PREMIUM CINEMA COMEDY, 23.17: Fantozzi

FANTOZZI di Luciano Salce. Con Paolo Villaggio, Anna Mazzamauro, Liù Bosisio, Gigi Reder. Italia, 1975. Comico.

Tratto dall’omonimo romanzo di Paolo Villaggio, Fantozzi ha ricevuto una candidatura ai Nastri d’Argento. Ugo Fantozzi, uomo comune che più comune non si può, lavora come ragioniere nella Megaditta, una maxi-azienda in cui i colleghi lo ignorano e i superiori lo schiavizzano. Neanche le mura domestiche gli sono di conforto, tra la moglie bruttina Pina e il suo imbevibile caffè e la mostruosa figlioletta Mariangela. Cenoni di Natale, iniziative sportive organizzate dal Ragionier Filini e partite a biliardo con l’Onorevole Cavalier Conte Catellani sono solo alcune delle disavventure cui il povero impiegato andrà incontro.

Il personaggio di Ugo Fantozzi, sfigatissimo ragioniere immortalato dai libri del comico genovese Paolo Villaggio, era destinato alle sale cinematografiche già dal 1971, affidato alla regia di Salvatore Samperi. Il romanzo, composto di piccoli racconti, non si rivelò il massimo della fruibilità, e Samperi abbandonò il progetto; quattro anni dopo, con la pubblicazione del secondo libro, Villaggio e la Rizzoli riesumarono il progetto di un film, e riuscirono a coinvolgere Luciano Salce come regista. Il ruolo del protagonista, dopo il rifiuto di Ugo Tognazzi e Renato Pozzetto, fu affidato allo stesso Paolo Villaggio, che lo rese il personaggio più iconico e amato tra quelli da lui interpretati, una sorta di cartone animato vivente che condivide coi Looney Toons un fisico indistruttibile e martoriabile a piacere. A distanza di decenni, Fantozzi rimane ancora il testimone di un’epoca, simbolo e portavoce di una classe sociale storicamente ben definita, ma che ancora conserva punti di contatto con gli “eredi” socio-economici. Selce adatta alcuni episodi dai primi due libri della ben poco epica saga dell’impiegato più bistrattato della storia, risultando in un film a spezzoni a tratti stancante, a tratti fulminante, con momenti di stanca alternati ad altri assolutamente esilaranti, che vanno a comporre un panorama variegato e altalenante che ancora però mantiene intatta la propria efficacia e la propria comicità. Il mondo dell’impiegato come rappresentato da Selce e Villaggio è un microcosmo kafkiano e surreale, che vede nel servile, marpione e ottuso Fantozzi un improbabile eroe tragico, campione di una classe lavoratrice che comprende macchiette umane che paiono maschere della commedia dell’arte, dalla femme fatale ben poco fatale Silvani di Anna Mazzamauro al latin lover poco lover Calboni di Giuseppe Anatrelli, fino al leggendario Filini di Gigi Reder, che qui sostituisce il timido Fracchia del libro interpretato sempre da Villaggio prima in televisione e poi al cinema. La satira di Fantozzi è indubbiamente crudele ma anche malinconica, un’efficace rappresentazione dell'”uomo comune” e delle sue fissazioni, che esaspera ed esagera sia le piccole manie degli impiegati che le megalomanie e i narcisismi dei datori di lavoro, tra settimana bianca a Cortina e titoli nobiliari altisonanti e decadenti. Ormai iconiche alcune scene tra le più celebri, dalle apparizioni mistiche alla mitica “nuvola dell’impiegato” che segue ovunque il lavoratore in vacanza, passando per la partita scapoli-ammogliati più scalcinata della storia ed un campo da tennis totalmente immerso nella nebbia: tra piccole rivalse personali (la partita a biliardo) e morali (la poesia della piccola e orrida Mariangela, cui dà volto Plinio Fernando e voce Francesca Guadagno), il povero Fantozzi attraversa l’Italia del boom, il posto fisso e la realtà aziendale con l’unica e cosmica consapevolezza che, comunque vada, sarà sempre e comunque un perdente. Viste le mostruosità dalla parte dei vertici e dei vincenti, quasi una consolazione.

TITOLO ORIGINALE: Fantozzi

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