PARAMOUNT CHANNEL, 17.30: Deep Impact

DEEP IMPACT di Mimi Leder. Con Robert Duvall, Elijah Wood, Téa Leoni, Morgan Freeman. USA, 1998. Catastrofico.

Secondo film di Mimi Leder, Deep Impact ha vinto cinque premi internazionali, ed ha ricevuto altre quattordici nomination, una delle quali ai Saturn. Richmond, Virginia: un giovanissimo aspirante astronomo, Leo Beiderman, individua col proprio telescopio un corpo celeste che non riesce a identificare. Il corpo è effettivamente una cometa diretta a tutta velocità verso la Terra: chiamata “Wolf-Biederman” come il suo scopritore ed il suo professore, la cometa è capace di spazzare via la vita sul pianeta al momento dell’impatto. Il Presidente degli Stati Uniti, in accordo i governi di altri paesi, lancia una nave spaziale, la Messia, per distruggere la cometa, ma piani di emergenza in caso di fallimento sono già previsti…

Con il secondo millennio in rapido avvicinamento, la fine degli anni Novanta ha visto un riemergere prepotente di ansie apocalittiche e di inquietudini esistenziali, ed il cinema ha risposto incanalando il tutto in un revival del sottogenere catastrofico, particolarmente florido a partire proprio da quel periodo. Prendendo spunto dal bombardamento in diretta su Giove, colpito nel 1994 dalla cometa Shoemaker-Levy 9, Bruce Joel Rubin e Michael Tolkin immaginano un futuro analogo per il pianeta Terra, finito in rotta di collisione con un enorme corpo celeste; la Paramount prende al volo l’occasione ed affida il progetto a Mimi Leder, qui al suo secondo film al cinema dopo una buona dozzina di progetti televisivi. Patrocinata da Steven Spielberg, che le mette a disposizione le risorse della DreamWorks, e sostenuta in quanto a plausibilità scientifica dai consulenti Eugene e Carolyn Shoemaker, gli scopritori della cometa di Giove in quell’anno al lavoro anche su un progetto “rivale” (l’Armageddon – Giudizio finale di Michael Bay), Leder realizza Deep Impact, uno dei catastrofici a tema spaziale più celebri ed influenti in un periodo di mercato di genere saturo. Non volendo concentrarsi totalmente sullo spettacolo, lo script di Rubin e Tolkin presenta una lunghissima introduzione alla catastrofe, presentando una pletora di personaggi che serviranno da coro all’evento cataclismatico, e che rappresenteranno altrettanti punti di vista…senza allontanarsi mai di un metro dagli Stati Uniti d’America, chiaramente. L’impressionante cast include il saggio e benevolo Presidente Morgan Freeman, lo stagionato ed eroico astronauta Robert Duvall, l’intrepida reporter Téa Leoni in rotta col padre Maximilian Schell, il coraggioso ed altruista adolescente Elijah Wood, il Segretario James Cromwell, la giovanissima ma determinata Leelee Sobieski pronta a sacrificarsi per la famiglia, e decine di altri, in un carosello di volti che si riassumono in altrettanti stereotipi, che dall’America delle frontiere a quella del boom passando per quella della Guerra Fredda riassume la storia popolare e culturale di una nazione riproposta per l’ennesima volta come centro del mondo, suo inizio e fine. Per più di metà del film, Leder gioca con le relazioni tra i personaggi, li mette in rotta e li riappacifica, guidando una serie di reazioni alla tensione praticamente da manuale, fino a che, finalmente, il pubblico non ha ciò per cui ha pagato il biglietto, ed un frammento di cometa precipita sul pianeta dando il via al disastro: gli effetti speciali non mancano di certo, e tra megatsunami, monumenti demoliti e grattacieli in caduta libera lo spettacolo non lascia delusi; la sceneggiatura, però, non è propriamente in grado di gestire neanche il tanto atteso showdown, e basterebbe la scena di Wood e Sobieski che fuggono dall’onda anomala in scooter per provocare sconcerto. Dopo maremoti di proporzioni bibliche, il tutto si chiude sulle sdolcinatissime note del discorso presidenziale di Morgan Freeman, che abbraccia la seconda opportunità data agli umani di chiamare la Terra “casa”, e che immancabilmente si mette alla guida di tutti i popoli del mondo nella ricostruzione. Magari plausibile sul piano scientifico ma impresentabile su quello del buon senso e della logica, politicamente correttissimo e smaccatamente americano-centrico, Deep Impact non aggiunge niente alle decine di analoghi, anzi. Riuscire a rendere la fine del mondo uno spettacolo noioso e buonista non è impresa facile, ma Mimi Leder ci riesce egregiamente.

TITOLO ORIGINALE: Deep Impact

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...