STUDIO UNIVERSAL, 06.00: La guerra dei mondi

LA GUERRA DEI MONDI di Byron Haskin. Con Gene Barry, Ann Robinson, Les Tramayne, Robert Cornthwaite. USA, 1953. Fantascienza.

Tratto dall’omonimo romanzo di H. G. Wells, La guerra dei mondi ha ricevuto un Oscar (Migliori Effetti Speciali), un Hugo ed un Golden Reel Award, ed ha ricevuto altre due nomination agli Oscar (Miglior Sonoro, Miglior Montaggio). Anni Cinquanta, Linda Rosa, California: durante il periodo di massima vicinanza astronomica tra la Terra e Marte, una meteora radioattiva si schianta nei boschi vicino alla piccola cittadina americana. Quello che potrebbe sembrare un fenomeno di interesse puramente scientifico è in realtà l’inizio di un’invasione su larga scala: la “meteora”, solo la prima di una lunga serie, è in realtà una navetta da guerra proveniente da Marte, avanguardia di un esercito pronto a spazzare via gli esseri umani per colonizzare la Terra. Lo scienziato Clayton Forrester, la professoressa Sylvia Van Burren e pochi altri sopravvissuti tentano di trovare un punto debole negli invincibili invasori, ma tutto sembra ormai perduto…

Negli anni Cinquanta il mondo intero stava col fiato sospeso, aspettando che tra Stati Uniti e Unione Sovietica scoppiasse un conflitto nucleare considerato da molti inevitabile. Una paura così endemica, diffusa e permeante non poteva non riflettersi anche sulla cultura di massa dell’epoca, ed il cinema fu un mezzo particolarmente ricettivo delle ansie apocalittiche collettive: George Pal, produttore ungherese naturalizzato americano, si rivelò particolarmente acuto nell’intuire le potenzialità del genere fantascientifico, da molti considerato “meno nobile” (o comunque “poco serio) ma capace nell’immediato Secondo Dopoguerra di esorcizzare e rappresentare manie e fobie di massa come pochi altri. Per raccontare l’America del proprio tempo, Pal pesca dalla tradizione letteraria popolare britannica, rispolverando La guerra dei mondi di H. G. Wells (che Orson Welles nel 1938 aveva usato per terrorizzare il pubblico della propria trasmissione radiofonica) e spostandone l’ambientazione dall’Inghilterra vittoriana alla California contemporanea. Il risultato è un capolavoro di genere, uno dei capostipiti della fantascienza moderna che sfrutta al meglio il potenziale di mascheramento dello sci-fi, rifiutando il modello filosoficamente denso ma decisamente plateale del vicino Ultimatum alla Terra di Robert Wise. Con effetti speciali per l’epoca all’avanguardia, valorizzati da una mossa notevolmente coraggiosa come l’uso del colore (l’effetto realistico degli alieni sarebbe stato molto più semplice utilizzando il bianco e nero), La guerra dei mondi dà una dimensione fisica e concreta alla minaccia disincarnata di un attacco imminente, trasformando gli invasori di un altro mondo di Wells in avatar di “invasori da un altro blocco”. A dirigere il film viene scritturato Byron Haskin, di formazione direttore della fotografia, maniacalmente attento alla messa in scena e capace così di regalare uno spettacolo, specie all’epoca, incredibile, riuscendo nella non facile impresa di rendere vive e reali le navicelle marziane (Tripodi che, a differenza degli originali granchioni steampunk, volano su tre “raggi magnetici” piuttosto che camminare su tre gambe meccaniche) e terrificanti degli alieni che, a conti fatti, non si vedono mai. Il copione di Barré Lyndon inventa una pletora di personaggi che rappresentano ogni possibile fascia sociale, culturale ed economica della popolazione statunitense, rendendo veramente corale un film che si propone di rappresentare una situazione reale e concreta, per quanto sotto forma allegorica. Rispetto a Wells, Haskin modifica diversi elementi, adattando la trama alle necessità storiche (e ideologiche) contingenti: pur tenendo fermo il pessimismo anti-positivistico che vede in entrambe le versioni gli uomini annientati dalle forze inarrestabili degli invasori, che si prendono gioco senza problemi anche della non proprio onnipotente scienza (qui rappresentata da Gene Barry), il film insiste su un aspetto provvidenzialistico che è totalmente funzionale alle differenti posizioni schierate nella Guerra Fredda. Se i russi atei e comunisti minacciano il mondo, è proprio nella dimensione spirituale e religiosa che un Occidente impreparato trova salvezza, in una mistica rappresentata non solo dall’iconico e celeberrimo finale, ma anche nella figura del Padre Matthew di Lewis Martin, trasformato dall’imbelle e ridicolo omuncolo di Wells in un martire di grande dignità e coraggio. Fuori dall’intervento divino (in senso letterale), vengono invece riconosciute poche speranze all’umanità, tra un arsenale nucleare che si rivela inutile e dannoso nei momenti di necessità ad una folla sempre pronta a trasformarsi in calca urlante e barbarica, capace solo di contribuire attivamente alla propria estinzione. Un ritmo incalzante, effetti allo stato dell’arte e interpretazioni sempre all’altezza fanno il resto, e La guerra dei mondi si conferma come uno dei film più rilevanti della fantascienza del periodo, un manifesto disperatamente ottimista che gode del proprio ossimoro. Fantascienza forse d’annata, ma considerate le congiunture storiche ancora potentemente attuale.

TITOLO ORIGINALE: War of the Worlds

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