AL CINEMA: Alien: Covenant

ALIEN: COVENANT di Ridley Scott. Con Katherine Waterstone, Michael Fassbender, Danny McBride, Billy Crudup. USA, 2017. Fantascienza.

Sequel di Prometheus di Scott, Alien: Covenant ha ricevuto una nomination agli ICP Award. 2014: la Covenant è una nave spaziale in missione di colonizzazione diretta verso Origae-6, un pianeta abitabile selezionato per essere la nuova casa degli oltre duemila coloni trasportati. Un brillamento stellare danneggia però la nave, costringendo l’equipaggio a fermarsi per le riparazioni. Da un pianeta vicino, la Covenant capta un segnale radio, una canzone che non ha motivo di trovarsi a distanze così abissali dalla Terra. L’equipaggio decide di investigare, trovando ad attenderli un pianeta perfino migliore di Origae-6…insieme a ciò che resta della nave scomparsa Prometheus e del suo letale carico.

Nonostante alcuni fan puristi avessero storto il naso al suo Prometheus, annunciato prequel di Alien che in realtà aveva molto poco a che vedere con la saga horror sci-fi di Ripley e degli Xenomorfi, Ridley Scott ha continuato per la sua strada, arrivando finalmente all’anello di congiunzione che tutti aspettavano: non solo Alien: Covenant si presenta fin dal titolo come un prequel vero e proprio, ma riesce anche nella difficile impresa di connettere Prometheus ad Alien, restituendo al primo il proprio posto nella saga e continuando al contempo a raccontare l’origine dei mostri più letali dell’universo, ironicamente creati e perfezionati da esploratori in cerca dell’origine della vita. Alien: Covenant è puro Ridley Scott, col regista che recupera l’estetica (compresa di titolo di testa “frammentati”), i ritmi lenti e le ambientazioni oscure del primo film del 1979. La protagonista è sempre l’archetipo narrativo della “donna guerriera”, prima Sigourney Weaver, poi Noomi Rapace (che torna in un breve cameo), qui Katherine Waterstone, che comincia l’avventura come vedova in lutto e che si ritrova a dover essere madre per un equipaggio disorientato e perduto. Proprio la maternità, la generazione e la creazione sono, ancora una volta, i temi simbolici portanti del film, in un gioco di alternanza tra maschile e femminile, tra potenza distruttrice e creatrice, che fa da base filosofica per l’intera vicenda: la materna ma combattiva Daniels di Waterstone è perennemente contrapposta agli uomini dell’equipaggio, forzati ad un “parto” (l’Alien ricomincia a “nascere” nel modo classico) che non porta che morte; su entrambi svetta l’asessuato ed agghiacciante David di Michael Fassbender, che da uomo artificiale sfugge alle regole della riproduzione ma rivendica comunque il privilegio di poter creare, con risultati terrificanti. Diviso nel doppio ruolo dello psicotico David e del fedele Walter, Fassbender si mangia il film, si impone come antagonista suadente ma sinceramente spaventoso, e si fa veicolo dell’altro grande macrotema della filmografia di Scott, quello religioso, reinventandosi come vendicativa divinità veterotestamentaria che rilascia piaghe di morte e distruzione sugli Ingegneri del primo film, contemplando lo sterminio dall’alto con distaccata atarassia. La Covenant (“patto”, “alleanza”, inteso primariamente in senso biblico) è un’arca che dovrebbe portare alla salvezza, ma che conduce invece a morte e disperazione, una revisione dell’Esodo (già penosamente esplorato da Scott in Exodus – Dei e re) che sottolinea il cuore di tenebra della tradizione ebraica con la carne, il sangue e gli ingranaggi delle illustrazioni di Giger. Tra corridoi di astronavi che diventano viscere pulsanti e corpi viventi trattati come materiali di costruzione, Scott firma un nuovo film della saga che si impone come puro horror, capace peraltro di passare dall’angoscia esistenziale e l’horror vacui della lunga introduzione ad un thriller decisamente più adrenalinico al momento in cui si palesa la follia di David ed entra in scena il tanto atteso Xenomorfo. Tematicamente denso, tesissimo nella messa in scena, sostenuto da un cast all’altezza, da una regia esperta e da effetti speciali allo stato dell’arte, Alien: Covenant riporta la saga alle sue origini, anche stilistiche, e regala un ottimo horror, pervasivo ed insinuante: se ne era sentita la mancanza.

TITOLO ORIGINALE: Alien: Covenant

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