STUDIO UNIVERSAL, 21.15: Uomini veri

UOMINI VERI di Philip Kaufman. Con Scott Glenn, Ed Harris, Dennis Quaid, Sam Shepard. USA, 1983. Storico.

Tratto dal libro La stoffa giusta di Tom Wolfe, Uomini veri ha vinto undici premi internazionali, tra cui quattro Oscar (Miglior Montaggio, Miglior Sonoro, Miglior Montaggio Sonoro, Migliore Colonna Sonora), ed ha ricevuto altre quindici nomination, quattro delle quali sempre agli Oscar (Miglior Film, Migliore Attore Non Protagonista a Shepard, Migliore Fotografia, Migliore Scenografia). 1957: Jurij Gagarin è il primo uomo nello spazio. Gli Stati Uniti decidono di raccogliere la sfida dell’URSS e lanciano un proprio programma spaziale per superare il recordo di volo spaziale russo: per trovare gli uomini adatti, la NASA comincia a reclutare i migliori piloti della base aereonautica Edwards, la stessa dove, dieci anni prima, Chuck Yeager aveva per primo infranto il muro del suono.

Era la fine degli anni Settanta, l’America stava affrontando la crisi degli ostaggi in Iran, e l’opinione pubblica non era esattamente benevola nei confronti del governo: in un clima rovente, lo sceneggiatore William Goldman fu scritturato dalla United Artists per scrivere un copione da La stoffa giusta, libro di Tom Wolfe sui primi anni del programma spaziale americano, calcando però la mano sulla realtà propagandistica del programma Mercury e presentando in maniera quasi eroica la figura di Chuck Yaeger, considerato il miglior pilota della propria generazione, mai selezionato per diventare astronauta. Goldman, nell’intento di scrivere qualcosa di patriottico per supportare il proprio Paese, tagliò del tutto il personaggio di Yaeger, concentrandosi sugli astronauti Mercury; dopo i rifiuti di Michael Ritchie e John Avildsen, però, la regia fu affidata a Philip Kaufman, che non apprezzò particolarmente il taglio patriottico di Goldman, ed ottenne di reintrodurre il personaggio di Yaeger (oltre che la presenza, in un cameo, dell’originale, che si lancia in un divertente scambio di battute con “l’avatar” Sam Shepard) e di rimaneggiare pesantemente il soggetto, fino a rimpiazzare direttamente Goldman come sceneggiatore. Uomini veri nasce così come prodotto quasi ibrido, un film che conserva in parte l’originale visione di Goldman, ma che dall’altra inserisce una vena polemica che non passa certo inosservata. Il film mantiene la visione idealizzata sui piloti e gli astronauti coinvolti, “veri duri” attorno a cui si imbastisce un’operazione nostalgia che loda il talento, il coraggio e la tempra delle generazioni passate, incarnandole in volti scolpiti e mascelle squadrate da cui emergono un monumentale Shepard, ma anche Ed Harris, Lance Henriksen, Dennis Quaid, Scott Glenn, tutti immortalati in un ruolo simbolico ma non troppo: la nuova sceneggiatura di Kaufman ci tiene a separare nettamente il ruolo mediatico dall’essere umano, e per quanto i suoi piloti siano indubbiamente la celebrazione degli “uomini di una volta”, uniti da un bel cameratismo e spirito di squadra e caratterizzati da un atteggiamento quasi machista ma mai arrogante e giustificato da un indubbio talento, dall’altra si coglie bene il meccanismo con cui questi uomini rudi ma semplici siano trasformati loro malgrado nell’incarnazione di idee e messaggi che poco appartengono alla semplicità ed ai modi diretti che li contraddistinguono. In modo particolare, Kaufman si scaglia sulla categoria dei giornalisti, avvoltoi interessati alle storie ma non alle persone che le vivono, e soprattutto dei politici, uomini arrivisti e ipocriti sintetizzati in un Lyndon Johnson (Donald Moffat) semplicemente detestabile. Nonostante le migliori intenzioni, il film non riesce però ad evitare una retorica a tratti eccessiva e magniloquente, dividendosi a metà tra la cronaca e il documentario ma volendo comunque commentare a livello ideologico, e la regia di Kaufman non riesce a gestire alla perfezione le oltre tre ore di durata, probabilmente eccessive. Il panorama finale, però, è quello di un affascinante “western aereo”, un film romantico e crepuscolare che canta una generazione sacrificata al progresso e che rimpiange “la stoffa giusta” sistematicamente “corrotta” dal sistema. Pura nostalgia.

TITOLO ORIGINALE: The Right Stuff

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