RICHIESTA: Risorto

RISORTO di Kevin Reynolds. Con Joseph Fiennes, Cliff Curtis, Tom Felton, Peter Firth. USA, 2016. Biblico.

Tratto dai Vangeli e dagli Atti degli apostoli, Risorto è il nono film di Kevin Reynolds. Gerusalemme, 33 d.C.: Clavio, tribuno romano, riceve dal governatore Ponzio Pilato l’incarico di presiedere alla crocifissione di uno dei molti sedicenti Messia del turbolento popolo d’Israele. Questo in particolare, però, ha profetizzato la propria resurrezione, ed i sacerdoti che lo hanno avversato chiedono e ottengono da Pilato che la sua tomba sia sorvegliata, così che i discepoli non rubino il corpo durante la notte per poi millantare una resurrezione. Nonostante le guardie, però, il cadavere scompare, e nel giro di poche ore la notizia della resurrezione di Yeshua il Nazareno corre per tutta Gerusalemme. Clavio si mette sulle tracce dei discepoli del Messia per recuperare un cadavere rubato, ma quello che troverà sarà un corpo ben vivo e sano…

Il destino cinematografico di Kevin Reynolds non è mai stato dei più fortunati: lanciato da Kevin Costner con Robin Hood – Principe dei ladri ed affossato dallo stesso con Waterworld, il regista era sparito dalle sale dal 2006, quando sembrava aver piantato l’ultimo chiodo alla propria bara con l’orrido Tristano & Isotta; a recuperare lo sfortunato cineasta, nel frattempo rifugiatosi in televisione a girare miniserie, sono stati i fratelli Aiello, il produttore Patrick e lo sceneggiatore Paul, che cercavano qualcuno disposto a dirigere il loro The Resurrection of Jesus Christ, sponsorizzato come “sequel non ufficiale” de La passione di Cristo di Mel Gibson. L’ispirazione per la messa in scena è effettivamente La passione, ma Reynolds non è Gibson, e la Affirm Films non è la Icon: con una ricostruzione decisamente meno ambiziosa (a partire dalla lingua parlata dagli attori, rigorosamente inglese), l’operazione degli Aiello non ha la stessa ispirazione iconografica né il furore mistico del predecessore, abbracciando toni decisamente più leggeri ma perdendo in fascino sul piano estetico come su quello tematico. Paul Aiello scrive la storia di un tribuno romano, pagano e politeista, che indagando sulla scomparsa del corpo di Gesù arriva a convertirsi, un’idea palesemente ripresa da L’inchiesta del nostrano Damiano Damiani, di cui Risorto risulta praticamente un remake non dichiarato. Pur pescando a piene mani dalla tradizione cristiana, in particolare dai Vangeli di Luca e Giovanni e dagli Atti degli apostoli, Aiello modifica eventi e personaggi a volte in funzione della storia (come col Barabba di Karim Saleh, che o non è mai stato processato, o ha organizzato la rivolta più veloce della storia), a volte per il gusto puro e semplice del politically correct (il Pilato di Peter Firth, memore delle accuse di antisemitismo mosse a La passione, è un tiranno sanguinario con ben pochi dubbi), con l’intento però di portare il pubblico a identificarsi con l’occhio esterno del romano Clavio di Joseph Fiennes, che da persecutore diventa quasi un tredicesimo apostolo come novello Paolo. L’attenzione tematica, però, è spostata tutta sul piano emozionale, che pur regalando alcuni momenti efficaci (l’incontro tra tribuno e legionario alla locanda, la pesca miracolosa), punta fin troppe volte ad una facile commozione che vanifica qualunque afflato fideistico o missionario. A fronte di alcune sequenze riuscitissime, poi, Reynolds ne regala altre quantomeno opinabili (l’interrogatorio al Bartolomeo di Stephen Hagan, che sembra uno spiritato), ed altre ancora semplicemente orride, in primis la sequenza dell’Ascensione che, inseguendo un gusto per la spettacolarità tutto hollywoodiano, richiama più un brutto film di fantascienza che un’esperienza mistica o anche lontanamente spirituale. Resterebbe da notare, poi, che realizzare un film sulla fede presentandola come un’indagine scientifica che porti prove tangibili è un vero e proprio ossimoro, che rischia di vanificare anche le parole evangeliche messe in bocca al pur valido Yeshua di Cliff Curtis, quel “Beati quelli che pur non avendo visto crederanno” detto al Tommaso di Jan Cornet. Più che un tentativo sincero di approcciarsi al Mistero o di testimoniare una fede personale, Risorto tenta di cavalcare l’onda di neonato interesse per il religioso che ha investito anche il cinema, facendolo infinitamente meglio di molte altre pellicole “confessionali”, ma rimanendo comunque prigioniero di evidenti limiti concettuali e stilistici. Tutto sommato, sarebbe meglio se Reynolds non si facesse vedere per altri dieci anni.

TITOLO ORIGINALE: Risen

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