RICHIESTA: Così fan tutte

COSÌ FAN TUTTE di Tinto Brass. Con Claudia Koll, Paolo Lanza, Ornella Marcucci, Renzo Rinaldi. Italia, 1992. Erotico.

Ispirato all’omonima opera di Wolfgang Amadeus Mozart, Così fan tutte è il film d’esordio di Claudia Koll. Roma: Paolo e Diana sono sposati, ma quest’ultima non è affatto soddisfatta dei rapporti che ha col marito. Consigliata da una collega, Diana decide di fare leva sulle gelosia del coniuge, e dopo averlo tradito con alcuni corteggiatori, gli racconta le proprie scappatelle, presentandole però come pura fantasia e riuscendo così a risvegliare il desiderio di Paolo. Alla fine, però, Paolo scopre che le “fantasie” della moglie sono fin troppo reali, e l’idea di condividere con lei un matrimonio “trasgressivo” pare non essere proprio di suo gradimento…

C’è da sempre, almeno da quando la cultura è diventata bene di consumo al pari di milioni di altri, una netta divisione tra “cultura alta” e “cultura popolare”, tra ciò che ha una certa rilevanza artistica, filosofica, sociologica, e ciò che invece è fatto e pensato per il puro intrattenimento, spesso anche greve e volgare; poi, invece, c’è Tinto Brass, che ha la bella pensata di trarre una delle sue commedie erotiche da una delle più famose opere di Mozart. Non che Così fan tutte abbatta chissà quale barriera tra i due tipi di cultura, anzi, la prima viene del tutto dimenticata ed usata a mero pretesto per il solito show per voyeur in cui Brass riserva per sé sempre e comunque una poltrona in prima fila, in questo caso quella di regista. Dopo le velleità sociopolitiche di Paprika, il regista veneziano torna alla pura e semplice commedia, e sfida costantemente la censura muovendosi sul filo tra soft core hard core come un equilibrista, attento a non superare mai certi divieti ma gioendo nel lasciare comunque ben poco all’immaginazione; l’attrice (letteralmente) scoperta da Brass è stavolta Claudia Maria Rosaria Colacione, in arte Claudia Koll, qui al suo esordio cinematografico ed in periodo spudoratamente pre-conversione, impegnata in una serie di avventure extraconiugali che, dal seduttore veneziano al seminarista africano in crisi vocazionale, non le risparmia proprio niente. A livello tematico, Così fan tutte non varia minimamente dal consueto, e ripropone la solita solfa dell’infedeltà come unico rimedio alla monotonia del matrimonio, la gelosia come collante della coppia ed il libertinaggio come scelta morale trasgressiva e moderna; dietro la facciata di trasgressione e politicamente scorretto, però, Brass è il primo imprigionato in una mentalità da piccolo borghese che lo porta ad involontarie autoparodie, perso com’è in un mondo completamente slegato dalla realtà e fermo a livello di società e costumi agli anni Sessanta. La recitazione e soprattutto il doppiaggio tradiscono la vera origine ed il vero spirito dell’intera operazione, e tra dialetti insistiti fino allo snaturamento e situazioni da barzelletta sporca, il film si svela come pura e semplice fantasia di un vecchio pervertito che non si è ancora rassegnato ai limiti imposti dall’età, e che tenta di procacciarsi altrimenti l’oggetto del desiderio. Stilisticamente più grossolano e più pesante nei toni rispetto ad altri lavori di Brass, Così fan tutte si rivela comunque meno noioso del previsto, più che per merito di una sceneggiatura da porno amatoriale firmata da Bernardino Zapponi e Francesco Costa, grazie ad una durata estremamente ridotta. Ancora una volta, Tinto Brass porta le proprie fantasie erotiche al cinema spacciandole per provocazione artistica e trasgressione sociale, e lo fa con tutta la grazia di uno scambio di aneddoti sconci in taverna tra ubriachi: il povero Mozart meritava decisamente di meglio.

TITOLO ORIGINALE: Così fan tutte

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