PREMIUM CINEMA 2 HD, 06.35: I racconti dello zio Tom

I RACCONTI DELLO ZIO TOM di Harve Foster, Wilfred Jackson. Con Bobby Driscoll, James Baskett, Luana Patten, Glenn Leedy. USA, 1946. Drammatico.

Tratto da Le storie dello zio Remo di Joel Chandler Harris, I racconti dello zio Tom ha vinto due Oscar (Migliore Canzone a Zip-a-Dee-Doo-Dah, Premio Onorario a James Baskett) ed ha ricevuto una nomination ad un terzo (Migliore Colonna Sonora). Georgia: il piccolo Johnny arriva alla piantagione della nonna, solo per scoprire che i suoi genitori vivranno per un po’ separati, con la madre Sally che starà con lui in campagna, ed il padre John che tornerà ad Atlanta per continuare il suo controverso lavoro di giornalista progressista. Preso dalla nostalgia del padre, Johnny tenta di fuggire ad Atlanta, ma per strada si imbatte in Tom, un anziano lavoratore della piantagione che è anche un eccezionale cantastorie. Il saggio “zio” Tom con le sue favole aiuterà Johnny ad affrontare le molte sfide che lo attendono alla piantagione…

L’antologia Le storie dello zio Remo è un classico della letteratura americana, una serie di perle di saggezza raccontate per immagini e allegorie da un vecchio lavoratore di colore e immortalate dal giornalista Joel Chandler Harris, attivista per la riconciliazione razziale che, in piena Era della Ricostruzione, provava coi suoi scritti a costruire un ponte di incontro tra ex schiavisti ed ex schiavi (peraltro vivendo ed operando in uno Stato “caldo” come la Georgia). Walt Disney, appassionato lettore di Chandler Harris, aveva considerato una riduzione animata delle sue storie, ma aveva sempre pensato di dover affidare sia Zio Remo (per il film misteriosamente ribattezzato in Italia “Zio Tom”, espressione peraltro denigratoria) che il bambino fruitore dei suoi racconti ad attori in carne ed ossa, cosa ovviamente impossibile invece con Fratel Coniglietto, Comare Volpe, Compare Orso e gli altri personaggi delle sue favole; con la strada aperta da I tre caballeros, Disney decise di adottare la tecnica ad animazione mista, inserendo all’interno di un film in live action (diretto da Harve Foster) lunghe sequenze animate (dirette da Wilfred Jackson), anche “intrecciando” le due come nel successivo e ben più perfezionato Mary Poppins. I racconti dello zio Tom è passato alla storia per essere però uno dei più sfortunati film mai prodotti dalla Disney, nonostante un Oscar vinto, un’altra candidatura ed un Oscar onorario all’attore protagonista fortemente voluto dallo stesso Walt Disney; una serie di limiti oggettivi ed una quantità incredibile di polemiche legate più all’immaginario del libro che alla pellicola in sé, però, alienarono una buona fetta di pubblico ed anche di più della critica, al punto che negli States il film non è mai stato prodotto per l’home video, mentre all’estero ha conosciuto solo riduzioni in VHS. A conti fatti, la parte in live action di Foster, che rappresenta ben più di metà film, è effettivamente pesante e retorica, un dramma a tratti tragico inaspettato per un film rivolto ad un pubblico perlopiù infantile, con intere sezioni (come la spiegazione dei dissidi politici che hanno separato i genitori di Johnny) storicamente interessanti ma mortalmente noiose; va molto meglio con la parte affidata al veterano Wilfred Jackson, che conosce bene il proprio lavoro e sa gestire alla perfezione ritmi e tempi comici, regalando alcuni personaggi che, contrariamente al film di appartenenza, hanno conservato una notevole popolarità successiva. Sebbene i segmenti diretti da Jackson rappresentino una boccata d’aria fresca, però, il risultato finale è solo un’ulteriore penalizzazione di quelli di Foster, e neanche la pur brillante colonna sonora riesce a risollevare di molto le sorti del film. Piuttosto sterili invece le polemiche legate all’interpretazione stereotipica dei personaggi di colore, così come le accuse di revisionismo storico in considerazione della rappresentazione idilliaca della vita in piantagione: esattamente come il libro da cui è tratto, I racconti dello zio Tom vuole essere, più che la cronaca di una presente condizione di razzismo e segregazionismo, la speranza di un futuro di riconciliazione e di armonia, la cui necessità è testimoniata peraltro proprio dalla natura di critiche e polemiche. Ad ogni modo, una pellicola minore nella filmografia Disney, capace di momenti di sincera commozione, ma che si accontenta il più delle volte di vuota retorica spalmata su interminabili tempi morti.

TITOLO ORIGINALE: Song of the South

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