PREMIUM CINEMA COMEDY, 23.00: Il secondo tragico Fantozzi

IL SECONDO TRAGICO FANTOZZI di Luciano Selce. Con Paolo Villaggio, Anna Mazzamauro, Antonino Faà di Bruno, Mauro Vestri. Italia, 1976. Comico.

Tratto dall’omonimo libro di Paolo Villaggio, Il secondo tragico Fantozzi è il sequel di Fantozzi di Selce. La vita continua ad essere dura per il povero ragioniere Ugo Fantozzi, fedele e bistrattato dipendente della Megaditta: dall’ingrato compito di portafortuna umano per il superiore a Montecarlo a una sfortunata battuta di caccia con il ragioner Filini, tra una tragicomica cena di gala offerta dalla Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare a sfibranti cineforum d’autore, Fantozzi colleziona figuracce dopo figuracce…finché non riesce a vincere l’affetto della tanto corteggiata signorina Silvani e a portarla a Capri. Inutile sperare in un lieto fine, però…

L’accoglienza per il primo Fantozzi era stata più che calorosa, sufficiente per convincere Luciano Selce e Paolo Villaggio a portare sullo schermo altri episodi dai libri scritti dal comico genovese sullo sfigatissimo e bistrattato ragioniere. Già l’anno successivo arriva nelle sale un altro film della coppia, perfino più surreale e sgangherato del primo, ma con più sicurezza in regia e sceneggiatura, con Selce che sa di poter premere l’acceleratore su trovate prive di qualsivoglia logica, e Villaggio ormai sicuro dell’affetto del pubblico per il proprio personaggio più famoso. Cambia anche l’obiettivo principale delle satire fantozziane, con le divisioni sociali tra i poveri impiegati e i dirigenti con titoli improbabili e altisonanti come “Megadirettore Clamoroso Galattico” relegati al primo episodio, un’assurda visita al casino di Montecarlo tra scaramanzie e servilismi, e l’ultimissimo, con il povero Fantozzi assunto a tempo pieno come parafulmine dell’azienda. Il resto, è una successione di nonsense e bizzarrie che punta all’effetto sorpresa, tra battute di caccia che si trasformano in rievocazioni della Grande Guerra e alani supersonici con occhi abbaglianti; sul versante del puro slapstick, si tocca l’apice con l’esilarante sequenza del varo della nave, con Nietta Zocchi che si esibisce in una cerimonia che diventa carneficina grazie alla sua pessima mira, con tanto di conseguenze in puro stile Laurel & Hardy. Luciano Selce non perde occasione di prendersi qualche piccola rivincita a nome del cinema popolare, snobbato dalla critica accusata di incensare invece qualsiasi film d’autore in quanto tale: nella sequenza più celebre del film, Mauro Vestri è un cinefilo direttore che forza i dipendenti alla reiterata visione de La corazzata Kotiomkin, parodia del celebre La corazzata Potëmkin di Ėjzenštejn, mettendo in ginocchio sui ceci chiunque si addormenti; il tirannico direttore viene giustamente punito con un trattamento in puro stile Arancia meccanica, che prevede la reiterazione costante di Giovannona Coscialunga disonorata con onore di Sergio Martino, L’esorciccio di Ciccio Ingrassia e il non meglio identificato La polizia s’incazza, in un tripudio di applausi che non può non coinvolgere anche il pubblico. Si cala decisamente di qualità con l’ultimo e più lungo episodio, con Fantozzi e la Silvani, sempre interpretata da Anna Mazzamauro, alle prese con una vacanza invernale a Capri: con toni da soap opera e comicità più scadente che negli episodi precedenti, l’ultimo segmento perde di mordente e fa chiudere il film con una certa stanca, non riuscendo a mantenere un buon ritmo fino alla fine. Rimane comunque l’immagine della povera Pina di Liù Bosisio, davvero fondo della catena sociale, bistrattata perfino dallo schiavizzato marito Ugo (un’intuizione non da poco, considerato il contesto). Selce osa di più, e giustifica ampiamente il rischio con un film anche migliore del precedente, più sconclusionato e anarchico, sempre sorretto dall’ormai iconica interpretazione di Villaggio e da un cast di personaggi secondari assurdi quanto geniali: ormai un classico.

TITOLO ORIGINALE: Il secondo tragico Fantozzi

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