RICHIESTA: Punto di non ritorno

PUNTO DI NON RITORNO di Paul W. S. Anderson. Con Laurence Fishburne, Sam Neil, Joely Richardson, Jason Isaacs. USA, 1997. Horror.

Terzo film di Paul W. S. Anderson, Punto di non ritorno ha vinto un Pegasus Audience Award, ed ha ricevuto una nomination agli IHG Award. 2040: la Event Horizon, una nave con a bordo un prototipo di motore per viaggi a velocità luce, scompare durante il viaggio inaugurale. Ricompare, però, sette anni dopo, in orbita attorno a Saturno. Una seconda nave, la Lewis and Clark, viene inviata in missione di salvataggio, ma il Capitano Miller e il suo equipaggio si accorgeranno presto che la nave è deserta, con le comunicazioni bloccate su un sinistro SOS. Per quanto deserta, però, la Event Horizon non è certo vuota…

Dopo il successo commerciale di Mortal Kombat, lo sconosciuto Paul W. S. Anderson si trovò proiettato nell’empireo del blockbuster, e gli vennero offerte sedie da regista per progetti come X-Men e, ovviamente, il sequel Mortal Kombat – Distruzione totale. Il regista britannico adottato da Hollywood, però, era già stanco del PG-13, e voleva passare alla categoria R: di tutti i copioni offertigli, scelse un horror fantascientifico scritto da Philip Eisner, una quasi-copia di Alien con mostri tentacolari infiltratisi a bordo di una nave spaziale. Nelle mani di Anderson, Punto di non ritorno diventa qualcosa di molto più sinistro, e pur mantenendo qualche punto di contatto con l’Alien di Scott, pesca a piene mani da un altro tipo di horror sci-fi, quello de Il pianeta proibito di Wilcox, di Solaris di Tarkowski, de Il pianeta del terrore di Clark; l’ispirazione, però, viene anche da horror puri come lo Shining di Kubrick (con rimandi anche sfacciati, come la cascata di sangue che però nello spazio profondo sfiora il ridicolo), Gli invasati di Wise e, soprattutto, la saga di Hellraiser di Cliver Barker. L’idea di base è inaspettatamente ambiziosa, specie per Anderson, e specie per un film che parte svantaggiato da una distribuzione criminale, che ha tagliato più di mezz’ora di girato rilasciando il film nelle sale senza permettere al regista di rimetterci mano per risparmiare tempo ed evitare l’impari confronto al botteghino con Titanic: una nave spaziale che viaggia a velocità luce sfruttando la teoria dei warmhole attraversa una dimensione di troppo e si ritrova proiettata all’Inferno, per poi tornare con a bordo inquietanti presenze ansiose di collezionare altre vittime; tra visioni di torture e mutilazioni sospese tra Cliver Barker, Gustave Doré e il Marchese de Sade, il film assume toni quasi danteschi, con il sistema solare assurto a nuove Colonne d’Ercole ed il tormentato e faustiano Weir di Sam Neil novello Ulisse, dannato per aver tentato di superarle. L’assunto funziona egregiamente nella prima parte, arricchita da una tensione strisciante e crescente garantita da presenze invisibili e per questo ancor più terrificanti, semi di follia che si manifestano con allucinazioni agghiaccianti e comportamenti psicotici; al momento in cui le suggestioni si fanno fin troppo materiali, dalla possessione di Neil in poi, anche l’atmosfera ne risente notevolmente, inciampando su una conclusione frenetica che non rende giustizia alle punte horror sorprendentemente efficaci raggiunte in precedenza. Il rischio di completa discesa nel ridicolo viene evitato grazie ad un finale aperto sufficientemente inquietante da soddisfare. Nonostante qualche notevole falla nella recitazione e nel frettoloso montaggio, il film salva il salvabile grazie a una scrittura perlopiù solida e agli sconvolgenti effetti speciali artigianali di Richard Yurichich, e sebbene Punto di non ritorno sia ben lontano dall’horror faustiano-dantesco sognato da Anderson, rimane una pellicola godibilissima per gli appassionati, audace quanto basta, impreziosita da un gore a tratti spudorato. Un cult, per ovvi motivi.

TITOLO ORIGINALE: Event Horizon

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