SKY CINEMA FAMILY HD, 19.25: Atlantis – L’impero perduto

ATLANTIS – L’IMPERO PERDUTO di Gary Trousdale, Kirk Wise. Con (voci) Michael J. Fox, Cree Summer, James Garner, Corey Burton. USA, 2001. Animazione.

Quarantunesimo classico del canone ufficiale Disney, Atlantis – L’impero perduto ha vinto un Golden Reel Award e un GoldSpirit Award, ed ha ricevuto altre quattordici nomination. Washington, 1914: Milo Thatch lavora come custode allo Smithstonian, ma è anche lui uno studioso in erba che sogna il perduto continente di Atlantide. Un eccentrico miliardario, Preston Whitmore, decide di finanziare la ricerca di Milo, fornendogli l’ultimo reperto di cui il ragazzo ha bisogno per localizzare la città sommersa. La spedizione di Milo si inabissa alla ricerca di Atlantide, ma parte del gruppo mira a ben altro che alle scoperte scientifiche…

Appena concluso Il gobbo di Notre Dame, la Disney si mise al lavoro su un nuovo lungometraggio, non un musical come le pellicole precedenti, ma un’avventura d’animazione senza canzoni, con una sceneggiatura originale non ispirata ad altri lavori, classici o meno. Atlantis – L’impero perduto, in realtà, attinge copiosamente all’immaginario di Jules Verne, creando una sorta di incrocio tra Viaggio al centro della terra e 20.000 leghe sotto i mari, unendoli al mito di Atlantide così come riportato da Platone nel Timeo e nel Crizia. La regia va a Gary Trousdale e Kirk Wise, che avevano già lavorato insieme su La bella e la bestia Il gobbo di Notre Dame, con una sceneggiatura a dodici mani (a cui, per brevissimo tempo, partecipò anche Joss Whedon) a delineare la storia dell’esploratore in erba Milo di Michael J. Fox (Massimiliano Manfredi nella versione italiana) e degli anche troppo numerosi personaggi che lo accompagnano alla scoperta del continente perduto. L’animazione è tra le più ardite e sperimentali mai tentate dalla Disney, con un fin troppo ingombrante CGI che si sposa però ad uno stile, nella costruzione dei personaggi, molto vicino a quello di Mike Mignola, mentre i vari robot e automi che abitano Atlantide, così come la città stessa, attingono al patrimonio di Hayao Miyazaki, in particolare a Laputa – Castello nel cielo; affascinante la ricostruzione degli usi e dei costumi atlantidei, così come della lingua parlata e scritta, ideata dal “papà” della lingua klingon di Star Trek Marc Okrand (presente, dalla storica serie televisiva, anche il leggendario Leonard “Spock” Nimoy nel ruolo di Re Nedak). Se la parte grafica è incredibilmente affascinante, quella narrativa rimane però estremamente deludente: né i due protagonisti, né tantomeno gli scialbi antagonisti risultano carismatici abbastanza da rimanere in qualsiasi modo impressi nella memoria, e l’intero peso del film grava così sulle spalle dei personaggi secondari, buffi caratteristi che vanno dal cuoco Cookie (Jim Varney, Ettore Conti) che conosce solo pancetta, fagioli, whisky e lardo, al geologo Mole (Corey Burton, Claudio Bisio) che vive perlopiù sottoterra, fino all’esilarante telegrafista Wilhelmina (Florence Stanley, Franca Valeri) che commenta ogni momento del film con un laconico “Tanto moriremo tutti”, elementi di colore indubbiamente simpatici pensati però nel ruolo di spalle, non certo di caratteri principali. Inaspettatamente crudo per un film Disney, con scene di una brutalità inusuale, Atlantis si mantiene sempre sul filo del rasoio nella scelta del target, non sbilanciandosi mai però né sul versante infantile né su quello adulto, finendo da ultimo per scontentare entrambi. All’ingresso di una pesante crisi creativa, la Disney mette il primo piede in fallo con un lungometraggio che già si distacca dall’ingombrante tradizione classica, ma che non sa ancora bene quale stile adottare in sostituzione. Peccato, perché da un punto di vista prettamente estetico Atlantis – L’impero perduto è tra gli esperimenti più intriganti e riusciti della Disney recente, annacquata però in una storia che non conquista e non fa emozionare né affezionare.

TITOLO ORIGINALE: Atlantis: The Lost Empire

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