RAI1, 21.30: Non sposate le mie figlie!

NON SPOSATE LE MIE FIGLIE! di Philippe de Chauveron. Con Christian Clavier, Chantal Lauby, Élodie Fontan, Noom Diawara. Francia, 2014. Commedia.

Quinto film di Philippe de Chauveron, Non sposate le mie figlie! ha vinto il Premio Bernard Wicki e un Goya, ed ha ricevuto una nomination ai Lumiere ed una al Premio del Pubblico agli European Film Award. Claude e Marie Verneuil, francesi, cattolici, gollisti e conservatori, non sono stati fortunati con i generi: delle quattro figlie una ha sposato Chao, un cinese ateo, un’altra Rachid, un algerino musulmano, e una terza David, israeliano ed ebreo. Finalmente, l’ultimogenita Laure si fidanza con Charles, cattolico di buona famiglia…quello che i Verneuil non sanno, però, è che Charles è anche ivoriano.

Quello della coabitazione e dell’interculturalità è un tema spinoso, specie negli ultimi anni e specie nella non proprio avanguardistica Francia, che nonostante politiche di accoglienza ed inclusione è riuscita a creare solo una notevole quantità di ghetti e banlieues etnicamente separate che incrementano differenze e punti di contrasto piuttosto che favorire una vera integrazione ed una comprensione reciproca. Lo sa benissimo Philippe de Chauveron, prolifico sceneggiatore reinventatosi regista, che sceglie di affrontare il tema di petto, prediligendo però una commedia che giochi sugli stereotipi tra le parti, sull’ipocrisia di certo buonismo borghese, su astii post-colonialisti e su inconciliabilità di fondo. Non sposate le mie figlie! mette in campo quante più parti in gioco possibile: dalla famiglia francese tradizionalista caratterizzata da un inveterato snobismo culturale agli immigrati africani, dagli ex-colonizzati algerini agli uomini d’affari ebrei, dai nuovi signori dell’economica asiatici ai nostalgici dell’impero coloniale, il tutto in una simpatica accozzaglia di luoghi comuni che comincia come una barzelletta e si conclude nella migliore tradizione delle commedie cattive ma immancabilmente buoniste. Christian Clavier è il perno dell’intera vicenda, uno xenofobo razzista ma “per bene” che prende sistematicamente le distanze da tutti i generi (salvo poi ritrovare un’armonia familiare davanti a una partita della nazionale) e che trova il proprio speculare gemello in Pascal N’Zonzi, ivoriano altrettanto razzista e xenofobo, in uno scontro che metterà alla prova le convinzioni di entrambi. Si ride di gusto anche nei momenti più grevi, anche e soprattutto nelle scene che hanno condannato il film negli States e in Gran Bretagna in quanto considerate non abbastanza politically correct, momenti di puro nonsense in cui i vari stereotipi si incontrano e si scontrano, mai presi sul serio ma ripresentati senza alcun filtro dalla sensibilità comune, tra nomignoli, leggende urbane e preconcetti. Dall’ambito politico a quello religioso, de Chauveron e lo sceneggiatore Guy Laurent non risparmiano niente e nessuno, e specie nel primo tempo inanellano alcuni momenti azzeccatissimi che strappano più di una risata, soprattutto grazie ai comprimari maschili Frédéric Chau, Medi Sadoun e Ary Abittan, squisitamente autoironici e spietatamente satirici. Il secondo tempo zoppica un po’ di più, anche perché de Chauveron fa irrompere l’inevitabile happy ending più come un elemento narrativamente inevitabile che come l’ovvia evoluzione della situazione presentata, con risultati alterni in termini di efficacia. Nel complesso, però, Non sposate le mie figlie! funziona egregiamente, si riserva momenti di splendida cattiveria e di politicamente scorretto (la sepoltura del prepuzio…), gioca con pregiudizi e razzismi col solo intento di mostrarne l’intrinseca idiozia, il tutto con un umorismo (quasi sempre) coinvolgente. Specie considerate le ultime commedie importate dalla Francia, una piacevolissima sorpresa.

TITOLO ORIGINALE: Qu’est-ce qu’on a fait au Bon Dieu?

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