ITALIA 1, 16.20: Bigfoot e i suoi amici

BIGFOOT E I SUOI AMICI di William Dear. Con John Lithgow, Melinda Dillon, Kevin Peter Hall, Margaret Langrick. USA, 1987. Fantastico.

Terzo film di William Dear, Bigfoot e i suoi amici ha vinto un Oscar (Miglior Trucco) ed un Genesis Award, ed ha ricevuto quattro nomination ai Saturn ed altre tre agli Young Artist Award. Di ritorno dal campeggio la famiglia Henderson, composta dal padre George, dalla madre Nancy, e dai figli Ernie e Sarah, investe una strana creatura uscita dal bosco…il leggendario Bigfoot. Convinto di averlo ucciso, George porta Bigfoot a casa, ma questi è vivo e vegeto: ripresosi, lo scimmione si rivela amichevole e docile, oltre che un po’ imbranato. Gli Henderson si convincono ad “adottarlo”, ma la decisione potrebbe essere un po’ affrettata…

William Dear, sfortunato regista di Timerider – Una moto contro il muro del tempo, e Steven Spielberg, tra i signori del botteghino hollywoodiani, si incontrano per dare vita ad una commedia per tutta la famiglia, una fiaba ecologista incentrata su Bigfoot, uno dei più noti e popolari miti criptozoologici americani. Bigfoot e i suoi amici si sviluppa in puro stile spielberghiano, quasi disneyano, mettendo da subito al centro della vicenda un tipico nucleo familiare di babbo, mamma, figlio e figlia, alle prese con un “mostro” che si rivelerà buono e gentile, e che chiarirà ancora una volta come il vero mostro sia l’uomo (in questo caso, il cacciatore francofono LaFleur di David Suchet). John Lithgow guida un cast quasi interamente televisivo, che non a caso tornerà nella serie spin-off Harry e gli Henderson, che non può fare a meno di trasformare l’avventura della famigliola alle prese con Bigfoot in una sorta di sitcom con qualche mezzo a disposizione in più. Immancabilmente, il personaggio più simpatico rimane Harry, il Bigfoot “domestico” interpretato da Kevin Peter Hall (da cacciatore alieno in Predator a scimmione animalista), reso incredibilmente espressivo dal trucco del mago del settore Rick Baker, capace di rubare la scena a Lithgow e compagnia con grugniti e alzate di sopracciglia, in un concentrato di goffaggine e tenerezza che non potrà non conquistare almeno i più piccoli. La storia ricorda da vicino una versione fantastica di Quattro bassotti per un danese Beethoven, sostituendo un cane goffo e ingombrante con un Bigfoot ancora più goffo e ingombrante, mantenendo pressoché invariate le dinamiche tra lui e la famiglia (l’inveterata formula: “non possiamo tenerlo, teniamolo, diamolo via, riprendiamolo con noi” di disneyana memoria) e, ovviamente, la tipologia di gag che lo vedono protagonista, con involontaria distruzione del mobilio e turbamento della quiete pubblica. Il target di riferimento è chiaramente quello infantile, e infatti la fiabetta ecologista di Dear ha poco da dire ad un pubblico adulto; per i più piccoli, invece, gli sforzi di convivenza tra la famiglia Henderson, la comunità di Seattle e il buffo Harry è divertente e ritmata a sufficienza, presenta una morale facile facile e positiva quanto basta, e ha l’indubbio vantaggio di un protagonista irresistibile e simpaticissimo. Non proprio riuscitissimo, ma comunque piacevole.

TITOLO ORIGINALE: Harry and the Hendersons

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