AL CINEMA: Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar

PIRATI DEI CARAIBI – LA VENDETTA DI SALAZAR di Joachim Rønning, Espen Sandberg. Con Johnny Depp, Brenton Thwaites, Kaya Scodelario, Javier Bardem. USA, 2017. Fantastico.

Sequel di Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare di Rob Marshall, Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar è il quinto film della saga. Fin da bambino, Henry Turner cerca la chiave per liberare il padre Will dalla maledizione che lo lega alla nave maledetta L’Olandese Volante: i suoi viaggi lo portano inavvertitamente nel Triangolo del Diavolo, dove una ciurma di pirati fantasma guidati dal sanguinario Armando Salazar lo incarica di consegnare un messaggio di vendetta al capitano Jack Sparrow. Turner si mette in cerca di Sparrow, ed assieme a lui ed alla bella astronoma Carina Smyth parte alla volta del Tridente di Poseidone, mitica reliquia che può sconfiggere Salazar e liberare Will.

La serie di film ispirata all’attrazione di Disneyland Pirati dei Caraibi è indubbiamente tra le più popolari e redditizie dei primi anni Duemila, ma a distanza di sei anni dall’ultimo episodio, e dopo il rifiuto di fior fiore di registi (Rob Marshall, Tim Burton, Shawn Levy, Sam Raimi, Alfonso Cuarón e perfino il “papà” della saga Gore Verbinsky), sembrava proprio che l’eccentrico Jack Sparrow di Johnny Depp dovesse appendere sciabola e cappello al chiodo. Il successivo e apparentemente inesorabile declino di Depp fuori dalla saga, con l’attore che collezionava un flop dopo l’altro, scoraggiò la Disney dal mettere in cantiere un quinto film, finché non furono scritturati i registi norvegesi Joachim Rønning e Espen Sandberg, candidati all’Oscar nel 2013 con il marinaresco Kon-Tiki, capaci di tenere il budget a livelli più bassi di un Verbinski, limitando così eventuali perdite. La vendetta di Salazar nasce quasi con eccessiva prudenza, un film che insegue i toni, le atmosfere e lo stile de La maledizione della prima luna nel tentativo di replicarne il successo, e che tenta con la sceneggiatura di Jeff Nathanson di chiudere tutte le questioni rimaste in sospeso dai precedenti capitoli della serie (pur andando incontro ad alcune palesi contraddizioni nella continuity). Date queste le premesse, non era lecito aspettarsi granché, ma Rønning e Sandberg riescono a trarre fuori il meglio dagli elementi a loro disposizione, e confezionano un’avventura fantasiosa e divertente, contaminata da un’anima horror a tratti efferata e romanticamente nostalgica di un’era di meraviglie e leggende. Nelle mani dei due norvegesi, anche l’ormai stanco Capitan Sparrow si reinventa anti-eroe crepuscolare e quasi di frontiera, relitto di un’epoca di magia soppiantata dalla fredda e calcolante visione scientifica incarnata da Carina Smyth, la protagonista femminile di Kaya Scodelario, orfana idealista ed emancipata che solca i mari col metodo galileiano. La Scoledario si incontra/scontra con l’Henry Turner di Brenton Thwaites, altro esponente della nuova generazione che, con alle spalle papà Orlando Bloom e mamma Keira Knightley, rimane ancorato a vecchie leggende e credenze che popolano i mari di mostri e misteri. Per quanto sia al solito lo splendido Barbossa di Geoffrey Rush a mangiarsi continuamente la scena, colpisce Javier Bardem nel ruolo di Salazar, cacciatore di pirati affondato ma non domato, uno spettro vendicativo e sanguinario che guida una ciurma di tagliagole dalle membra galleggianti. Se gli effetti in CGI che danno vita ai fantasmi della Silent Mary ed al tempio subacqueo del Tridente di Poseidone sono allo stato dell’arte, non lasciano niente da desiderare neanche quelli più “artigianali”, che dalla rapina in (di?) banca più scalcinata della storia ad una rocambolesca fuga dalla ghigliottina, regalano alcuni momenti memorabili. Poco importa che l’evoluzione del rapporto tra Barbossa e Carina sia telegrafato dalla primissima sequenza, che le navi molto poco realisticamente esplodano ad ogni urto come se riempite di tritolo e che la scena dopo i titoli di coda vanifichi ogni retorica del “capitolo finale” strombazzata ai quattro venti dalla produzione: Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar è un baraccone divertentissimo, scanzonato, arricchito da un umorismo a tratti imprevedibile e spesso cattivissimo, con comparsate d’eccezione (stavolta tocca a Paul McCartney), ammiccamenti al pubblico, un impeccabile senso della spettacolarità ed un afflato quasi epico che funziona specie nella sua variante nostalgica. Ad un blockbuster senza troppe pretese, difficile chiedere di più.

TITOLO ORIGINALE: Pirates of the Caribbean: Dead Men Tell No Tales

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