SKY CINEMA FAMILY HD, 12.10: Quattro bassotti per un danese

QUATTRO BASSOTTI PER UN DANESE di Norman Tokar. Con Dean Jones, Suzanne Pleshette, Charles Ruggles, Kelly Thordsen. USA, 1966. Commedia.

Tratto dal romanzo The Ugly Dachshund di Gladys Brownyn Stern, Quattro bassotti per un danese è il quinto film di Norman Tokar. Mark e Fran Garrison sono una giovane coppia di sposi che possiede una bassotta di razza, Danke. Quando questa rimane incinta, i Garrison la portano dal veterinario per partorire tre cuccioli, Wilhelmina, Heidi e Chloe. Il dottore, però, prega Mark di prendere con sé anche un cucciolo di danese che la madre ha scartato per mancanza di latte: intenerito, l’uomo accetta, e fa credere alla moglie che i cuccioli di Danke siano in realtà quattro. Crescendo, appare chiaro che il danese, Brutus, non è affatto un bassotto…peccato che lui creda diversamente, e che si comporti come se avesse la stazza di un cane di piccola taglia, pur raggiungendo quella di un piccolo cavallo.

Con il monopolio assoluto nel mondo del cinema d’animazione garantito, Walt Disney si spostò tra gli anni Cinquanta e Sessanta anche sul versante dei film live action, producendo una dopo l’altra commedie per famiglie che sono diventate, se non popolari quanto i suoi cartoni animati, comunque amatissime. Al veterano disneyano Norman Tokar spetta il compito di portare sullo schermo il romanzo The Ugly Dachshund (letteralmente Il brutto bassotto) della londinese G. B. Stern, adattando la storia dell’alano che si crede un bassotto assieme a Albert Aley. Il risultato è una delle commedie più scanzonate e divertenti del periodo, un film per tutta la famiglia che si rivolge ad un target primariamente infantile, ma che sa farsi apprezzare anche da un pubblico adulto. Il cast “umano” è guidato dagli ormai inossidabili Dean Jones e Suzanne Pleshette, volti ricorrenti nelle commedie disneyane del periodo, sigillo di garanzia della casa di Topolino; anche stavolta, il duo porta sullo schermo una buona dose di comicità, specie grazie all’inconfondibile mimica facciale di Dean Jones, ed un trionfo di buoni sentimenti condito fortunatamente da un’abbondante dose di simpatia; Charles Ruggles fa da spalla nei panni del buon veterinario Pruitt, mentre i poveri Kelly Thordsen, Robert Kino e Makoto Iwamatsu esistono unicamente per essere sfortunatissime vittime dell’entusiasmo e della goffaggine del gigantesco Brutus. Come prevedibile, sono i cinque cani ad essere i veri protagonisti della vicenda, resi estremamente espressivi da addestratori fenomenali che ne hanno saputo valorizzare le caratteristiche specifiche: i bassotti, pestiferi e ruffiani, dominano la scena come orchestratori della maggior parte delle disavventure cui va incontro il loro “fratellone”, mentre è proprio il grosso danese, un buon tontolone, a dominare fisicamente la scena con un’irruenza a tratti esilarante, con tutta la maldestria di un elefante che pensa di essere un topolino. La trama si esaurisce nei primi venti minuti, col resto del film ridotto ad una serie di gag rigorosamente slapstick che comprendono anche “pezzi storici” come una curiosa variante della battaglia di torte in faccia, sfruttando al meglio l’esplosiva forza della natura rappresentata dall’alano in crisi d’identità (prontamente risolta sul finale da un immancabile elemento romantico). Indiavolato e divertente, specie per i più piccoli, Quattro bassotti per un danese presenta senza troppe pretese un innocente intrattenimento per tutta la famiglia, regalando un film che mantiene del tutto quel poco che promette con un livello tecnico allo stato dell’arte. Per un’oretta e mezza di divertimento senza pensieri, non c’è di meglio da chiedere.

TITOLO ORIGINALE: The Ugly Dachshund

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