RAISTORIA, 21.10: Roma città aperta

ROMA CITTÀ APERTA di Roberto Rossellini. Con Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Marcello Pagliero, Maria Michi. Italia, 1945. Drammatico.

Quarto film di Roberto Rossellini, Roma città aperta ha vinto il Gran Premio a Cannes, due Nastri d’Argento, tre NBR Award ed un NYFCC Award, ed ha ricevuto una nomination agli Oscar (Migliore Sceneggiatura Originale). 1943: gli Alleati stanno guadagnando terreno in Italia, ma le forze di occupazione nazifascista ancora tengono in pugno gran parte del territorio, Roma compresa. Nella capitale, il militante comunista Giorgio Manfredi sfugge a una retata, ed il suo destino si incrocia con quello di Francesco, tipografo, di Pina, sua promessa sposa, vedova e madre di Marcello, le artiste Lauretta e Marina, e don Pietro, sacerdote legato all’antifascismo. Allo sfaldarsi del proprio potere, la repressione nazista si fa sempre più dura.

1945, Roma: in una città che si sta faticosamente riprendendo dalle ferite inferte dalla Seconda Guerra Mondiale appena conclusa, cominciano a sfilare per le strade soldati in uniforme nazista, con tanto di armi in spalla e ordini gridati in tedesco; per la popolazione capitolina è un incubo che si ripete, per il cinema italiano è invece l’inizio di un’epoca: la nascita del neorealismo. Roberto Rossellini, regista quarantenne con alle spalle tre lungometraggi e un pugno di corti, decide di girare un documentario sulla vita di don Giuseppe Morosini, sacerdote partigiano fucilato dai nazifascisti nel 1944; in corso di lavorazione, però, il progetto cresce, si compone di episodi secondari (tra cui quello di Teresa Gullace, donna uccisa mentre tentava di parlare al marito preso prigioniero, episodio che darà vita alla scena più iconica del film), si arricchisce di voci e di testimonianze, fino a sfondare i confini del documentario e richiedere a gran voce una messa in scena drammatica, con tutta la vita e la forza del romanzo corale. Roma città aperta è un film a più mani, un dramma di guerra che raccoglie i contributi di grandi del cinema come Sergio Amidei e Federico Fellini e di illustri sconosciuti come Aldo Venturini, commerciante di lana improvvisatosi produttore; l’idea di base, semplice e rivoluzionaria nel suo ripescare dalla tradizione alta dei Giovanni Verga e delle Matilde Serao, sta nel riportare la voce narrante a livello popolare, a lasciare che sia il “popolino”, inteso senza alcuna accezione dispregiativa, a raccontare la Storia dal proprio punto di vista, avvalendosi di un corifeo fatto di volti duri, di voci dialettali, di storie romanzate il meno possibile ed affidate al regista dalla memoria personale e collettiva. Anna Magnani è l’immagine perfetta di questo nuovo modo di fare cinema: popolana di nascita, volgare nella recitazione, la sua Pina incarna tutta la Roma di rione che ha vissuto, umiliata, schiacciata, stravolta ma quantomai combattiva, gli anni della dittatura e dell’occupazione, in una rappresentazione che non ha niente di idealizzato o di artificiale, una potenza espressiva che trova il proprio apice in un “Vammoriammazzato!!” urlato in faccia ad un soldato nazista, grido di rivalsa di un popolo inascoltato ma sempre presente e sofferente. La figura dell’eroe, il Manfredi di Marcello Paglieri, viene ridimensionata alla luce delle sofferenze causate o tollerate proprio ai danni della popolazione che dichiara di difendere, mentre figure altrimenti mute assumono caratteristiche quasi divine: il don Pietro Pellegrini di Aldo Fabrizi, figura in cui si condensa tutto il materiale trovato da Rossellini su don Morosini, si erge come figura dalla moralità granitica e dall’umanissima compassione, uomo di enorme coraggio ma di grande pietà che eclissa gli eroi consacrati dalla Storia con la propria silenziosa ma fondamentale opera. Dalle disgraziate Maria Michi e Carla Rovere al tragico Francesco Grandjacquet, passando per il piccolo ma coraggioso Vito Annichiarico, Roma città aperta costruisce un mosaico di volti, voci e storie che racconta senza predicare, colpendo con tutta la potenza del proprio realismo e della propria onestà (e semplicità) intellettuale, il manifesto di un’epoca tramandata senza filtri e senza rifiniture, in tutto il tragico squallore di una vita spogliata di ogni valore e di ogni dignità, ma che comunque resiste fieramente ad ogni tipo di aggressione, esterna od interna. Con la sola pretesa di dare voce a chi non finirà mai sui libri di storia, Rossellini regala uno dei capolavori immortali del cinema italiano, un documento imprescindibile che ha inaugurato una nuova modalità di narrazione cinematografica del Dopoguerra: semplicemente eccezionale.

TITOLO ORIGINALE: Roma città aperta

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