AL CINEMA: Spider-Man: Homecoming

SPIDER-MAN: HOMECOMING di Jon Watts. Con Tom Holland, Michael Keaton, Laura Harrier, Jacob Batalon. USA, 2017. Fantastico.

Tratto dalle serie a fumetti della Marvel Comics, Spider-Man: Homecoming è il sequel di Captain America: Civil War dei fratelli Russo. Spider-Man, al secolo il quindicenne Peter Parker, attende con ansia di essere nuovamente contattato dai Vendicatori dopo la missione a Berlino. Di chiamate, però, non ne arrivano, e il giovane eroe si “allena” con piccole buone azioni nel quartiere, cercando di bilanciare la sua vita segreta con quella di studente liceale. Quando però Spider-Man scopre quasi per caso il traffico di armi gestito dal pericoloso Avvoltoio, dovrà ignorare le regole dettategli da Tony Stark per proteggere le persone che ama dal criminale…

Il tanto sudato accordo tra i Marvel Cinematic Studios (ora proprietà della Disney) e la Sony, attuale detentrice dei diritti cinematografici dell’Uomo Ragno, aveva già dato i suoi frutti col Captain America – Civil War dei Russo, che aveva visto l’esordio della nuova versione di Spider-Man interpretata da Tom Holland (finalmente un ragazzo interpretato da un ragazzo, e non da un ultra-trentenne che fa finta di essere tale). Lo step successivo era un film incentrato sul supereroe più famoso della Marvel, il secondo reboot in brevissimo tempo dopo la trilogia di Sam Raimi e i due sfortunati film di Marc Webb. Onde evitare ripetizioni, Jon Watts, anche cosceneggiatore, apre in medias res evitando l’ennesima reiterazione delle origini dell’eroe adolescente, con buona pace del sempre morto zio Ben e del suo iconico motto “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”. Lo Spider-Man di Tom Holland è in tutto e per tutto un liceale povero del terzo millennio, vive in un piccolo appartamento con la zia Marisa Tomei, frequenta una scuola multietnica (il che comporta un massiccio race swapping di svariati personaggi storici dei fumetti, che non mancherà di scontentare qualche purista), usa uno slang contemporaneo e gira un vlog delle proprie avventure. Ugualmente aggiornati ai tempi sono i personaggi di contorno, specie il villain, un riuscitissimo Avvoltoio che ha il volto di Michael Keaton, che in un certo senso interpreta un secondo uomo-uccello dopo Birdman: lontano dai cattivi bidimensionali di molti altri film Marvel, l’Avvoltoio incarna quello che in buona parte costituisce l’elettorato di Trump, la classe lavoratrice americana messa da parte dalle grandi holding, dalle corporation e dagli appalti federali e che, senza lavoro e senza futuro, si risolve ad intraprendere vie “alternative” e non proprio legali. Con un nemico decisamente simpatetico, una vocazione proletaria che si contrappone in maniera netta allo spirito capitalistico e d’élite dell’Iron Man di Robert Downey Jr., e soprattutto con un eroe minacciato più dalla propria crisi adolescenziale che non da minacce globali, Spider-Man: Homecoming si ritaglia uno spazio unico all’interno del sempre più ampio (e a volte ripetitivo) panorama del Marvel Cinematic Universe, una nicchia che riflette le specificità del fumetto e che riporta gli eroi marveliani “coi piedi per terra” nella vita quotidiana di un newyorchese negli anni della crisi economica. Watts dà uguale spazio alle adrenaliniche sequenze d’azione, arricchite da ottimi effetti speciali, ed ai momenti più personali e intimisti, mettendo al centro della vicenda le disfunzionali relazioni di Peter e riuscendo a trasmettere una notevole angoscia con la sua sistematica incapacità di mantenere gli impegni presi per via della sua seconda vita, un senso di inadeguatezza e costante imbarazzo che fa ripiombare il pubblico nel pieno della propria adolescenza. Con un senso dell’umorismo che mantiene l’atmosfera leggera ma che evita sempre di far finire tutto in farsa, un sottotesto politico discreto ma sufficientemente presente, attori poco più che adolescenti che si relazionano bene con vecchie glorie, uno sguardo d’insieme sull’MCU che non va mai a scapito della singola storia raccontata, ed un rispetto quasi sacrale per lo spirito del personaggio se non per la forma, Spider-Man: Homecoming si pone diverse spanne sopra il lavoro di Webb, pur non raggiungendo quello dei primi due Raimi, e regala al pubblico un’avventura godibilissima con tutto il ritmo, lo humour e i super-problemi che hanno reso leggendario il supereroe di bandiera della Marvel. Davvero, un “ritorno a casa” fin troppo atteso.

TITOLO ORIGINALE: Spider-Man: Homecoming

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