RAI3, 02.30: Paisà

PAISÀ di Roberto Rossellini. Con Carmela Sazio, Dots Johnson, Maria Michi, Dale Edmonds. Italia, 1946. Guerra.

Sesto film di Roberto Rossellini, Paisà ha vinto dieci premi internazionali, tra cui tre Nastri d’Argento, ed ha ricevuto una nomination agli Oscar (Migliore Sceneggiatura). 1943-44: in Sicilia, la giovane Carmela aiuta i soldati americani appena sbarcati sull’isola; a Napoli, il piccolo Pasquale fa amicizia col soldato Joe, ma finisce col derubarlo; a Roma, il soldato Fred cerca per le vie della capitale Francesca, ragazza di cui si era innamorato mesi prima; a Firenze, l’infermiera inglese Harriet cerca tra i combattenti il fidanzato, il capo partigiano Lupo; sull’Appennino emiliano, tre cappellani americani visitano un antico convento, scontrandosi con la rigida religiosità dei frati; lungo il delta del Po, i nazi-fascisti oppongono un’ultima, strenua resistenza contro le forze alleate e partigiane.

L’origine di Paisà è quasi leggendaria: un soldato americano, dopo aver visto in Italia Roma città aperta, rimase talmente colpito dal film che offrì a Roberto Rossellini un’ingente somma di denaro per completare la sua ideale Trilogia della guerra antifascista, che si sarebbe conclusa nel 1948 con Germania anno zero. Dopo aver raccolto sei autori che lo affiancassero nella sceneggiatura, tra cui Federico Fellini e Vasco Pratolini, Rossellini si lancia in un progetto anche più ambizioso di Roma città aperta, un racconto corale che in sei episodi racconti gli ultimissimi anni della guerra partendo dalla Sicilia e approdando infine in Veneto, in uno sguardo il più possibile d’insieme della condizione della popolazione italiana nei primi anni Quaranta, che si trasfigura però in una metafora di rinascita morale. Il linguaggio privilegiato da Rossellini è sempre quello del neorealismo, che questa volta mette a dura prova le orecchie anche dello spettatore più esperto, alternando una nutrita serie di dialetti, anche strettissimi, all’italiano e all’inglese parlato dagli altri personaggi, e tra siciliano, napoletano, romanesco, toscano e veneto è facile perdersi in dialoghi serratissimi; non solo la lingua, ma anche gli scenari sono recuperati e filmati nella loro situazione reale, e il film diventa prima di tutto un angosciante spaccato di un’Italia straziata dalla guerra e dal conflitto civile che ne derivò immediatamente, una terra divisa in cui popoli sempre e comunque diversi tra loro hanno trovato un elemento d’unione solo nella riconquista delle terre e nella cacciata del nemico. Diversi diventano anche i toni dei singoli episodi, ognuno un tassello di un mosaico che, pur nella sua unicità, va a comporre un’immagine unica armonica e bilanciata: l’episodio siciliano mette in scena l’incomunicabilità e gli sforzi per superarla, con la storia di Carmela Sazio e Robert Van Loon che diventa monito decisamente pessimista riguardo alle possibilità di un vero punto di contatto; l’episodio napoletano è probabilmente il più iconico, e nel caos di voci e grida della città partenopea Dots Johnson, e il pubblico con lui, entra nel cuore di una miseria che (quasi) arriva a giustificare anche il crimine subito; l’episodio romano è quello più personale e intimo, storia d’amore tragico tra Maria Michi e Gar Moore che scava nel profondo di ferite che non si rimargineranno, mettendo in scena gli irreversibili (irredimibili?) cambiamenti che la guerra ha impresso sulla popolazione; l’episodio fiorentino è un sentito e fiero omaggio ai partigiani e alla riconquista portata avanti dalle forze locali, sullo scenario di una Firenze ancora in macerie; l’episodio emiliano è probabilmente il minore, una denuncia all’oscurantismo di una comunità che si è rinchiusa nel proprio microcosmo mentre il mondo andava avanti anche e soprattutto attraverso dolorosi stravolgimenti, altro incolmabile vallo scavato tra l’Italia e il resto del mondo; l’episodio veneto, infine, mette in scena gli ultimi colpi di coda di un regime allo sfascio, ma sempre pronto a ribattere con una serie di crudeli e sadiche rappresaglie la popolazione civile, ultime tracce di una barbarie troppo in fretta dimenticata. Senza fare sconti alla Storia, con uno sguardo sul presente che sa ritagliarsi perle di poesia e di denuncia morale in mezzo al più crudo realismo, Paisà è probabilmente il più interessante film della Trilogia, il testamento di un popolo piegato ma in attesa di risorgere, ancora e soprattutto oggi da riscoprire.

TITOLO ORIGINALE: Paisà

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...