano e del noir francese (chiarissimi i paralleli col Rififi di Jules Dassin), pur mantenendo una propria identità unica e irresistibile. Impossibile non fare il tifo per la scalcinatissima banda di ladri messa su da Monicelli: Carlo Pisacane, ex stalliere che farebbe di tutto pur di non tornare a lavorare, Tiberio Murgia, siciliano protettivo verso la sorella, una semi-esordiente Claudia Cardinale, Marcello Mastroianni, fotografo reinventatosi rapinatore, Renato Salvatori, giovanotto ben prestante ma terribilmente mammone, e ovviamente Vittorio Gassman, che abbandona il modello del serioso gigione e affronta per la prima volta un ruolo comico come pugile balbuziente; già individualmente, gli attori sono in puro stato di grazia, uno più esilarante dell’altro nel portare in scena personaggi macchiettistici, sì, ma rappresentati con smisurato affetto, ma è nell’ensemble che il cast dà il meglio di sé, con una coordinazione ed una complicità che rendono ogni singola scena un piccolo capolavoro. Ai cinque sfigatissimi gangster si aggiunge Totò, che nei panni del mentore Dante Cruciani rappresenta la tradizione della commedia dell’arte e del varietà, passando il testimone della comicità italiana al nuovo genere inaugurato da Monicelli. Nell’inesistente via delle Madonne del centro di Roma si ritrova l’Italia intera, rappresentata da sottoproletari resi criminali in egual misura da tendenze personali e da necessità oggettive, in una variante esilarante ma a suo modo malinconica del “tengo famiglia” del neorealismo, rivisitato con variazioni stilistiche ma certo non contenutistiche. Monicelli filma senza esitazioni una sceneggiatura a prova di bomba, gioca con gli incredibili imprevisti che perseguitano gli sfortunatissimi rapinatori e riesce nella non facile impresa di rappresentare un’Italia povera, stanca, piegata dalle ferite di una guerra ancora fresca nella memoria e piagata dalla piccola criminalità dei disperati, facendoci però una (rispettosissima) risata sopra, in un monumento all’arte tutta italica di arrangiarsi. Scritto e diretto superbamente, interpretato in maniera impeccabile, I soliti ignoti è un vero e proprio capolavoro, il testimone irriverente e divertentissimo di un’epoca imprescindibile, anche per il cinema.

TITOLO ORIGINALE: I soliti ignoti

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