RICHIESTA: In guerra

IN GUERRA di Davide Sibaldi. Con Fausto Cabra, Anna Della Rosa, Alberto Onofrietti, Silvia Giulia Mendola. Italia, 2014. Drammatico.

Secondo lungometraggio di Davide Sibaldi, In guerra è anche il suo secondo film con Fausto Cabra. La notte di una metropoli italiana è abitata da curiosi personaggi: uno di questi è Daniel Sovrano, un giovane scrittore che tenta disperatamente di dare una svolta alla propria vita, ma che sente di poterlo fare solo ottenendo vendetta su alcuni uomini del proprio passato. Durante la sua crociata notturna, Daniel incontra Eleonora Nota, una giovane musicista rimasta sola nei quartieri più malfamati della città: la ragazza ha evidente bisogno di protezione, e Daniel si troverà a farle da guida…

Davide Sibaldi è un po’ un uomo rinascimentale: regista, sceneggiatore, produttore, tecnico del suono, direttore della fotografia, addetto al montaggio, tecnico di effetti speciali, cameraman, attore, ci sono pochi ruoli che non ha ricoperto, principalmente nei propri film, cortometraggi inclusi. Non fa eccezione In guerra, thriller urbano che rimanda in qualche modo ad una versione italiana e poverissima de I guerrieri della notte, ambientato nella periferia di una città non meglio specificata (Milano) trasformata nell’apoteosi del degrado, ostaggio di bande armate e di criminalità endemica. Già dalla primissima sequenza, però, è tristemente chiaro che di Walter Hill qui non ci sia nemmeno l’ombra, e la scena si apre sulle parole di un narratore esterno (lo stesso Sibaldi, peraltro) non solo incredibilmente ingombrante e stancante, ma anche involontariamente esilarante, capace di inanellare un commento ridicolo dietro l’altro e di strillare frasi a effetto che hanno l’unico effetto positivo di risvegliare momentaneamente dal torpore il povero spettatore. I due protagonisti, quasi unici personaggi della vicenda, sono presentati in maniera altrettanto sgraziata e involontariamente comica: Fausto Cabra è lo schizofrenico e violento Daniel, incapace di dire niente senza gridare e perennemente corrucciato, una sorta di parodia del peggior Stefano Accorsi; Anna Della Rosa è la svampita e non proprio brillante Eleonora, abbastanza masochista da legarsi istintivamente alla persona visibilmente più pericolosa del bar in cui si è rifugiata, capace di passare da crisi isteriche a irritanti toni da maestrina nel giro di mezza sequenza. La loro evoluzione psicologica è improponibile sotto ogni punto di vista, con passaggi forzati e incredibili, con un rapporto che si instaura nel giro di due minuti ma che procede come se esistesse da anni, ed un approdo finale telegrafato ma raggiunto senza un vero perché. Sibaldi segue le disavventure tra i due con una regia amatoriale, da reality show, intervallando dialoghi imbarazzanti con scene d’azione caserecce e il più delle volte raffazzonate, ulteriormente penalizzate da effetti speciali che includono biglie d’acciaio a cartoni animati ed un’automobile in fiamme che in una scena brucia e nella successiva si spegne, per poi bruciare di nuovo e infine sparire del tutto. Va un po’ meglio con una fotografia cupissima, tendente al verde, permeante e claustrofobica, per quanto alla lunga terribilmente stancante. L’intenzione del Sebaldi sceneggiatore è chiara e apprezzabile, con una parabola umana e personale che tenta di trovare (e indicare) una luce in fondo alla notte, un’alternativa alla violenza anche in un mondo che vi si è consacrato completamente; il risultato finale, però, ha l’effetto diametralmente opposto, risvegliando i più oscuri istinti violenti nel pubblico esasperato da una recitazione sotto i livelli di guardia, da una regia amatoriale e dalle continue ingerenze di un narratore particolarmente melodrammatico. Non sempre, a quanto pare, la scarsità di mezzi aguzza ingegno e inventiva.

TITOLO ORIGINALE: In guerra

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