RICHIESTA: Il Paradiso per davvero

IL PARADISO PER DAVVERO di Randall Wallace. Con Greg Kinnear, Connor Corum, Kelly Reilly, Lane Styles. USA, 2014. Drammatico.

Tratto dall’omonima autobiografia di Todd Burpo e Lynn Vincent, Il Paradiso per davvero ha ricevuto due nomination agli ACTRA Manitoba Award, una ai People’s Choice Award, una ai Teen Choice Award ed una al Gran Premio della Giuria al Winnipeg Real to Reel Film Festival. Todd Burpo è pastore evangelico a Imperial, Nebraska, e tenta come può di arrivare a fine mese mantenendo la moglie Sonja ed i figli, Cassie e Colton. Todd pensa di avere una fede forte, ma quando il piccolo Colton subisce d’urgenza un intervento per un’appendicite perforata, e torna dalla rianimazione raccontando di aver visitato il Paradiso e di avere incontrato Gesù, si ritroverà comprensibilmente scettico. Appena però comincerà a credere al figlio, sarà la comunità a nutrire dubbi…

Le esperienze di pre-morte sono sempre state oggetto di fascinazione, letteraria o meno, e dalla mitologia greca fino ai moderni trattati di parapsicologia c’è sempre qualcuno pronto a riportare la storia di persone tornate dal mondo dei morti per raccontare cosa c’è dall’altra parte; uno di questi è Todd Burpo, pastore protestante americano, che nel suo libro Heaven Is for Real: A Little Boy’s Astounding Story of His Trip to Heaven and Back documenta l’incredibile avventura del figlio treenne, Colton, che nel 2003 affermò di essere stato in Paradiso in seguito ad un’esperienza di pre-morte sul tavolo operatorio, e che effettivamente dimostrava di essere a conoscenza di fatti e persone di cui non aveva mai neanche sentito parlare. Un bestseller nazionale ed internazionale, quello di Burpo divenne un caso editoriale, e la Sony ne acquistò i diritti nel 2011, affidandone pochi mesi dopo la regia a Randall Wallace, lo sceneggiatore dietro Bravehart – Cuore impavido di Mel Gibson. Ora, se film dichiaratamente cristiani e proselitisti indipendenti come God’s not Dead Corageous lasciano largamente a desiderare in quanto a resa tecnica e pura e semplice intelligenza dell’assunto, ma denotano comunque una certa onestà intellettuale di fondo che porta a credere se non altro alle buone intenzioni di regista e sceneggiatori, quando a tirare le fila sono major come la Sony e la TriStar anche quest’ultimo elemento positivo viene meno, e quello che rimane è una storia magari affascinante su carta, ma con una resa del tutto artificiale e smaccatamente furba. L’obiettivo è puntato tutto sull’impatto emotivo della storia del piccolo Colton (un comunque bravo Connor Corum, penalizzato nella versione italiana da un doppiaggio da denuncia), con una costruzione di sentimenti e momenti topici che, nonostante alcune scene francamente efficaci (la rivelazione sulla sorellina in primis), non tradisce mai un’ombra di sincerità, se non nel non nascondere il dichiarato intento di lucrare su una storia che molti lettori, e successivamente spettatori, hanno reputato veritiera. Da bravo americano, Randall Wallace non resiste alla tentazione di mostrare oltre il dicibile, ed approccia con baldanza ed arroganza quello che per molti altri registi più accorti sarebbe stato un terreno da evitare ad ogni costo, ovvero il rappresentare in immagini le visioni paradisiache del bambino protagonista: il risultato è un vero e proprio suicidio stilistico, un Paradiso pacchiano e da cartolina che fa rimpiangere le pubblicità del caffè con Riccardo Garrone, una copertina da libro di catechismo con tanto di angeli alati che cantano in gregoriano, ed un Gesù biondo e dagli occhi azzurri vestito come in una recita parrocchiale. Certo, sul versante strettamente tecnico Il Paradiso per davvero pare rompere con la tradizione di film cristiani semplicemente impresentabili, non foss’altro che per la recitazione di Thomas Haden Church e Margo Martindale, che alzano decisamente la media, e mezzi di produzione più sostanziosi; a livello di contenuto, però, ci si ritrova davanti all’ennesimo film da lacrimuccia a comando, un dramma costruito ad arte per speculare su quella stessa disperazione che racconti come quello di Burpo vorrebbero (dovrebbero?) lenire. A conti fatti, un altro film confessionale semplicemente brutto.

TITOLO ORIGINALE: Heaven Is for Real

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